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sabato 17 luglio 2010

Giono, Izzo e Orengo (e Francesco Biamonti)

Ho letto in ritardo (ma sino ad un certo punto, trattandosi di un mensile locale) di tre interessanti iniziative culturali, svolte nella zona di Ventimiglia (Imperia) poco tempo fa', cui puntualmente, per un motivo o l'altro, sono risultato assente. E subito mi é venuto il cipiglio del polemista progressista.

A maggio a Ventimiglia si dibatte "La geografia del cuore di Nico Orengo" tema indubbiamente interessante, ma dubito si sia parlato dell'impegno diciamo politico dell'autore. Qualcuno ricorda le sue battaglie contro la speculazione edilizia nella città di confine, che lo portarono anche a candidarsi per il Consiglio Comunale? Solo che Orengo incappò nella sfortuna tipica direi del grande scrittore, tanto da non risultare eletto: io aggiungerei (anche con senso autocritico, perché all'epoca ero colà elettore) che la città di confine ha perso con la bocciatura di Nico un'occasione storica. E forse questo é un episodio che dovrebbe fare riflettere ancora oggi tante persone di sinistra.

Di Jean-Claude Izzo si parla sempre a maggio e sempre a Ventimiglia, con un'iniziativa di per sé lodevole.
Di questa tralascio le motivazioni organizzative e le analisi di estetica, azzardando invece un certo collegamento di interesse tra questa zona e Marsiglia (dove sono ambientati i romanzi di Izzo) innanzitutto in certe affinità paesaggistiche e geografiche.
Chissà, però, se in quel convegno hanno parlato dell'uomo Izzo (morto prematuramente dieci anni fa') che, impegnato sul fronte sociale ed antirazzista, trasfigurava i suoi valori in cupe storie noir (anche di plot un po' esagerato a mio avviso) non certo ben rese nella versione televisiva (o, forse, sono dei film) con Alain Delon. Di sicuro nelle sue opere questa Marsiglia e dintorni, non molto lontani da questa riviera, assumono contorni quasi magici: si sentono l'odore del mare, i profumi dei fiori e delle erbe mediterranei, i sapori di cibi cosmopoliti. E si palpita per personaggi che sembrano usciti da una canzone di Francesco De Gregori, nel contempo in cui certi "cattivi" sembrano (almeno a me) un po' esagerati, anche se fanno rinviare con il pensiero alle tante trame criminali realmente esistenti di qua e di là della frontiera.

Ai due lettori che - sfortunati loro mi seguono - rinvio ad altro momento l'appuntamento per le mie narcistiche considerazioni sull'importanza e sul rilievo letterario del cosiddetto poliziesco o noir.A tutti consiglio intanto - ma non per motivazioni culturali - di leggersi "La grande rapina di Nizza" di Ken Follett (sì, proprio lui, il conclamato autore di tanti best sellers!): chi lo farà incorrerà in amare considerazioni.

Dell'omaggio a Jean Giono reso a fine maggio a San Biagio della Cima dirò ben poco, stante lo spessore degli interventi programmati nell'occasione. A me piace, tuttavia, sottolineare alcuni aspetti. La stima di Francesco Biamonti per questo grande scrittore della Provenza, tanto é vero che l'appuntamento ufficiale é stato Gli amici di Francesco Biamonti incontrano Les Amis de Jean Giono. Certe luci, certi colori, certe montagne di Manosque (dove dimorava stabilmente Giono, che però ambientava le sue opere di autentico grande livello in altre parti della Provenza e non solo) che ricordano il nostro entroterra: e quella posizione geografica (solo per citare, la montagna della Lure, la Durance, la Bleone) trova a mio avviso in Pierre Magnan (forse per i più non eccelso autore, ma pur sempre amico di Giono) un sincero e convincente cantore. Di Giono dirò, infine, che con L'affare Dominici seppe condurre una coraggiosa inchiesta giornalistica dai toni elegiaci - purtroppo non coronata da successo - contro storture poliziesche e giudiziarie che si esercitavano proprio dalle sue parti. E ricordare ancora per contrappasso l'umanità di certi suoi gendarmi di metà Ottocento che si muovevano a cavallo in notti di tregenda a ponente del Rodano.

1 commento:

marco de carolis ha detto...

bel pezzo, adriano...parola di uno dei non solo più due lettori