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mercoledì 26 settembre 2012

Il primo "Atlante della Russia", 1745


Il primo "Atlante della Russia" fu pubblicato nel 1745 dalla Accademia delle Scienze di Pietroburgo. Vennero utilizzati allo scopo molti lavori del cartografo Ivan K. Kirilov.  Controverso, invece, il ruolo, dell'astronomo francese Joseph Nicolas de L'Isle, incoraggiato a diventare astronomo da Gian Domenico Cassini, del quale ultimo si commemorano in questi giorni i trecento anni della morte. Di De L'Isle, dicevo: per alcuni storici é dubbio che abbia collaborato alla stesura di questo Atlante, mentre sembra assodato che venne chiamato a dirigere una scuola di astronomia, annessa alla mentovata Accademia. In ogni caso, qui, David Rumsey Map Collection, dove ho tratto le immagini di questo post, sussistono altre informazioni.


Una parte del corso del Volga, 1745.
Tralascio un minimo di approfondimento sull'Atlante in questione, perché una volta di più mi trovo affascinato da antiche mappe.


La zona del Caspio nel 1728. Ecco, sottolineo solo questo aspetto, cioé, quello di carte stese negli anni per confluire infine nell'opera in parola.


Siberia, 1745. Sullo studio della geografia di questa enorme regione ci sono storie affascinanti, anche successive a questo periodo. Continua, però, a prevalere in me, ora, il lato della mera ammirazione estetica.


San Pietroburgo, 1737.


San Pietroburgo, 1741.


Mosca, 1739.



Una legenda di questo Atlante.



domenica 23 settembre 2012

Scorci di Mediterraneo in cartoline d'epoca


Il porto di Malta in una cartolina di oltre un secolo fa' (in mio possesso, come quelle che seguono). I marinai delle navi militari italiane che colà si consegnarono agli alleati dopo l'8 settembre 1943 avranno visto i segni della guerra, invece. C'erano, tra gli altri, mio padre, mio zio, diverse persone che ho conosciuto.




Sfax in Tunisia. Tristemente nota oggi per tante tragedie dell'emigrazione. Più di cento anni fa' erano gli italiani a emigrare colà. I governi della Destra storica erano arrivati ad un pelo dal fare la guerra alla Francia per impiantare una colonia in Tunisia. 

Se non ricordo male, qualche anno addietro avvenne un tentativo di collaborazione economica tra la zona di Sfax e la provincia di Imperia, se non la Liguria. Non so che fine abbia fatto.

 Tunisi.












 Biserta, a nord-ovest di Tunisi.


 


 St. Raphael, Costa Azzurra.


Quel padiglione sul mare a Nizza non c'é più da lungo tempo, ma in tanti affermano di avere visto immagini simili a questa. Io stesso ne avevo già una, reperita dall'Archivio Moreschi di Sanremo.






Non so se l'avvenimento in questione, ormai tramontato, si svolgeva anche sulla Promenade, vale a dire sulla passeggiata a mare, ma la Battaglia dei Fiori di Nizza, credo ormai dimenticata, differente per la tipologia dei carri, me la vedo co-ispiratrice di quella successiva di Ventimiglia.





Il Principato di Monaco: sullo sfondo, dopo Cap Martin, la parte più occidentale della Riviera dei Fiori.

Per terminare un parziale giro fotografico di questa parte di Mediterraneo.










venerdì 21 settembre 2012

Carte geografiche italiane a cavallo del 1800



Ho rinvenuto questa carta del Regno di Sardegna del 1794, oggi dell'Istituto Geografico Militare, mentre facevo un'esplorazione su Internet, dovuta al fatto che, riguardando stampe di inizio 1800, presenti su questo sito nizzardo cui ho già attinto altre volte, ho notato meglio che talora vengono indicate opere o di geografi italiani o riguardanti altre parti del nostro paese, come la "Coreografia d'Italia" di Attilio Zuccagni-Orlandini. Difficile, tuttavia, trovare sul Web altre icone così pregevoli. Probabile che chi le colleziona se le tenga ben strette anche nella forma digitale.


Questa una mappa dal lavoro di Attilio Zuccagni-Orlandini.



Per associazione di idee mi é tornata in mente l'imponente opera di storia e di geografia del Conte Alberto La Marmora, uno dei quattro fratelli generali, realizzata quando era stato mandato in punizione in Sardegna. Qui sopra, ripresa da qui, una carta da lui realizzata.

In effetti, nella prima metà del 1800 in Italia non si pubblicavano solo libri su lontane nazioni, come ho già più volte accennato, ad esempio qui. Argomenti che ho ripreso da Cultura Barocca. Alla quale potrei sempre tornare per ulteriori spunti su come veniva studiata e presentata la geografia italiana in quel periodo: a questo link un piccolo saggio. 


domenica 16 settembre 2012

Cartoline vecchie di Tunisi che mi fanno divagare...


Tunisi più di un secolo fa'. Forse anche prima. Credo che la data approssimativa si intuisca visivamente dalle stesse caratteristiche tecniche di questa cartolina.
A me, a suo tempo, il periodo in esame era rimasto labilmente fissato nella memoria per parole dette nell'occasione della mia prima occhiata a immagini similari a questa, oggi in casa nostra. Ma anche perché a lungo mi era rimasto impresso il fatto di avere letto dei saluti, di logica riportanti a un preciso anno, su una di queste "carte postale".


Mahdia.
Solo che, una volta aperta la scatola dove sono contenute, mi sono accorto che di fotografie della Tunisia di quell'epoca ce ne sono veramente tante. E di Tunisi in particolare. Non le ho ancora viste tutte. Mi é rimasto alquanto sospeso il proposito di fare un piccolo excursus più che altro di carattere storico, corredato di alcuni di quegli scatti.



Se già la scoperta del quantitativo, l'ormai lontana causa - altra trama che sarebbe da narrare! - di quel dono e il vedere l'"ancient" Tunisi non mi avevano rievocato ricordi, Cartagine - qui sopra - mi riporta a quando a otto anni, fresco di studi alle elementari di storia romana, appresi da un'altra cartolina mandataci da un vicino di casa (colà in "congedo" - di cui oggi non so spiegarmi l'autorizzazione - temporaneo dalle ferrovie per un'esperienza da marconista su una nave mercantile, che a noi fratelli fruttò anche due tartarughine: altra vicenda) che la grande città punica era ben risorta dalle ceneri cui l'aveva condannata il Senato dell'Urbe.


St. Raphael in Costa Azzurra con la Tunisia c'entra poco. E' vero. Solo che nel piccolo archivio in parola ho ritrovato anche qualche vecchia cartolina di questa località. 
E per singolare coincidenza ho appena letto una testimonianza raccolta da Arturo Viale - alla quale devo pur dedicare qualche riga più attenta al più presto - che parla di tre giovani uomini di Ventimiglia che nel settembre 1944 si muovono in barca verso St. Raphael per provare a convincere gli alleati a non bombardare - e non mietere ulteriori vittime civili - l'estremo Ponente Ligure, perché sguarnito di acconce difese. Persone inascoltate - va da sé! - che hanno vissuto un'esperienza riportata con avvincente scrittura da Arturo. Uno di questi uomini l'ho conosciuto e, senza esserne mai stato intimo, posso confermarne la singolare e calda carica umana. Di un altro, che so deceduto poco dopo la guerra, ho conosciuto e conosco la famiglia in senso largo. Soprattutto, sino ai miei sei anni inoltrati, quando ci perdemmo di vista per il nostro trasloco, mi fu molto cara la madre, una figura di donna che non ho mai dimenticato e alla quale torniamo spesso in conversari con i miei.
Forse perché - e prendo a prestito, un po' rimodellandola, una recente frase di Eugenio Scalfari - era il periodo in cui si andava formando la parte istintuale del mio carattere, il che in parte almeno mi spiega la mia ricorrente tentazione di parlare di certi miei luoghi, di certi avvenimenti e di certi periodi. E a divagare...


E sempre per pura ... combinazione, tra quelle cartoline d'epoca, dato che qualche volta pur ne ho scritto, non dovevo ritrovarne, magari ritoccate come quella qui sopra, tre di Nizza?



mercoledì 12 settembre 2012

Something else


In Via Mostaccini a Bordighera.


La Cappella Viaria di San Rocco a Dolceacqua, lungo la Provinciale della Val Nervia. Ben visibile a chiunque passi davanti. Ma... niente racconti.


Il Fortino a Mentone. Lambito anch'esso dalla storia...

No. Ho cercato di fare qualcosa di diverso. Risparmio per oggi al lettore certe mie solite esternazioni...



sabato 8 settembre 2012

Non solo Bibì e Bibò


Da un po' ci pensavo, ma poi rinviavo - non so bene perché -, di fare vedere qualche pagina del vecchio "Corriere dei Piccoli". Anzi, per essere preciso, qualche mezzo foglio scannerizzato già tempo fa' sull'unica copia di quel settimanale (del 17 agosto 1958) a disposizione dell'amico Bruno Calatroni, competente collezionista di fumetti.
E, come mi era già capitato con un altro periodico di avventure dell'epoca, mi sono ritrovato una storia - in questo caso, quella accennata nella soprastante immagine - che da bambino mi era talmente piaciuta, da ricordarmela, a sommarie linee, tuttora. Forse in quell'anno non avevo ancora letto "L'Isola del Tesoro". Di sicuro non "Tom Sawyer" e il resto di quella saga di  Mark Twain. Perché, ripensandoci oggi, l'influenza di questi classici, e di altri, di azione per ragazzi, mi sembra molto evidente. In ogni caso l'insieme - la trama, certi dettagli, lo stile delle vignette - me lo sono sempre rammentato con il tratto distintivo del garbo, sino al punto da rappresentarmelo negli ultimi tempi come una sorta di pietra di paragone per calarmi nello spirito di rarissimi sceneggiati televisivi o pellicole. Mi rendo conto che il discorso mi sta prendendo alquanto la mano, ma credo che la chiave di interpretazione risieda nella sobria e, talvolta, ironica celebrazione dell'amicizia. Un aspetto che, a livello di adulti, personalmente mi ha emozionato nel film - reputo non molto noto - "Soldato sotto la pioggia" (con Steve Mc Queen). Comunque, si ritrovavano allora sul "Corriere dei Piccoli" altre serie di episodi con le stesse impostazioni di fondo da me messe in evidenza.


Viste le cose con il senno di poi, c'erano anche vicende - come questa del Duca d'Aosta - che al giorno d'oggi vengono a prevalente senso comune - per lo meno il mio! - ritenute scorrette. 
Ma, con l'assetto tipico di un giornalino, quella rivista aveva una funzione informativa, se non educativa. Tante famiglie - compresa la mia, che, come ho già qui sostenuto, difficilmente mi procurava fumetti d'avventure, che leggevo comunque grazie agli amici - attribuivano, invero, al "Corrierino" valenza di istruzione. Anche a poche altre riviste del tempo, ma sorvolo sul tema per non aprire troppe parentesi.


Questo racconto non mi dice proprio più nulla. Solo che posso accennare per rapidi esempi che su questo settimanale ho letto "Il giro del mondo in 80 giorni" di Verne e scritti di Gianni Rodari - forse già qualche sua filastrocca: la sua complessiva opera l'ho compresa ed apprezzata da adulto - e di Mino Milani.


C'era, forse, ancora del facile moralismo, retaggio anche storico degli esordi ai primi del 1900 di questo giornale. Solo che di Fangio mi sovviene di aver letto - ma non sono sicuro se su quelle pagine - del suo sequestro dimostrativo ad opera di militanti castristi. E di sicuro mi rammento sul "Corrierino" note molto pertinenti sullo sport, ancor più su quelli che dovrebbero essere i suoi valori di fondo: faccio solo l'esempio nel calcio del "gigante buono" Nordhal, indimenticabile centravanti svedese del Milan dei primi anni '50, l'atleta che buttava fuori il pallone per soccorrere il terzino che si era fatto male cercando inutilmente di falciarlo. Altri tempi, invero!


Questa la prima pagina - o copertina - del numero in questione. Nella linea della tradizione. Per come la so io, che pur ho visto (e dovremmo avere qualcosa del genere in famiglia da qualche parte) ristampe pregresse di copie, per lo più anteguerra, del giornalino. In linea perché dagli inizi il "Corrierino" presentava come caratteristica principale vignette con didascalie in rima, vignette per le quali emersero, tra gli altri, bravi disegnatori come il sanremese Rubino e il creatore del signor Bonaventura - quello, con l'inseparabile bassotto giallo, del famoso "Milione" -, creatore che era anche un bravo attore (se non sbaglio impersonò l'abate Faria nel "Montecristo" televisivo italiano di grande successo), Sergio Tofano. Negli annali sono rimasti altri personaggi come il Sor Pampurio.
Indimenticabili Bibì e Bibò, a lungo sinonimi nel parlare comune di monelleria, che qui linko per chi volesse buttare loro un'occhiata, perché erano la versione nostrana di una fortunata e veramente importante striscia. Nell'esemplare del 1958 non appaiono: ecco perché mi viene da rinviare in esterno per una loro immagine. Solo che me li ricordo bene, da quando il "Corriere dei Piccoli" mi veniva già dato in visione ancorché non andassi ancora a scuola e, pertanto, non sapessi leggere. Mi veniva commentato, tuttavia, e la loro mamma, chiamata sul giornalino Tordella, rappresentava un buffo nomignolo di cui in diversi facemmo spesso in seguito vasto uso - e abuso -.
Sì, il discorso mi ha proprio preso la mano. Devo per forza tralasciare altri frammenti di ricordi. Pensavo di averne di meno. Meno che mai mi metto, dunque, a pubblicare fotografie in cui sono ritratto mentre guardo quella rivista. 
D'altronde la mia intenzione iniziale era solo quella di riprendere qualche accenno contenuto in miei vecchi post. Nessuna pretesa di analisi critica, per la quale rinvio il lettore ad altre possibili fonti.
Quindi, nulla di più da parte mia di un personale gioco sul filo della memoria, come tale molto lacunoso. 
Solo che, avendo già in mente la traccia di queste righe, finisco di leggere un libro di racconti sulla città di confine, scritto da un amico di Ventimiglia. E non salta fuori il nome, che io non rammentavo, del padre di Bibì e Bibò, il "famoso" Capitano Cocoricò? 
A questo punto devo proprio anndare a cercare come si chiamava quel personaggio - che a loro si accompagnava - con l'alto cappello a tuba color ocra, come il suo lungo pastrano, e dalla lunga lunga barba...



martedì 4 settembre 2012

Caro diario...

Mi viene difficile abbandonare anche momentaneamente il livello del diario fatto di piccole annotazioni. Anche quando mi viene naturale riferire di alcuni incontri.
Alfredo, per esempio, la cui indole dinamica lo porta ora, come hanno riferito altri blogger, a occuparsi adesso in riusciti incontri pubblici di piante dei tempi dei Celti, argomento sul quale, a prescindere dall'epoca, mi sento, benché attratto, incompetente. Perché a me chiede se non mi occupo più di ... libri gialli, con cui ho costellato la parte inizuale della mia avventura da blogger. Il discorso con lui (creatore del più volte da me citato Archivio Moreschi di Sanremo, "bien sure!") scivola inevitabilmente su fotografie d'epoca. Ma non voglio abusare (neppure qui, ora). Ci lasciamo almeno con la speranza di pescare una volta o l'altra nei suoi cassetti i negativi di scatti su meeting condotti insieme diversi anni fa' a a Marineland di Antibes, quando i delfini - meglio così - li sentivamo in lontananza.
Nella stessa occasione rivedo Arturo Viale, che alcuni luoghi, fatti e persone di questo Ponente Ligure li descrive con appassionata vena, competenza e significativa scrittura, come ancor più mi accorgo da un suo scritto che mi invia successivamente. Vorrei riferire alcune sue storie. Spero solo, quando lo farò anche qui, di non intaccarne l'intrinseco valore.




I luoghi - che inquadrano con approssimazione la zona costiera di Ventimiglia sino a Punta Mortola - delle soprastanti immagini sono molto cari ad Arturo. Ma non solo a lui. Da quelle parti egli abita ancora. E si svolgono alcuni - non tutti! - degli avvenimenti importanti da lui narrati.


Non resisto, per associazione di idee, alla tentazione di pubblicare uno scorcio di mura genovesi del 1500, sempre della città di confine.


E un certo articolo su un portale locale é come se mi ricordasse implicitamente che il mio ultimo appunto su Collasgarba e Nervia di Ventimiglia difettasse dei necessari riferimenti storici, alla cui carenza non sopperisce certo questa veduta parziale degli scavi romani in loco.


Qui sopra, a destra, Nizza non si scorge, avvolta nella foschia estiva. 
Mi é tornato in mente questo capoluogo di dipartimento francese, perché, sembrandomi di fare spesso la parodia di un famoso lavoro di Nanni Moretti, mi sono ricordato che laggiù me ne parlava (dell'opera in parola) in termini entusiastici un ex-collega, tuttora emigrato per professione di prestigio in pianta stabile in Costa Azzurra, romano come il regista. Devo aggiungere in proposito che quando ho visto finalmente quella pellicola la scena che mi è rimasta più impressa - e che mi incanta ancora nella memoria - é quella in cui il protagonista ammira estasiato sul televisore del piccolo bar della bella isola in cui si ritrova Silvana Mangano che balla sensuale a un ritmo sudamericano: scena di un vecchio film ripresa con indovinata citazione nel nuovo! Senonché, se ci penso ancora, la Mangano mi evoca la mia cara maestra di quasi tutte le mie scuole elementari... E se faccio il gioco della memoria e delle coincidenze mi viene da continuare ad oltranza: grazie a Gianfranco Raimondo lo scoop di un fotografo di Ventimiglia con Brigitte Bardot a Saint-Tropez, vecchi Festival di Cannes... E a stare solo in Francia.
Eh, sì, questa volta la dico anch'io. "Faccio cose, vedo gente...". Meno male che non vado poi tanto in giro, altrimenti avrei sin troppe distrazioni...