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domenica 17 ottobre 2010

Africa: 1960/2010

L'immagine di Patrice Lumumba dal viso fiero, primo leader dell'allora Congo appena diventato indipendente, legato ad un cassone di camion in attesa del proprio martirio ad opera dei ribelli katanghesi di Ciombé, foraggiati ed istigati dai neo-colonialisti, ed una notizia, forse anch'essa corredata di fotografia, relativa alla lotta di liberazione algerina contro la Francia, hanno segnato, intorno ai miei undici anni, un punto di non ritorno per una mia personale attenzione alle grandi questioni della società e del mondo.

Ho seguito le vicende, di poco successive, dell'arresto, del processo e della solidarietà internazionale, non molto vasta invero in quel momento, per Nelson Mandela, un grande personaggio oggi noto a tutti, tra i pochi, a mio avviso, degni di comparire tra le grandi figure positive della Storia.

La guerra in Vietnam, ed in Indocina, forse ha assorbito in quel periodo la maggior parte di tanti sforzi libertari e pacifisti di valenza internazionale, ma ha pesato anche, credo, facendo pensare ad un qualcosa di ineluttabile, la catena ininterrotta di tragedie, di guerre intestine, di rivolte, di lutti che hanno investito da allora ad oggi l'Africa. Non solo l'apartheid in Sudafrica e in quella che all'epoca si chiamava Rodhesia. Drammi come quello del Biafra sono stati solo il triste anticipo di vicende di proporzioni bibliche, più recenti e, forse, per questo, maggiormente note.

1960. L'anno della cosidddetta decolonizzazione, non completa, comunque; non solo in Africa, ma soprattutto in Africa. E, subito, in Africa, però, si insedia il neocolonialismo, vale a dire la permanenza degli interessi di grandi compagnie europee, con progressivo subentro di robusti appetiti americani, sotto mentite spoglie, ma ancora più feroce di prima. Di qui l'esplodere della maggior parte di quei mali. La fame, il flagello della fame, poi, che inizia in quegli anni, anche questo soprattutto in Africa. E c'é da chiedersi come si siano  poi involuti i già tardivi aiuti internazionali del nostro Paese. Il caso Somalia dovrebbe pur ricordare qualcosa.

Queste sono brevi note affrettate, all'insegna di un personale atto di amore maturato con il tempo verso l'Africa, note che mi sembrano anche dovute alla luce di mie recenti esternazioni. E non possono, inoltre, essere che schematiche, al di là delle mie conoscenze e delle mie capacità, perché risulta troppo vasta la materia che qui solo accenno. Di conseguenza lascerò inevasi sin troppi punti essenziali.

Africa, dunque. L'origine dell'uomo. Civiltà millenarie. La tratta degli schiavi. Più conosciuta e più grave quella verso le Americhe. Ma é stato un destino millenario di quel vasto continente. Prima ancora dell'arrivo degli europei, gli arabi già da secoli tracciavano rotte di morte verso l'India. E verso la Cina. Più di recente una parte della seconda guerra mondiale svolta su territorio africano. E le guerre arabo-israeliane. Le delusioni arrecate alle coscienze civili dall'Algeria libera. E da altre nazioni resesi successivamente indipendenti, ancorché non neo-colonizzate, come lo Zimbabwe. E da altre che erano già indipendenti, come l'Etiopia. Dopo la fugace comparsa dell'imperialismo sovietico, l'insidiosa, perché sprezzante dell'ambiente, compravendita da parte dei cinesi di tante materie prime con conseguente incosciente infrastrutturazione. Flussi migratori disperati ed inarrestabili verso l'Europa, di cui la cronaca diffonde di continuo atroci bollettini. La diffusione a macchia di leopardo di certo fondamentalismo islamico. Dittature, colpi di stato, atroci guerre civili un po' ovunque. Spesso lo zampino, spiace dirlo della Francia, socialisti o gollisti che fossero al governo. Mi diceva qualche giorno fa una gentile signora ivoriana che, stante la locale situazione, sono otto anni che si guarda bene dal tornare anche per una breve visita al suo Paese. In sostanza, come hanno sostenuto alcuni autorevoli commentatori, forse é prioritario auspicare un processo di risveglio della coscienza degli africani.

Ma questi temi noti, che ribadisco per accenni sommari, non solo per esprimere una modesta personale solidarietà all'interno di un rinnovato internazionalismo, che taluno forse oggi definisce no-global, intendendo con ciò tante, probabilmente troppe cose, questi temi struggono anche perché questa sequela di tragedie impedisce di vedere valorizzati tesori spesso dimenticati dell'Africa, veri patrimoni indisponibili, quali natura e paesaggi meravigliosi, che certo la maggioranza degli abitanti, presi dalle personali odissee quotidiane per sopravvivere, non sono in grado di apprezzare.


21 commenti:

Francesco Zaffuto ha detto...

Questo post mi ha fatto ricordare tante cose, anch'io quando ho sentito quel nome Lumumba avevo 12 anni e mi accorgo che sono passati 50 anni. Alcuni mesi fa, ad una serata organizzata da Amnesty, ho avuto occasione di incontrare un rifugiato politico del Togo che ci disse: in Africa abbiamo bisogno di cultura e formazione scientifica per farcela da soli.

stefitiz ha detto...

purtroppo la situazione di quel continente, che con le sue ricchezze paesaggistiche , minerarie ecc. ,ricca di storia di antiche civiltà, e come hai detto culla dell'umanità è peggiorata via via che gli anni passavano. Basti pensare ai molti disperati che, pagando fior di quattrini, con la prospettiva di una vita precaria, senza la sicurezza di un lavoro, preferiscono affrontare la traversata rischiosa del mediterraneo per venire qui in europa. Vuol dire che pur con i punti interrogativi che troveranno da noi la loro vita sarà migliore di quella che lasciano...

Adriano Maini ha detto...

@Francesco Zaffuto: La tua é un'importante testimonianza.

@stefitiz: Hai compiuto una giusta, doverosa sottolineatura del dramma dell'emigrazione africana, ormai anch'essa di dimensioni bibliche. Io, invece, non dovevo dimenticarmene, né mi esime il fatto di averne accennato in chiusura del precedente post.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

L'Africa é un continente straordinario umiliato e ferito dalla bramosia mondiale e dalla sete di dominio economico sul prossimo.

Ernest ha detto...

un tuffo nella storia... :)
un saluto

zefirina ha detto...

e in congo ancora usano l'arma impropria dello stupro e in darfur non sono messi meglio

Tizyana - Azzurraa ha detto...

Come sempre argomento molto interessante.

Sandra Maccaferri ha detto...

E dall'indipendenza, spesso conquistata con dure lotte lacrime e sangue(vedi Algeria), ...tutto è proseguito come prima e peggio di prima: solo il profitto di pochi conta.Continua il saccheggio. Anche e sprattutto di vite umane.E non fa granchè notizia, ahimè.

achab ha detto...

Ciao Adriano,un post interessante,per far capire ancora una volta il dramma senza fine dell'Africa,bravo.
Buona serata.

Stefano ha detto...

Con questo interessante post hai centrato il problema dell'Africa. Complimenti anche a te!
Stefano di Semplici Conversazioni

giacynta ha detto...

Tante cose mi sono venute in mente leggendo il tuo scritto. Ne scrivo solo alcune: - l'emigrazione come necessario risultato del colonialismo, prima, e del neocolonialismo,dopo; - l'idea che si ha in Occidente dell'ineluttabilità della situazione politica ed economica dei Paesi del continente africano, quasi fosse, il loro, un destino segnato dal cielo o dalla loro posizione geografica o specificità "etnica", quando invece.... La terza cosa che mi è venuta in mente riguarda te, Adriano; mi riferisco al piacere di leggere ciò che scrivi ed alla contententezza di constatare che ci sono persone ( come te )che non vogliono girarsi dall'altra parte per non guardare. Un caro saluto!

il monticiano ha detto...

E pensare che l'Africa è un continente pieno di risorse saccheggiate dai colonialisti e poi lasciato a se stesso.

zicin ha detto...

Bel post in cui si sente un velo di tristezza.
Son contenta che tu abbia parlato dell'Africa e che tu abbia dato voce alle tante guerre passate e in atto... perchè il mondo pare proprio che le abbia dimenticate.

Mr. Tambourine ha detto...

Ma Lumumba non era quello di Meredith? ;)
Scherzappàrte, gran post.

Carmen ha detto...

Bel post Adriano, come sempre del resto. L'argomento è complesso poichè la realtà africana è variegata, quindi richiederebbe molto tempo e spazio. Mi limito a dire che non tutti gli Stati hanno i medesimi problemi, diciamo che stanno peggio quelli continuamente in guerra, dei quali nessuno (o quasi) parla, poichè, sappiamo bene, la guerra è un business. Infine, nessuno ha interesse a far "crescere" un popolo e/ o un'economia poichè, e questa regola vale sempre, testa ed economia indipendenti oltre a non essere fonte di guadagno non sono controllabili o, meglio, ricattabili. Buona settimana caro, a presto!

Alive2 ha detto...

Tristezza e povertà sono anche qui dietro l'angolo di casa. Il suo agire politico costituivano un pericolo troppo grande per le potenze colonialiste occidentali e per le imprese multinazionali che sfruttavano le risorse del Paese africano. Il suo obiettivo era decolonizzare il Congo. Eliminare il potere coloniale europeo in tutta l’Africa e fermare il saccheggio delle risorse naturali del continente. Pioniere dell’unità dei popoli africani sognava che un’altra Africa fosse possibile. Unita nello sviluppo autonomo.
Grazie.
ALby - lascio qui un caffè.

Il rospo dalla bocca larga ha detto...

Grande Adriano, è sempre importante ricordare ed aiutare a tenere vivo nelle menti il pensiero di un continente che sembra fuori dal mondo per quello che vi accade. Siamo sempre proiettati al futuro e non ci rendiamo conto che c'è gente che invece sembra avvicinarsi sempre più al passato remoto.

Grazie.

filo ha detto...

Una sintesi interessante. Ciao Adriano

novalis ha detto...

Ieri, oggi e domani, meravigliosa mamma Africa.
Ciao Adriano

Adriano Maini ha detto...

Ringrazio tutti per l'attenzione, ma oso dire che é il dramma Africa, a patto che lo si affronti, a parlare da solo!

ventopiumoso ha detto...

mi aggiungo in ritardo, ma leggo solo ora, un post che mi è piaciuto molto, omaggio all'africa, anzi, ad africa.