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martedì 29 novembre 2011

Matteo Vinzoni, cartografo

Mappa di Matteo Vinzoni raffigurante Savona e la fortezza del Priamar.

Mappa raffigurante il borgo di Levanto del cartografo Matteo Vinzoni (1773). Da questa data accertata si può risalire al periodo di attività di questo funzionario della Serenissima Repubblica di Genova.

Porto Maurizio (oggi parte di Imperia).

Sanremo.

Sin qui, immagini che ho ripreso da Wikipedia (Wikimedia).

Da soudan.it
 La zona di Bordighera.

Da fortedellannunziata.it
Ventimiglia.

Ci sarebbero molte cose da dire sulla bravura di questo topografo, al quale sono state dedicate in questa Regione alcune pubblicazioni. E pensare che fu attivo quando il Dominio di Genova era ormai avviato a inevitabile declino!
Sono temi importanti, che meritano, penso, attenzione. Uno stralcio significativo su questi aspetti si può trovare, comunque, qui su Cultura-Barocca.
Rimane intatto, credo, il fascino, ad un tempo arcano e moderno, di quelle carte di Matteo Vinzoni.



venerdì 25 novembre 2011

Kit Carson ed altri fumetti western

Da fumetto100.it
Ebbene, quel Kit Carson, che in tanti, da sempre si può dire, siamo abituati a vedere come "pard" di Tex Willer nella saga omonima dei due Bonelli, compare - già come persona in avanti con l'età - la prima volta in Italia su "Topolino", nel numero 238 del 15 luglio 1937 "creato da Rino Albertarelli, che introduce il genere western nel fumetto italiano. Sarà ripreso in seguito da Federico Pedrocchi e Walter Molino".
Il vero Kit Carson operò sul serio in Nevada come massacratore di nativi, aspetto che invece Wikipedia mette in dubbio. Aggiungo ancora, sempre riprendendo da fumetto100.it, che qui sopra si può notare un "Kit Carson n. 1 (1945), edizione in formato gigante delle avventure apparse alla fine degli Anni Trenta
su Topolino - Edizioni Il Carro -
".  

Da farwest.it
In America, dove il fumetto western era già stato inventato da anni, Kit Carson era giovane, bello e biondo.

A dire il vero ero convinto di avere un'immagine da originale di una copertina del primo Kit Carson "made in Italy", mentre più probabilmente Bruno, l'amico collezionista cui ho già fatto in precedenza riferimento ed al cui archivio ricorro più avanti anche in questa occasione, me ne ha semplicemente parlato - nel mentre si procedeva insieme a scannerizzare una selezione del suo materiale - come di un aspetto poco noto.

Questa, invece, é la fotografia di un originale di una "Raccoltina" (così si dice in gergo) di Tex, uscita nel 1956. Era tanto tempo, forse da quando ero bambino, che non ne vedevo una, così come, sempre nello stesso formato originale, le strisce ben più corte su cui si sono dipanate per anni le avventure di questo personaggio, nato come ben si saprà nel 1948. La dimensione ad album, che ha accompagnato il grande successo di Tex, viene introdotta a titolo sperimentale successivamente, per approdare a dimensione definitiva, se non erro nel 1961, prima con la ripubblicazione delle storie già uscite, poi, con la stesura incessante di tante nuove.

Nel genere western credo possa essere ascritto anche "Il Grande Blek", qui anch'esso nel formato a striscia, numero del 27 novembre 1960. Un altro fumetto entrato nell'immaginario collettivo, al punto da dare il titolo ad un film pur imperniato sulla cronaca di costume.

E "Blek Macigno" - io lo ricordo pure con questo nome - usciva anche in formato album, anche se con non molte pagine: questo é del 1 maggio 1957.

Questo "Pecos Bill", cui manca la copertina, so di averlo avuto nelle mani in tempo reale: é del 1955 ed é diverso da un altro che venne in seguito.

Qui "Il Piccolo Sceriffo" del 9 aprile1954.

Termino questa rassegna con "Un ragazzo nel Far West" del 12 ottobre 1962.

Ho altre immagini a disposizione, ma come originali d'epoca nel campo western mi mancano ad esempio "Capitan Miki" e "Kinowa".
Pensando a Kit Carson, ho saltato una logica prosecuzione di un mio precedente post in materia, che conto di riprendere a breve.

In ogni caso, senza entrare più di tanto nel merito - credo, ad esempio, rispondendo tardivamente ad una pregressa domanda, che non possano, compreso Tex, più piacere ai bambini di oggi - questi fumetti per il periodo preso in esame rappresentano, a mio avviso, con significati di letture importanti non limitate all'infanzia, di cui altre volte ho già detto e su cui, anche per non annoiare, non torno, uno spaccato di storia sociale del nostro Paese.


lunedì 21 novembre 2011

India ...

Da greatestbattles.iblogger.org
Nel Sultanato di Delhi nel 1450: Rustam uccide con la sua lancia l'eroe turaniano Alkus.

Da tempo, invero, desideravo pubblicare riproduzioni di iconografie originali di qualche secolo fa, pertinenti scene di vita quotidiana delle classi alte ed autori del sub-continente indiano. Una recente lettura, di cui darò breve conto più avanti, mi ha riportato con prepotenza la memoria ai misfatti coloniali compiuti dagli europei anche laggiù. La ricerca di immagini mi ha alquanto e di nuovo deviato l'attenzione, perché ne ho rinvenute di veramente notevoli per illustrare, almeno per sommi capi, momenti storici, soprattutto dell'India dei Moghul.

Da greatestbattles.iblogger.org
La morte del Sultano Hindu, Bahadur, che doveva incontrarsi con il governatore lusitano su di una nave, davanti a Diu nel 1603: i Portoghesi dissero che era caduto fuori bordo, gli accompagnatori del principe sostennero, invece, che era stato spinto.

Da Wikimedia
I Moghul (o Mogol) erano già arrivati da tempo in India. Precisamente nel 1526. Babur, qui ritratto da un artista della sua gente, fu il sovrano della conquista, destinata, prima di spegnersi, tra alterne vicende ad allargarsi. Il primo Gran Moghul, appunto. 
Da greatestbattles.iblogger.org
Ma ecco Akbar, forse il più famoso di quegli imperatori: Adham Khan gli rende omaggio a Sarangpur nel 1561.

Da Wikimedia
Nel 1636 il Principe Khurram di ritorno dal Deccan si presenta a Jahangir.

Da Wikimedia
Nel 1656 gli Olandesi videro questa ambasceria del Moghul a Pechino.

Di Nadir, scià persiano, al sacco di Delhi nel 1739, esiste una bella immagine, purtroppo, non più reperibile sul Web. Anche i vicini, non solo gli europei, infierivano sull'India in quel periodo.

Da Wikimedia
Con la battaglia di Pondichéry (Pondicherry in inglese), del 1761, durante la guerra dei Sette Anni, gli inglesi, se ricordo bene, estromettendo i francesi, sconfitti, iniziarono ad assumere il dominio completo dell'India. Con grande crudeltà, come da triste consuetudine.

Il romanzo cui accennavo in premessa, "Mare di papaveri", prende le mosse settant'anni dopo, quando l'Inghilterra sta ormai preparando la guerra dell'oppio contro la Cina. Un aspetto terribile, in cui non mi ero mai imbattuto, é che questa droga veniva preparata nel e vicino al Bengala - di salgariana memoria per molti italiani - con popolazioni in pratica schiavizzate in questa filiera, se così si può definire, produttiva. L'autore é Amitav Ghosh, del quale vado, per esigenze di sintesi, anche rispetto a tante lodevoli critiche, a riportare una sola frase: "Credo che un romanzo dovrebbe sempre avere una certa dose di rumore di fondo, che può non essere immediatemente comprensibile ma serve ad altri scopi". Sì, perché questo romanziere nato a Calcutta usa l'inglese, ma in bocca ai suoi personaggi lo fa spesso contaminare in modo plastico ora da uno ora dall'altro degli idiomi locali. Potrei mettere in evidenza altro ancora, ma mi fermo sottolineando, tuttavia, che mi pare che Ghosh, pur all'interno di un inquadramento storico e di cifre culturali specifici, conosca bene anche i canoni occidentali dell'avventura.



mercoledì 16 novembre 2011

Riflettendo sulla storia locale

La Chiesa di San Michele a Ventimiglia, più esattamente a margine del centro storico e affacciata sulla valle del Roya, fu per un certo periodo anche dei Templari, che avevano eretto intorno altre loro costruzioni.

Porta Sottana di Bordighera fa ricordare che la cittadina, pur se la definizione già nella dizione medievale esisteva, sorse solo alla fine del Quattrocento. In seno a quella Comunità degli Otto Luoghi che si staccò alla fine del Seicento dalla presa - si direbbe oggi - amministrativo-fiscale di Ventimiglia. Il Dominio era, tuttavia, ancora quello della Serenissima Repubblica di Genova, il cui simbolo di potere é tuttora visibile su quella architettura.

E, risalendo più indietro nel tempo, i reperti romani hanno, invero, una loro suggestione.
Memorie pure importanti come queste - e tante altre ce ne sono - sono care - ma non sempre! - a chi abita e frequenta l'estremo Ponente Ligure, ma possono non sembrare particolarmente significative a fronte dell'immenso patrimonio storico, monumentale ed artistico del nostro Paese.
Se continuo ad occuparmi di questi aspetti, lo faccio certo anche per chi non conosce queste zone.
Solo che asserzioni stimolanti di un certo dibattito culturale, come ho potuto ancora constatare di persona in una recente conferenza, postulano la giacenza di lasciti specifici della storia locale.

Come le diramazioni locali degli itinerari medievali dei pellegrinaggi, anche per la Terrasanta, ben testimoniate, ad esempio, dal nome assunto da Ospedaletti, dal termine usato anticamente per designare i ricoveri per i viandanti (di fede, soprattutto!).

Ma non solo.


venerdì 11 novembre 2011

Fumetti ... ancora


Il modello originale del periodico qui sopra riprodotto era l'americano "Cino e Franco", ripreso al termine della guerra, ma il fascismo aveva imposto, non solo con il cambio dei nomi, l'italianizzazione dei fumetti sempre più accentuata, con esiti anche grotteschi, con lo scoppio del conflitto mondiale.


Si guardi ad esempio il Dick Fulmine, certo già in origine di matita italiana ma come personaggio italo-americano operante negli USA, che nel luglio 1942 ormai deve combattere a fianco delle Forze dell'Asse. Aggiungo, tra parentesi, che proprio gli americani in quel periodo nel campo del fumetto fecero in modo a dir poco impressionante la stessa cosa per la loro propaganda bellica.

Ho potuto toccare con mano, come ben si capirà, giornalini d'epoca, sempre grazie all'amico Bruno Calatroni, collezionista.
Il mio vuol essere un modesto omaggio alla storia del fumetto. Chi intende approfondire saprà di sicuro che ci sono in materia esaurienti e valide pubblicazioni.


Anche questo "Corsaro Nero", che non era facile, tuttavia, piegare a strumentalizzazioni di sorta, di una sua bellezza, secondo me, intrinseca - la penna di Salgari, le illustrazioni di Albertarelli -, é della fine degli anni '30.


Finisco questa volta con questo "Albo dell'Intrepido" del 23 maggio 1942, non solo perché può essere simbolo di diverse testate che ripresero con spirito diverso da quello del Ventennio dopo la guerra, ma anche perché nella nuova versione era uno dei miei preferiti.

Alcuni fumetti continuarono ad essere pubblicati, altri vennero recuperati dopo le censure del fascismo, nuovi ne emersero, più di sessant'anni fa.

E di alcuni cercherò in seguito di documentare le versioni originali.


lunedì 7 novembre 2011

Vallecrosia Alta


Vallecrosia Alta é il Centro Storico di Vallecrosia, in provincia di Imperia, che é situata in riva al mare, da cui la prima dista un paio di chilometri. Proseguendo nell'altra direzione lungo la Valle del torrente Verbone si incontrano San Biagio della Cima e Soldano, poi, più in alto, quasi a chiudere (ci sono diramazioni viarie di collina e di montagna), Perinaldo, ad una vista aguzza leggermente visibile nella fotografia soprastante.



Mi sembra, personalmente, un borgo tenuto bene, molto bene. 
Ma non é questo il punto che intendo sottolineare, ma un altro, abbastanza, credo, paradigmatico.
Vallecrosia Alta, ma anche la stessa Vallecrosia dei Piani, per la quale avevo già in precedenza accennato la millenaria vicenda del sito che oggi ospita la Chiesa di San Rocco, presenta una storia molto complessa, ricca di avvenimenti e di giacimenti culturali, difficile, a diversità di tanti altri temi, da riscontrare appieno, penso (qualche tentativo l'ho pur compiuto), sul Web.
Seleziono, allora, in merito da Cultura-Barocca, sito molto articolato e specializzato cui ho già fatto riferimento in altre occasioni, almeno un accenno in collegamento qui.


Aggiungo un altro esempio, trattato in modo molto veloce. Nella chiesa preesistente alla Parrocchiale (di S. Antonio), qui sopra raffigurata parzialmente, predicò Bernardo di Chiaravalle. Lo fece anche altrove nel Ponente Ligure, lasciando ampia risonanza, riscontrabile in toponimi e in edifici sacri a lui dedicati, ma a Vallecrosia Alta l'esistenza di una chiesa, discosta dal paese e a lui intitolata, portò a lungo pensare che il Santo di Chiaravalle avesse fatto sentire la sua voce carismatica nel santuario eretto, invece, appositamente dopo il suo passaggio.


 Ed eccola, la Chiesa di San Bernardo.


C'é molto altro, dunque, nella storia di questo borgo. Ed anche del suo comune. Solo che in questo caso - vado a ripetermi - un lettore curioso difficilmente troverà ampia documentazione da consultare. In questo consiste - sempre a mio modesto avviso - la singolarità dell'argomento. Proverò, pertanto, a tornare sul tema.


Chiudo, però, scattata da Vallecrosia Alta, con un'inquadratura di San Biagio della Cima, paese di Francesco Biamonti, che di queste terre, trasfigurate nei nomi, ha saputo scrivere nei suoi romanzi con autentica vena artistica.



giovedì 3 novembre 2011

Scorci di Alpi Marittime

Nella fotografia si può notare, come mi ha detto Bruno, che, insieme ad altre, me l'ha fornita, la Rocca dell'Abisso vista dalla Bassa di Peirafica.

Qui, invece, la Cima Lusiera, sempre lì vicino, con interferenze di Valmasca (o Valmasque).

In questa immagine Monte Bego, dalla storia leggendaria, molto visibile dalla costa delle mie parti.

source: alpimarittime.marsilio.org


Ho pensato bene di riprodurre - non so quanto chiara, ma di meglio non ho trovato - una cartina della zona in questione, che non dettaglia, comunque, tutto, per mettere in evidenza che si tratta di una parte delle Alpi Marittime francesi, al confine con la provincia di Cuneo.
Sono montagne di cui, specie di quelle ubicate in provincia di Imperia, parlano alcuni blogger con maggiore competenza del sottoscritto, che da tanti anni ha smesso di fare escursioni non dico tra le cime, ma anche nei pressi.

Questo é un bunker della Cresta di Rionard, vicino a Briga, sempre che abbia trascritto bene le spiegazioni di Bruno. Rimanda con il pensiero alla Seconda Guerra Mondiale, quando le opposte fortificazioni italiane di tutto il pomposamente definito Vallo Alpino Occidentale non diedero grande prova. Ma a me, per associazione di idee, fa venire in mente anche altri momenti di storia, abbastanza inediti, credo.
Insomma, pur avendo a disposizione altri scatti, sono partito dalla parte francese, alla quale questa volta mi sono limitato, come per stendere, una volta di più, appunti da sviluppare in seguito.

Ma eccolo qui Bruno, a Pian Tendasco con scorcio della Valle delle Meraviglie, sempre se ho ben capito le sue indicazioni. Di cognome fa Calatroni ed é anche il collezionista di fumetti al quale ho già accennato altra volta. Come si può notare, la sua disponibilità é ampia. Anche a farsi notare su questo blog ...