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mercoledì 22 dicembre 2010

Buone Feste e Felice Anno Nuovo!

Sono sempre stato, già da piccolo, abbastanza schivo su cerimonie e ricorrenze. Salvo ritrovarmi puntualmente avvolto dal calore familiare in occasione di Festività come il Natale. Avendo già ricevuto degli auguri su questo blog, un minimo di cortesia mi impone di rispondere in qualche modo. E' quello che cerco qui di fare, ma mi si perdoni il fatto di essere, in linea con quanto prima affermato, alquanto irrituale. Ricordo begli episodi trascorsi, ma un po' l'intimità di cui sono intessuti, un po' la presente improvvisazione mi fanno rinviare ad altri momenti eventuali fugaci cenni. In verità, aveva fatto qualche pensierino tipo "Accadde a Capodanno". Mi accingo, dunque, come si diceva una volta nelle redazioni dei giornali, a rifare la pagina. E come viene viene.

Tanto per cominciare pensavo di avere agevolmente a disposizione una curiosa foto, che invece non ho mai passato allo scanner, foto scattata a Natale, ad un Natale di tanti anni fa, da mio padre. Curiosa perché siamo tutti ripresi noi tre fratelli insieme allo zio materno a Nervia, davanti alla nostra casa di allora, con la testa bassa, infastiditi da quel sole che in Riviera anche d'inverno non si nega. Domani chiederò a mio padre se si ricorda di averlo fatto apposta o se aveva stranamente (per lui, bravo fotografo dilettante!) anticipato lo scatto di quella per noi mitica Nettar, che a me si rapporta per stralunate imperizie giovanili.

Ma per completare sul serio degli auguri informali, dirò ancora solo di due episodi in qualche modo connessi, accaduti ad un certo Capodanno a Cap Martin (tra Mentone e Monaco Principato).
Cap Martin, "Les Frères de la Côte"
Se, non molti giorni fa, non andavo da quelle parti per scattare altro tipo di fotografie, almeno il primo episodio me lo sarei dimenticato ancora non so per quanto. Non conosco la situazione attuale, ma a quelle colonnine ancora trent'anni fa corrispondeva un locale famoso, "I Fratelli della Costa" (in italiano!), anche perché situato di fronte ad un prestigioso ristorante, da cui derivava l'insegna, "Il Pirata", quest'ultimo frequentato, come spesso riportato dai soliti rotocalchi, anche da divi hollywoodiani, che non disdegnavano, come fu ad esempio per Sinatra, una visitina pure al pub su cui voglio attirare l'attenzione. A quel Primo Gennaio (gli auguri ce li eravamo fatti in Italia) qualcuno insistette per fare tappa in quell'esercizio, asserendo che ci avrebbero accettato e non ci avrebbero spennato vivi. E così in effetti fu, solo che al sottoscritto, che allora nutriva una strana passione per l'Irish Coffee, venne risposto che quella strana bevanda lì non c'era. Ho chiesto conferma dell'episodio un attimo fa.
Cap Martin, una strada interna
Ma la nottata doveva concludersi a Montecarlo, dove del resto non ci fu possibile, dato il grande affollamento, giocare come preventivato alle slot-machines, allora in Italia ancora sconosciute. Ormai che si era da quelle parti, si volle passare per le caratteristiche strade interne del promontorio, probabilmente proprio quella della fotografia qui sopra. Ad una curva come quella laggiù in fondo mi trovai, io che guidavo, una vettura che, sbandando, mi si parò all'improvviso proprio di fronte: ancora adesso non so come feci ad evitare sia lo scontro che di mandare a sbattere la mia macchina contro uno di quegli alberi che là, come si può notare, sporgono ben bene. Mio fratello, che era al mio fianco, dopo avere fatto una doverosa ramanzina a quel francese alticcio, il quale almeno si era fermato, forse ormai repentinamente sobrio, mi domandò più volte, ripresa l'escursione, quasi a saggiare se ce la facevo ancora a guidare, come fossi riuscito ad evitare quell'impatto ormai sicuro. Mogli e resto della compagnia, che seguiva a tergo, loro avevano già da un po' ripreso a respirare normalmente.

Auguri a tutti! Merry Christmas, Buone Feste e Felice Anno Nuovo!

domenica 19 dicembre 2010

Nei dintorni di Parma

Il mio cognome viene da case sparse su collinette non lontane da Fornovo Taro, in provincia di Parma. Anche la famiglia della nonna del lato paterno aveva radici nel comune di Medesano, ché di questo si  tratta. Insomma, da quelle parti i miei antenati ci stavano da secoli: qualche storia forse interessante me la ricordo ancora. C'é anche una singolare assonanza tra il nostro cognome e il nome di quella  frazioncina, che curiosamente coincide con quello di un sobborgo di Napoli: Miano. E lo zio di Cap d'Ail (veramente era cugino della nonna!), al quale ho fatto già cenno altre volte, di cognome era Bernini, come il grande artista del Barocco, di origine campana, come é noto. Coincidenze, certo, ma tali da consentire qualche facile celia!

La prima volta che, bambinetto, andai da quelle parti mi fece piacere ritrovare colà in vacanza proprio quello zio, cui si faceva periodicamente riferimento al di qua e al di là della frontiera con la Francia.
Un'altra persona iniziai in quell'occasione a conoscere meglio, in quanto prima frequentata solo a Milano, dove lavorava come tassista: un fratello della nonna, la cui figura gioviale e generosa mi  emerge sempre più nitida con il passare degli anni. Che fu mio cicerone per farmi conoscere lontani parenti soprattutto dal lato Maini e tanti posti, nonché autista praticamente personale, così come faceva volentieri, specie poi una volta in pensione, per tutti noi. Storie di emigrazione, dunque, e ce ne sono state tante altre in quelle famiglie. Ma in genere, a diversità dalle condizioni tratteggiate in "Novecento" di Bertolucci, la ricerca di lavoro altrove derivava dallo spezzettamento di poderi causato dagli incrementi di prole, ancora diffusi tra Ottocento e Novecento. Ho conosciuto dunque tanti prozii, con relativi cugini per me di secondo grado, all'insegna di un ritrovarsi sempre casuale e gioioso.

Indubbiamente film come "Novecento", cui ho appena fatto cenno, ma ancor più "Questa specie di amore" di Bevilacqua, alla loro uscita mi fecero d'improvviso ripensare con intensità a queste mie origini che ormai, preso dal mio pieno ingresso nell'età adulta, stavo discretamente trascurando. Questi film, non altri, non altre opere letterarie, per diverse motivazioni, alcune proprio d'impatto con una mia personale rivisitazione della nostra saga familiare: da cui adesso estrapolo tuttavia solo il forte messaggio sociale, democratico ed antifascista contenuto in quelle pellicole, perché mi sembra di forte, stringente, amara attualità.

In effetti, in tutta sincerità, ancora adesso se mi capita di pensare a quelle lande mi vengono spontaneamente alla mente delle cose curiose, minimali. Sono tante, per cui mi limiterò a qualche esempio.  Lunghe sgambate in bicicletta sino a Parma, che ho dimenticato quando ho parlato di ciclismo, ancora più interessanti perché ho visto per la prima volta (immaginatevi quanti anni sono passati!) delle piste ciclabili, tutte a margine della Via Emilia. Castelli, tanti castelli, tutti ben conservati. La nebbia a mezza mattina, arrivando in treno da Milano. Settembre, un settembre incantevole in quelle terre, per i colori della natura e i tepori dell'aria.

In caselle a parte, per motivi diversi, metto altri due ricordi, ancora più chiari, collegati a quella mia prima visita. All'epoca, specie giù verso il Taro, c'erano immense distese di pomodori, segno di quella ricchezza che, mi venne detto, nel dopoguerra finalmente veniva avanti in modo diffuso. E poi mi é rimasto impresso il monumento all'esploratore Bottego davanti alla stazione ferroviaria di Parma, di cui mio padre mi rese nell'occasione esaurienti spiegazioni: una memoria rimasta ben presente, forse perché interessato a vicende come quelle di "Cuore di tenebra" di Conrad e di altri cosiddetti esploratori, che, invero, mi porterebbero adesso lontano se solo vi accennassi. Senonché ho da poco saputo che quella statua giace, causa il lungo restyling dello scalo passeggeri, in qualche magazzino. Ma l'ho appreso perché - le combinazioni della vita! - mi é stato detto in conversazione telefonica da un blogger di Parma, guarda caso mio amico d'infanzia a Ventimiglia, con il quale ho ripreso qualche mese fa i contatti attraverso le vie imperscrutabili di un socialnetwork che va per la maggiore. Questo amico mi ha anche parlato di recenti ritrovamenti archeologici, di cui spero sapere al più presto qualcosa di più alla luce di un inveramento della intrigante antica storia di Parma.

Già. Parma città. Certo, l'incomparabile bellezza di Battistero e Duomo, la Pilotta, Palazzo Ducale, tanti altri monumenti, la storia, l'arte, il Parmigianino, la letteratura, nella letteratura: io mi limito a citare solo quello che un po' ho conosciuto. Tanto é stato scritto, ma tanto sarebbe, come mi auguro venga fatto, ancora da scrivere.

La mia é solo, come sempre, una storia un po' così. Con una differenza. Che questa volta questa storia - prendo abusivamente a prestito una frase abbastanza nota in questo periodo - é solo un'anteprima!

giovedì 16 dicembre 2010

Questa sera ad Annozero

Poco fa ad Annozero il giornalista de "Il giornale" ha sostenuto che ci vuole mercato e flessibilità. Ma non é vent'anni che in Italia si fa mercato e flessibilità? Come mai aumenta la disoccupazione, allora?

Ed ancora. Precisa documentazione della troupe di Annozero sulle violenze del 14 dicembre a Roma. Sacrosanto e giusto condannare gli atti di teppismo. Ci mancherebbe altro.

Ma c'é un'immagine che mi gira nella mente da circa le 21 di questa sera. Cinque guardie di finanza che manganellano un giovane disteso a terra. Un agente gli passa anche sulla testa. E non é la prima volta che succede un fattaccio del genere. Non credo, ad usare un eufemismo, che si sia trattato di fare rispettare la legge.

Questo nostro Paese sempre più sinistramente va ad assomigliare all'America anni '60. Riusciremo a fermare la barbarie, dovunque alligni?

venerdì 10 dicembre 2010

12 dicembre 1969

12 dicembre 1969. La strage tuttora impunita di Piazza Fontana a Milano. Il Leviatano, che sino ad allora aveva agito più o meno nell'ombra, mostrò d'improvviso il suo ghigno satanico e sanguinario. Le fonti ufficiali diedero subito alla colpa agli anarchici. Nella televisione che fu di stato si aggira ancora e pontifica ben remunerato il telecronista che diede quella infame notizia con malcelata soddisfazione.

Seguirono attentati ed altre stragi. Con nessun risultato sul piano penale, se non talora per attori di secondo piano. Si voleva atterrire l'opinione pubblica per consentire politiche autoritarie e stroncare le rivendicazioni sindacali: bloccare il progresso del Paese. Non fu così per la civile, composta, continua reazione di massa, accompagnata ai margini anche da eccessi di controinformazione, ma tale da stabilire a vasti livelli la verità storica. E ricordo come fosse ieri il grado di mobilitazione democratica scattata a poche ore dall'eccidio avvenuto nel capoluogo lombardo.

Non é un paradosso, invece, a ben guardare che le forze reazionarie stiano da anni riprendendo la rivincita su quegli anni '70 con metodi subdoli e sottili: grande tema del dibattito politico e sociale contemporaneo.

Ci sono ormai accreditate razionali, ancorché non molto note, teorie in grado di spiegare il continuo lavorio sotterraneo dei poteri occulti che intendono minare da sempre la Repubblica, di sicuro inizialmente anche con l'apporto dei servizi segreti americani.
La mia modesta opinione é che risulta una volta di più prioritario contribuire a diffondere questa pur minima consapevolezza: se non per contribuire a sventare nuove trame eversive e per radicare fortemente la legalità concepita dalla nostra Costituzione, almeno per onorare, pur nella probabile carenza di verità giudiziarie ufficiali, nella coscienza di una vasta coesa collettività popolare la memoria di decine e decine di vittime innocenti.




lunedì 6 dicembre 2010

Bologna per me

Guardare dalla collina di San Luca il bel panorama tutto intorno e sentirsi d'improvviso uno strano peso nella tasca della giacca: la chiave della stanza d'albergo munita di poderoso ciondolo di cuoio, da quel momento in poi beneaugurante anomalo souvenir del viaggio di nozze.

Qualche giorno prima a San Petronio vedere con meravigliato stupore la traccia imperitura su quel pavimento dell'importante esperimento compiuto con una meridiana dal conterraneo Cassini (la sua natia Perinaldo é su ameno poggio del Ponente Ligure, come già dissi, non lungi dal mare). Sì, perché del grande astronomo all'epoca sapevo solo, come si narrava in quel borgo, dei suoi servigi scientifici alla corte del Re Sole. La sonda spaziale a lui dedicata, l'osservatorio ormai ragguardevole del suo paesello, tanti approfondimenti erano ancora di là da venire.

Qualche anno prima a Piazza Maggiore mi sembrò di sentire odore di buona cera nell'aria, ma forse era solo la suggestione causatami da quella magnifica quinta teatrale che facendo principio anche da Palazzo di Re Enzo, continuando per la Basilica, termina con Palazzo d'Accursio. E i crocchi improvvisati di persone che discutevano civilmente, soprattutto di politica, li ho visti forse prima che qualcuno li consegnasse alla pagina scritta, memoria di nobile costumanza ampiamente decaduta.

Più di recente un'improvvisata con andata e ritorno da Milano, certamente non da solo, con tanti sorrisi ironici intorno a me davanti a quell'albergo, del resto abbastanza famoso. Era di domenica, ma in giro si vedeva solo gente che mi sembrò apatica. Forse un'impressione fallace e passeggera, perché tutto preso dalla scoperta di nuovi monumenti non visitati in precedenza.

Dovrei tornare per vedere qualcosa delle memorie etrusche, ma anche romane, a me tutte molto care. E la Bologna delle acque, quasi tutte canalizzate al coperto, di cui ho chiesto ragguagli, in quanto l'ho scoperta non molto tempo fa in alcune pagine di grandi noir italiani, un genere ormai affezionato alla città. E per trovare nell'aria qualcosa di quello spirito antico che, mi é stato detto, ancora aleggia. Perché, come di altre città, l'occasione per rinverdire ricordi con attenti e documentati interlocutori non mi manca mai.

Ho fugacemente conosciuto a Bordighera il Sindaco Dozza, ormai vecchio e malato, che tanto fece dalla Liberazione, di quella insurrezione anticipata rispetto al resto d'Italia di cui fu protagonista, per la sua Bologna: contribuì in modo determinante a disegnarne sia la salvaguardia del centro storico che la circostante armoniosa realizzazione  delle parti e delle infrastrutturazioni moderne, assurgendo a mito vivente dei suoi concittadini.

Ma Bologna é stata colpita dalle stragi dell'Italicus e del 2 agosto 1980 alla stazione: impossibile dimenticare!

L'occupazione italiana del sud-est della Francia



Pubblico volentieri per motivazioni culturali e civili, credo, evidenti ai miei lettori, la locandina relativa a questa significativa conferenza, curata anche dall'amico Giuseppe Mac Fiorucci, cui si deve la raccolta delle "Testimonianze della Resistenza Intemelia".


giovedì 2 dicembre 2010

Arrivederci, Roma!

La neve sui Colli Albani a marzo 1971 per la gioia di tanti ragazzi romani che non l'avevano mai vista. Non ricordo, né altri conoscenti, da me interpellati, rammentano, se quella volta era scesa anche più giù, sulla Città Eterna.

E' indescrivibile sottolineare cosa si provi in visita alla Fosse Ardeatine, se non anche un giovanile confuso senso di trovarsi al cospetto delle ombre di Giusti della Storia!

A Roma si fanno tanti incontri. Vorrei ricordare un bel volto nobile e serio ergersi sotto la pioggia tra la folla. Vittorio Gassman in Piazza del Popolo alla manifestazione antifascista dei 300.000 a novembre, sempre del 1971.

Quasi una gag. Il collega, che senza chiedermi nulla mentre ne ero un po' consapevole, interpella in quella notte di inizio primavera un passante circa Fontana di Trevi, salvo accorgersi (su questo, invece, io ero out!) un attimo dopo che era un noto attore. Indicazioni vaghe come risposta. Che era dietro l'angolo, praticamente!

Camminate, tante camminate. Non solo alle manifestazioni. D'altronde, per fare i turisti per caso non si può agire diversamente. Altri colleghi, in queste peregrinazioni molto post-lucane, a dirmi che conoscevo bene storia e monumenti. Di lì, forse, personali intensi ripasso e studio di tante cronache passate e di tante guide recenti. Ma, più si sa, più ci si accorge di sapere poco!

A Trastevere case che negli interni ricordano quelle quasi turrite dei borghi liguri. E locali pubblici dove gli avventori discutendo bonariamente, ma in modo colorito, forse forniscono tanti spunti ad artisti che vanno per la maggiore.

Se a Roma piove, le cose vengono fatte per bene. Memorie di fortunate fughe in taxi sotto l'infuriare degli elementi.

Invito rimediato all'ultimo da amici appena conosciuti, che a loro volta a loro tempo frequentavano persona già con ruolo pubblico delle nostre parti: cena con verdura fresca dell'estate nelle riattate scuderie della Villa sul Gianicolo, già teatro degli scontri del 1849 a difesa della Repubblica Romana. Il mondo é piccolo: a tavola altro nuovo contatto che rimanda ad un'importante storia familiare di antimafia e a neglette (da quel commensale) vacanze adolescenziali in quel di Perinaldo, ermo ed ameno colle con piena vista sul Mar Ligure, non discosto da Bordighera e Ventimiglia.

Angoli inediti, non molto noti di Roma. Come non può essere, dati il peso della Storia e la vastità fisica. Ma su questi aspetti ha, ad esempio, vergato tante belle righe Corrado Augias.

Un piccolo, affettuoso pensiero il mio, insomma, nulla di più, perché su questa città, credo, non si finirà mai di scrivere, così come Lei non smette mai di stupirci.