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sabato 9 ottobre 2010

Il sangue é randagio

"Il sangue é randagio" é un romanzo di James Ellroy che conclude il ciclo iniziato con "American Tabloid"; il secondo é "Sei pezzi da mille". In tutti, a mio avviso, si conferma un grande scrittore. Certo, le vicende scelte come soggetto sono già di per se stesse fonti di alta ispirazione, dal momento che vengono soprattutto affrontati i retroscena dei grandi delitti "politici" statunitensi, quali quelli di John Kennedy, di Martin Luther King, di Robert Kennedy.

L'autore intesse una trama, che ha delle radici lontane nel tempo, sino agli anni '20, fitta di episodi e di personaggi, facendo ruotare in primo piano da un'opera all'altra figure di fantasia sempre al centro degli avvenimenti. La conclusione si situa intorno all'epoca di Nixon Presidente. Tutto, intorno a queste figure principali, che sono già o diventano presto assassini spietati, é crimine, o quasi; tutto, o quasi, é complotto. Ed é un americano che riscrive gran parte della recente storia americana! FBI, CIA, polizie varie: soprusi ed illegalità a non finire!

Più facile riflettere su Hoover, direttore (nessun Presidente ebbe il coraggio di rimuoverlo) per più di quarant'anni del Federal Bureau, se solo si sta attenti a certi particolari del film su Dillinger (quello con Johnny Depp), uscito non molto tempo fa'. Tra l'altro, curiosamente, orecchiando nei giorni scorsi con fare distratto un telegiornale, mi sono imbattuto in una frase (da me percepita, quindi, in modo avulso dal contesto) attribuita al Nostro: "Il FBI non é la Gestapo!". Il fatto é che, avendo letto a sufficienza su Hoover prima di ritrovarlo nei libri di Ellroy, quel giudizio io, invece, tra me e me, me lo ero fatto proprio, per cui quelle parole, che non sapevo essere state effettivamente pronunciate, mi hanno fatto l'effetto di "excusatio non petita, culpa manifesta!". Indubbiamente la persecuzione di innocenti, il trionfalismo di risultati, gli occhi chiusi verso la mafia, in quanto tutto subordinato all'anticomunismo praticato come puntello del proprio potere, sono elementi decisamente assodati dagli storici nei riguardi della gestione Hoover (morto nel 1972 ancora in pieno servizio).

Solo che nei romanzi in questione i personaggi simpatizzanti della sinistra e di un sindacalismo diverso da quello ufficiale sono in genere così insignificanti, che solo un sadismo istituzionale dedito alla ricerca di informatori ricattabili (come per le polizie di tutti tempi e di tutto il mondo!) poteva loro dedicare energie e risorse sotto forma di pedinamenti, violazioni del segreto postale, intercettazioni ambientali (ancora rudimentali, per la verità!) e telefoniche, infiltrazioni ed altro di sbirresco ancora.

Geograficamente in questo ciclo si viaggia molto, anche fuori dagli USA. I principali teatri americani sono Washington, Chicago, Los Angeles, Miami, Dallas, Las Vegas, come città. E gli Stati relativi, con un particolare rilievo per la Florida. Ma ci sono, anche, all'estero, Cuba, il Vietnam, il Centro America.

Il crocevia di tutte le storie é, in effetti, la velleità della mafia americana di riprendersi i casinò sequestrati dal (all'epoca!) neo-regime di Fidel Castro: un'ipotesi molto accreditata da varie fonti, ripresa anche di recente da alcuni giornali.

Non potevano mancare, allora, i campi di addestramento per i mercenari della tentata invasione di Cuba del 1962, le esercitazioni ed i riti funesti del Ku-Klux-Klan, una visione in presa diretta del fallito sbarco nella Baia dei Porci, la coltivazione dell'oppio ed il traffico dell'eroina in e dall'Indocina per finanziare attività eversive e la mafia, i summit mafiosi (anche per l'affare dei casinò di Las Vegas), le connesse infiltrazioni di CIA e mafia in Centro America a sostegno o per insediare sanguinosi regimi dittatoriali. Le azioni in Centro America sono descritte in pagine di alta drammaticità e di grande implicita condanna (di cui il conservatore Ellroy, tutto preso dall'ispirazione artistica, forse non si é reso pienamente conto) dei misfatti statunitensi, mai pienamente svelati come in questa occasione.

Il ritmo del racconto viene spesso scandito da titoli e sottotitoli di giornali (presumo quasi tutti reali) e da apocrifi documenti segreti FBI, i quali ultimi sono estremamenti illuminanti, perché ricalcati su quanto gli archivi hanno poi rivelato, soprattutto circa la paranoia che Hoover nutrì verso Luther King, spiato (ed é un eufemismo) anche dopo il conseguimento del Premio Nobel per la Pace.

Conscio del fatto che su Internet probabilmente si trova materiale in abbondanza su Ellroy, aggiungo solo poche considerazioni ancora, sempre spinto dalla mia passione per questo autore.

Mi incuriosisce come se la sia cavata l'autore con certi problemi legali che, sempre da un articolo letto di recente, ritengo particolarmente pesanti in America. Non solo Hoover e le vittime degli attentati di Dallas, Memphis e Los Angeles, infatti, ma anche altri personaggi storici affollano la scena, da Howard Hughes, che vuole comprare i casinò di Las Vegas dai mormoni e dalla mafia e che finanzia qualsiasi presunta attività patriottica, a Marilyn Monroe, che compie una fugace apparizione, puntualmente intercettata dagli eversori. Ci sono, poi, dei camei con figuri che si erano già visti in precedenti romanzi.

Il ciclo termina con la descrizione alta del ruolo di alcune donne. Non dico altro per non svelare la trama. In questa serie le donne, tuttavia, sempre care all'autore, presumo per l'ossessione derivante dall'assassinio della madre, non si limitano ad essere vittime e ad avere un quid di romanticamente diverso dagli uomini.

Si attribuisce talora ad Ellroy la riscrittura della presunta storia sotterranea statunitense. Tanto presunta non é. Almeno per le trame contro Cuba, per gli interventi golpisti in Centro e Sud America e per i traffici in droga della CIA parlano da tempo documenti ufficiali, così come per le tante innumerevoli deviazioni del FBI di Hoover. E sui grandi delitti politici una verità istituzionale non verrà mai pronunciata.

Troppe similitudini con vicende passate, presenti e future del nostro Paese!

17 commenti:

Alligatore ha detto...

Ellroy è uno scrittore che manca alla mia formazione, ma da quello che scrivi, dovrei cominciare a leggerlo. Tematiche molto affascinanti, e sotto molti aspetti vicine all'Italia di oggi (mafia, intrighi di palazzo, spie dossieraggio ...).

giacynta ha detto...

Uno scrittore che tenta, attraverso i propri scritti, di conoscere ed interpretare la realtà storica ha sempre una buona dose di coraggio e forse di rabbia e senso di giustizia, oltre che capacità letterarie. Gli autori di noir alla Ellroy penso abbiano un pò tutti queste caratteristiche, non pensi?


Molto be

stefitiz ha detto...

Ellroy è uno scrittore che ho letto e che trovo avvincente. Concordo anche sulle opinioni che hai espresso. Consiglio anche di leggere questi due libri: The Company ( R. Littell ) che racconta gli inizi della Cia, con riferimenti anche alla baia dei Porci e a tutte le porcherie imputabili all'agency, e La congiura ( Stephen L. Carter )che tratta della società ricca nera ai tempi di Kennedy e Nixon , sempre con implicazioni Hoover/ Cia.

Trippi ha detto...

E' raro che io abbandoni dei libri, ma devo ammetterlo American Tabloid non sono proprio riuscita a terminarlo. Forse per uno stile "pesante" da cronaca, passami il termine. La struttura frammentata e lo spezzettamento dei punti di vista. Per me una sconfitta. Forse dovrei provarlo in lingua originale.. Ma rimando a periodi meno cupi.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Davvero molto interessante la tua recensione! Notizie a raffica, intrecci particolari il tutto raccontato ( da te nel post) con grande maestria ed una regia che ti porta a non staccare gli occhi dal monitor fino alla conclusione del tuo post qualunque cosa accada.

Davvero bravo.

Ernest ha detto...

Davvero un'ottima recensione
un saluto

Adriano Maini ha detto...

@Alligatore: Credo che Ellroy ti piacerà, tanto più che conosci ed apprezzi Carlotto: ci sono similitudini tra i due.

@giacynta: Credo, ripensandoci, che tu abbia ragione. Io ho sfiorato un argomento lungo da sviluppare. Ed ininfluente. Ma di sicuro Ellroy é un conservatore. E ciò non toglie nulla alla sua grandezza di scrittore. Un abbraccio forte!

@stefitiz: Benvenuto su Blogger! La tua opinione mi fa particolarmente piacere. Ti ringrazio, anche, per i consigli di lettura: nei miei appunti c'èra, prima del tuo consiglio, solo Littel. Mi permetto, rispetto agli interventi USA all'estero, di segnalare (su questo Blog, risegnalare) "Il potere del cane" di Winslow. Meemi!

@Trippi: Indubbiamente tutti i romanzi del "ciclo" sono strutturati nel modo da te descritto. Le opzioni di lettura sono sempre soggettive. E, secondo me, è giusto così. Io li ho letti d'un fiato e, i primi due, riletti più volte, ma questo potrebbe benissimo valere solo per me. Mentre nel post ho cercato di mettere soprattutto in contatto trame romanzesche, storia e cronaca, per ribadire la mia personale opinione di alcun cose del mondo.

@Daniele Verzetti il Rockpoeta®: Un commento così, fatto da te che scrivi veramente bene, sinceramente mi inorgoglisce. Non sarò sempre all'altezza ...

@Ernest: Grazie anche a te. E ripeto anche a te quello che ho appena scritto a Daniele!

Il rospo dalla bocca larga ha detto...

Quoto l'Alligatore perchè ho pensato la stessa cosa che ha scritto.

E aggiungo i complimenti per la citazione latina:
excusatio non petita, culpa manifesta!

che mi ha ricordato il mio vecchissimo prof di Latino che ripeteva in continuazione:
Excusatio non petita, accusatio manifesta!
Quando qualcosa gli puzzava...

Adriano Maini ha detto...

@Il rospo dalla bocca larga: Grazie! So che avete molto già da scrivere, ma sarebbe interessante vedere ripresi un po' di questi punti sui vostri blog!

nanussa ha detto...

il romanzo dev'essere molto interessante....
ottima la tua recensione.
ciao e buona giornata! :)

Stefano ha detto...

Anch'io non conoscevo questo interessante autore
Mi hai fatto venire voglia di andare a leggere questo romanzo.
P.S. Grazie per essere passato dal mio blog.
Pubblico volentieri le iniziative del FAI perchè, oltre ad essere iscritto, sono anche un volontario. Ciao
Stefano di Semplici Conversazioni

Alligatore ha detto...

Spunti? Chissà che non spunti qualcosa... ci penserò. Grazie.

Alive2 ha detto...

Credo che James Ellroy sappia gestire molto bene la suspense oltre ad amalgamare ambientazione e personaggi. The Big Nowhere è il mio preferito. Non solo perchè descrive bene L.A. ma perchè è riuscito a miscelare bene i sobborghi abitati dai neri con le misantropie di hollywood. Adesso leggerò questo ben recensito.
Buona serata
Alby

I am ha detto...

Ottima recensione. Ottimo blog.
Grazie per aver visitato il mio

il monticiano ha detto...

"Il sangue è randagio" credo sia senz'altro un bel romanzo come tutti quelli che ho già letto - quattordici - inclusi American Tabloid e Sei pezzi da mille.
Il Nostro oltre a difendere l'FBI a quanto pare fa altrettanto col KGB del suo amico.

Adriano Maini ha detto...

@giacynta: Guarda caso, due giorni fa mi imbatto per caso in un'intervista di Ellroy dove conferma (ma la sua potrebbe anche essere una posa) il suo essere conservatore, sino a dire che per le espulsioni dei clandestini (messicani) dall'Arizona la faccenda é tutta interna a quello Stato.

@nanussa: Speravo appunto di fornire elementi di riflessione.

@Stefano: Spero di essere stato chiaro: dovresti ora sapere cosa ti aspetta da un'eventuale lettura di Ellroy.

@Alligatore: Grazie a te!

@Alive2: Concordo con te per L.A., direi più intesa come realtà socio-politica degli anni '50.

@I am: Grazie, ma, come ho già detto, ho tentato soprattutto di offrire spunti.

@il monticiano: Dopo quello per telefono, ecccoti anche qui un abbraccio, virtuale! Ben tornato!

Giovanni Greco ha detto...

Ottima recensione, complimenti.