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venerdì 28 gennaio 2011

Dopo la Giornata della Memoria

Ieri mattina ho sentito poche, semplici parole del Sindaco di Vallecrosia davanti alla stele che ricorda a monito perenne il campo, temporaneamente una volta colà esistente, di transito degli ebrei verso lo sterminio, parole che hanno inverato il già profondo significato della Ricorrenza del 27 gennaio sino ad abbracciare la repulsa di ogni forma di pregiudizio razziale e a sottolineare quel profondo valore che è la tolleranza tra esseri umani realmente praticata. Alcuni bambini si sono alternati a declamare considerazioni e versi significativi di Primo Levi e poesie pervenuteci miracolosamente dai lager; tra quelli di loro che assistevano c'erano anche dei fanciulli diversamente abili, mentre, ad un certo punto, dall'altra parte della strada alla ringhiera del loro giardino si sono affacciati, tutti compunti, i piccoli della scuola materna, tra cui un bel visetto femminile di colore, che infine hanno applaudito l'esecuzione dell'Inno di Mameli. Ci sono state, dunque, altre iniziative nella mia zona per la Giornata della Memoria, ed anche nel resto della provincia di Imperia.

La conferenza di Paolo Veziano nel pomeriggio a Ventimiglia é stata di una partecipe e lucida esemplarità. Merita che ne tragga qualche accenno, perché ne sono rimasto vivamente emozionato, anche se mi rendo conto che non ne sono pienamente adatto e, probabilmente, rendo qualche torto di troppo al relatore. Una frase mi é rimasta particolarmente impressa, come penso sia stato per il resto del pubblico non solo attentissimo, ma in larga parte composto da persone di buone letture e in varia misura molto partecipi al tema: la considerazione per la quale per afferrare sino in fondo l'orrore dell'Olocausto occorra prima di tutto indagare la genesi delle persecuzioni, i preventivi eccidi perpetrati dai dirigenti criminali nazisti contro altre minoranze considerate reiette, l'ambiente salottiero in cui venne infine organizzata la soluzione finale.

Veziano ha sottolineato aspetti specifici della situazione degli ebrei in quei frangenti terribili nella zona tra Italia e Francia, trattandosi in un primo momento di esuli da altre parti di Europa che tentavano rifugio, nel quadro di una interessata distrazione del potere fascista, nell'ospitale nazione transalpina. Poi, il precipitare degli eventi rese tutto più drammatico, ma aggiungo poco altro perché il libro stesso di Veziano ("Ombre di confine", Alzani Editore, Pinerolo) é ampiamente esaustivo in materia. Vorrei solo brevemente dare conto della tragedia della famiglia Bassi, padre e figlio, perché ieri nel suo intervento Carlo, alle cui memorie ho già attinto, non solo ha testimoniato di averli conosciuti, lui ancora fanciullo, ma anche di come in diversi, tra cui il suo genitore (di lui, Carlo) avessero cercato inutilmente di indurre a fuggire quelle vittime predestinate dal tradimento di un commissario fintamente ed interessamente compiacente.

Mi sembra importante, a mio modesto parere, ai fini di rendere più concreta la frase "non dimenticare", che del resto tanti sopravissuti hanno invocato, la sottolineatura, fatta da un appassionato esperto come Veziano, che anche tramandare piccoli, in sè, episodi e il ricordo delle singole vittime e dei singoli eroi, ma in modo continuativo, non solo negli anniversari, é un grande contributo alla Memoria, anche se fatti atroci, come il genocidio di Srebenica, stanno a dimostrare quanto pericolo sia sempre in agguato.

28 commenti:

Ambra dB ha detto...

Ciao Adriano. Ho letto con molta attenzione e partecipazione il tuo post e devo dire che, senza togliere nulla alla gravità e drammaticità di quella che era stata chiamata con gusto depravato "la soluzione finale", ho apprezzato che tu abbia citato anche Srebenica e quei poveri morti che sono sulla coscienza oltre che dei diretti colpevoli, anche dei numerosi Paesi che sono stati a guardare.

Tomaso ha detto...

Un post caro Adriano che ci fa pensare che ogni giorno dobbiamo riflettere perché questi drammatici momenti non tornino mai più. io che ho vissuto in quei tradici momenti non mi sento di giudicare che sapeva e fingeva di non vedere.
Erano momenti difficili.
Domani pubblicherò il mio ultimo episodio della seconda guerra se lo leggerete capirete come veramente era in quel tempo.
Buon fina settimana caro amico.
Tomaso

Carla, i colori...pensieri della mia mente. ha detto...

Non si finisce davvero più di conoscere..Ben vengano testimonianze ad arricchire sempre di più la conoscenze di queste tragici momenti di storia.

Krilù ha detto...

Le testimonianze di chi, da spettatore o da vittima, ha vissuto quei tragici momenti della Storia, sono importantissime, e non devono in nessun modo andare disperse. E testimoni devono essere anche coloro che dalla viva voce dei protagonisti hanno sentito raccontare le violenze, i soprusi, i drammatici episodi grandi o piccoli che siano, di quel nefando periodo storico. Perché la verità non deve scomparire con la scomparsa di chi quel tempo l'ha vissuto.

zicin ha detto...

Caro Adriano,
queste iniziative sono importanti, soprattutto per i bambini. Con misura e gradualmente, bisogna che sappiano perchè si ricordi, perchè si racconti e perchè non si ripetano mai più quelle atrocità.
Buon fine settimana

gattonero ha detto...

Ho recuperato il video di Paolini su La7, segnalato da Alberto.
Un'emozione unica, per la bravura di Paolini, ma soprattutto per la descrizione di 'come' si sia arrivati alla "soluzione finale".
Nel finale, una coltellata al cuore l'elenco del materiale 'risparmiato' trattando le centinaia di migliaia di persone che sono poi state carpet ai campi veri e propri.
Questi principalmente destinati agli ebrei e al prosieguo del 'lavoro' iniziato nei manicomi.
Ricordare sì, ma soprattutto tramandare, poiché il ricordo finisce con noi stessi se non viene trasmesso ad altri, che a loro volta passeranno il testimone da generazione a generazione.
Con la stessa crudezza, affinché il ricordo di questo crimine non sia diluito dal tempo.

stefitiz ha detto...

qui a venezia c'è stata una analoga cerimonia al Ghetto degli Ebrei, "quartiere " di venezia da tempi immemori dedicato, dalla Serenissima, ad accogliere la popolazione ebraica.

Tina ha detto...

Ciao Adriano
come sempre lucido e analitico, ho seguito il monologo di Paolini su LA7, carta vetro sulla pelle.
Questa sera sempre su LA7 lo replicano.

La memoria per non ripetere gli errori e in questo caso gli orrori, non sempre genera riflessioni, genera anche degenerazioni, mi sono imbattuta in un blog che ironizzava sul come finiscono gli ebrei, uno schifo con 115 interventi che concordavano con l'autore del post, ho preso atto che l'orrido continua a farla da padrone, la pietas sta abbandonando l'uomo, lo stesso si sta trasformando in belva feroce.
Buon fine settimana Adriano

petrolio ha detto...

Io tratto la memoria in maniera attuale… tramando ma rielaboro in chiave moderna: i popoli sopraffatti, quelli sottomessi, trattati come inferiori e infimamente seviziati son ora diversi e indifferentemente considerati. Per me ricordare è un monito rivolto a tutti, significa oggi e in futuro, 'non dimenticare' che nessuno può e deve ripetere quelle infamie e quelle violenze! :/

il monticiano ha detto...

Hai fatto benissimo a citare Srebenica poichè sembra che gli orrori continuino.
Troppi dimenticano quelli del passato, anzi c'è persino chi nega ci siano mai stati.

Gregorio ha detto...

Ho fatto un salto qui da meemi e ti ho letto volentieri, oltre ad aver messo il blog nei preferiti.
Per chi lo avesse perso, stasera c'è la replica di Paolini sulla 7
Ciao

Lara ha detto...

Il giorno della Memoria è importante, ma come giustamente scrivi tu
" tramandare piccoli, in sè, episodi e il ricordo delle singole vittime e dei singoli eroi, ma in modo continuativo, non solo negli anniversari, é un grande contributo alla Memoria,..."
Ciao Adriano,
Lara

I am ha detto...

Buongiorno Adriano. Se ogni giorno venisse vissuto nella gioia, nell'amore verso se stessi e verso gli altri, non avremmo bisogno di giornate della memoria. Questa umanità è senza speranza, troppi adorano mostri e mostruosità che generano atrocità tanto che di giornate della memoria ce ne dovrebbero essere ogni giorno....
Ti saluto con grande affetto e stima e ti ringrazio per il tuo apprezzamento.
Buon fine settimana con tutto il cuore

giacynta ha detto...

Mi è capitato di leggere e vedere molto a proposito della shoa,così mi permetto di utilizzare questo commento per segnalare un libro illuminante circa l'origine dell'antisemitismo. Si tratta di " Ebrei e pregiudizio" di R. Calimali.
Grazie Adriano per il tuo post. E' importante sapere che a fronte dei 115 individui( come ho letto in un commento più sopra )che trovano intelligente e simpatico ironizzare sul dolore altrui, ci sia tu.

Alberto ha detto...

"occorra prima di tutto indagare la genesi delle persecuzioni".
Proprio ciò ho sentito ripetere e letto da varie parti in questi giorni. Altrimenti si rischia di naufragare nel puro sentimentalismo, che pure ci deve essere, durante questa giornata.

Nounours(e) ha detto...

Ciao Adriano, ho letto con molta partecipazione i tuoi post. Seguire i racconti di testimonianze e i resoconti storici, ci porta ad una conoscenza più ampia e approfondita che la rete rende agevole, grazie a persone come te. Occorre indagare sulla genesi delle persecuzioni, come scrive Alberto. Sul come diventò possibile l'esecuzione dello sterminio nei campi di concentramento ne fece delle indagini Hannah Arendt, che pubblicò nel suo libro "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme"
Ne cito un brano:
“Bisognava impressionare gli uomini, da trasformare in assassini, con "l'idea di essere elementi di un processo grandioso, unico nella storia del mondo". "Questo era molto importante, perché essi non erano sadici o assassini per natura; anzi, i nazisti si sforzavano sempre, sistematicamente, di mettere in disparte tutti coloro che provavano un godimento fisico nell'uccidere". "Perciò il problema era quello di soffocare non tanto la voce della loro coscienza, quanto la pietà istintiva, animale, che ogni individuo normale prova di fronte alla sofferenza fisica degli altri. Il trucco usato da Himmler (che a quanto pare era lui stesso vittima di queste reazioni istintive) era molto semplice, e, come si vede, molto efficace: consisteva nel deviare questi istinti, per così dire, verso l'io. E così, invece di pensare: che cose orribili faccio al mio prossimo!, gli assassini pensavano: che orribili cose devo vedere nell'adempimento dei miei doveri, che compito terribile grava sulle mie spalle!" (H. Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Milano, Feltrinelli, 1993, pp. 113-114).

A presto e buon finesettimana.
Nou

Costantino ha detto...

Un intervento pertinente ed efficace,che tutti,i
giovani soprattutto,dovrebbero leggere per non
dimenticare.

P & M ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
P & M ha detto...

E' difficile comprendere quando non si è vissuto ma è bello che ci sia qualcuno che ha voglia di far comprendere... Io anni fa, sono andata ad Auschwitz.... tutti dovrebbero andare per capire e comprendere perché, non sò se ci sei stato, ma anche se non l'hai vissuto, di sicuro lo senti mentre visiti il campo..... e di sicuro è un buon insegnamento!!!

P.s.: nella foga del commento ho commesso qualche errore di battitura, per cui ho preferito riscriverlo...

Tizyana - Azzurraa ha detto...

Ciao Adriano, buona domenica. E' vero, di queste cose se ne dovrebbe parlare più spesso, non solo il 27 gennaio, la memoria va mantenuta viva tutti i giorni dell'anno e qualsiasi racconto o contributo che serva ad ampliare il ricordo di quelle vicende dolorose non può che rafforzare il puzzle della conoscenza, da consegnare al presente e ai posteri, affinchè tutti siano consapevoli del rischio che il razzismo, la pazzia e un regime totalitario possono portare, al contempo, si onorano quelle semplici ma importanti vite spezzate, che non hanno potuto vedere altre primavere.

riri ha detto...

Ciao Adriano, sono daccordo con te (grazie per il post interessante), bisogna "ricordare sempre" e quoto l'amica Zicin, fare in modo che i bambini siano preparati in modo adeguato. Un cordiale saluto.

Goccia di Neve ha detto...

Ciao Adriano, sai già che sono d'accordissimo con te :) Questa giornata è significativa, ma dovrebbero essere tutte giornate della Memoria, dentro e fuori di noi.

Il lavoro con i bambini è essenziale, come essenziale è il fatto di trattare l'argomento nel modo più adeguato, per evitare inutili dispersioni. I bambini, grazie al cielo, sono molto più ricettivi e sensibili di noi "grandicelli" e possono acquisire un forte senso di giustizia, se gli si spiega quali atrocità sono capaci di fare gli uomini. Dovrebbe esserci anche l'ora all'umanità, tra i banchi di scuola, a mio parere!

Un abbraccio!

Mariolino ha detto...

su questa vicenda non riuscirò mai a dir niente, ogni epoca ha avuto i sui morti i suoi genocidi e i suoi giorni della memoria. Ci sono cose che restano di più nella mente di altre, ma di tanto in tanto qualche genocidio ci scappa. Non bastano le testimonianze, credo di aver visto anch'io una stele piccola piccola sulla piazzetta, quasi un balcone, di Perinaldo a Vallecrosia (ci ho lavorato un'Estate a pitturare recinzioni). Deve essere stato un posto di grande transito e di promesse mai mantenute. Allora erano tutti contro tutti, compresi parenti e amici dello stesso paese. Ci sono anche zone come il Rwanda che non verranno mai ricordate, perchè quelle sono tribù con le loro guerre e il loro chiasso da mercato delle banane. Eppure sono morte oltre un milione di persone sotto machete. La cultura ricorda, ma i poveri e gli indigenti, sono sempre pronti a seguire il primo col cappello, che passa in auto, gridando slogan alla vittoria. Che poi si tratti di calcio, di genocidio o altro, la memoria (come si sul dire) per mancanza di posti, siede quasi sempre dalla parte del torto.
In ogni circostanza, c'è sempre chi ha una motivazione, pur sbagliata, ma più condivisibile di altre, per chi ha odio e soprattutto fame da vendere.
Il Nord Africa è solo all'inizio, ha fame, affamato da quell'occidente che in Germania fece l'incosciente gioco di alimentare il potere di Hitler. Se il Maghreb diventerà un unico califfato, della nostra memoria non sapranno che farsene. La storia si ripeterà, i guai non vengono mai da soli, c'è sempre una pentola di fagioli che bolle e nessuno ha tempo di vedere, come successe con il nazismo. Non ci si deve solo ricordare dei morti, ma anche di quello che portò a quelle vicende. Non voglio certamente giustificare i nazisti, ma mi chiedo se la gente si ricordi come stava la Germania negli anni 30 e come Francia e Belgio si presero le miniere tedesche come bottino di guerra. Noi continuiamo a celebrare genocidi ma dimentichiamo troppo spesso che questa ha solo l'aria di essere una buona scusa per dimenticarci dei vivi ai quali prendiamo petrolio e materie prime da sempre ... e quelli si stanno stancando non poco.

Ernest ha detto...

Concordo con le parole di goccia di neve
un saluto

Sandra ha detto...

Grazie Adriano per questo scritto. Non solo Srebenica. Pensa a tutti i genocidi in terra d'Africa e nei tempi ben più recenti. Pensiamo alla ghettizzazione degli immigrati, ...e via così. Ho visto in replica il monologo di Paolini su La7 , sabato scorso. Tanto bisogna ancora fare CONOSCERE, per ricordare e diffondere. E le cosiddette micro-storie vanno narrate giorno dopo giorni per dare vero corpo alla memoria collettiva.

Francesco Zaffuto ha detto...

Ho ricevuto il PREMIO SUNSHINE AWARD ’11 e poiché trattasi di un premio che si passa ad altri, lo passo a te
http://www.lacrisi2009.com/2011/01/premio-sunshine-award-11.html
Adriano Maini - http://mainiadriano.blogspot.com/ - Non è un turista, è un grande viaggiatore attento ai luoghi per ciò che si vede e per ciò che si sente dentro.
un caro saluto
francesco zaffuto

Mariolino ha detto...

Adriano,
secondo me quando si spara, chi sta sopra cerca sempre di fare dei conti precisi perchè le pallotole non arrivino di ritorno. Le atrocità della guerra, credo non abbiano, né pesi né misure, si conoscono e diventano immense solo quando si sentono raccontare dai singoli sopravvissuti.
Lo diceva Stalin "una singola morte è una tragedia e un milione di morti una statistica". Quindi:
6 milioni di singole morti fanno 6 milioni di tragedie. Gli ebrei hanno avuto, più di altri, mezzi e forza per raccontare incessantemente le tante singole morti.
La tragedia resta e resta anche nella memoria, ma credo, purtroppo, non nelle memorie interessate alla prossima tragedia. Così è la storia.

Adriano Maini ha detto...

Non amo, come ormai si saprà, intervenire sui commenti, ma in questa occasione, in cui sono state espresse tante significative considerazioni improntate ai più profondi sensi di umana solidarietà a tutte le vittime innocenti della storia, devo almeno dire che ho maturato ulteriori elementi di riflessione. E penso che noi tutti, che non solo qui ci siamo espressi, insieme a tanti altri, cercheremo sul serio di "non dimenticare mai".