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sabato 24 luglio 2010

Slovenia on my mind


E' in corso in questi giorni a Sanremo la rassegna EcoLife, dove mi sono imbattuto, preavvisato da un amico che conosce le mie ascendenze, in due stand rappresentativi della Slovenia.
La curiosità di saperne di più sui posti dove erano nati i nonni materni (media valle dell'Isonzo, poco a nord di Gorizia; il nonno ad Anhovo, in italiano Salona d'Isonzo) mi ha indotto, utilizzando i depliant colà reperiti, ad un mio ricorrente azzardato esercizio di presunzione storica e culturale.
Tralascio i riferimenti alla bellezza di certi paesaggi, perché convinto che tutto il mondo é paese, anche se in famiglia al sottoscritto (pigro ed indolente, che solo in una occasione da adolescente dal capoluogo giuliano aveva dato qualche occhiata oltre il vecchio confine) questi temi sono stati più volte anticipati, soprattutto in riferimento all'incantesimo suscitato da certe montagne. Tuttavia, il Sentiero Smeraldo (uno dei partner), che un po' ricorda certo entroterra ligure, merita della considerazione. E non aggiungerò nulla sulle prelibatezze gastronomiche, che in buona parte sono riuscito invece a gustare.

Mi interessa di più sottolineare che esiste una Via della Pace, che transita vicino ai resti delle linee del fronte della prima guerra mondiale, in genere organizzati a presentarsi come un museo all'aperto.

Affiorano alla mia memoria i racconti di mia nonna materna che, ancora bambina, insieme a quello che rimaneva in quel momento della sua famiglia venne costretta dalle truppe italiane a rimanere a ridosso di quel fronte, al di sotto della Bainsizza, teatro, come tutta la linea dell'Isonzo, di reiterati, inumani assalti alla baionetta. Ho capito già da piccolo che la guerra é una cosa atroce mercé il vivo racconto di mia nonna, ma mi rimane il rimpianto di non avere saputo, da adulto, approfondire con lei il discorso, cui non ha poi sopperito l'ampia lettura di resoconti bellici, che in genere poco rendono della dimensione umana degli eventi.
Altro aspetto evidenziato da una rapida scorsa alle brochures, di cui in premessa, é il rilievo, anche in Slovenia, della guerra partigiana, che, per analogia, mi ha fatto pensare alla bisnonna (suocera della nonna), staffetta partigiana di Tito e ai nipoti della nonna che la lotta di liberazione l'avevano abbracciata in Friuli.

Certe vicende richiamano altre vicende a mio avviso importanti, per cui il racconto potrebbe continuare, anche se per rapidi accenni, nella convinzione dell'importanza della cosiddetta storia minore.

Voglio solo sottolineare la persecuzione degli sloveni, condotta dal regime fascista, particolarmente spietata agli inizi della seconda guerra mondiale (campi di concentramento dove vennero reclusi tra ogni genere di stenti bambini, donne e anziani, mentre gli uomini erano costretti - come un mio prozio, che poi lavorò, se non erro, nel cementificio di Salona d'Isonzo -, a combattere per Mussolini ), persecuzione di cui in famiglia (forse per la lontananza dagli eventi, essendo all'epoca ormai da anni i nonni residenti in riviera)) non si é mai parlato. Si é fatto in tempo a parlare, invece, di certe nefandezze del regime di Tito, in particolare con la voce di lontani cugini ormai stabiliti nei dintorni della Gorizia italiana.

Forse in funzione di questi ricordi e di altri analoghi, derivanti (come per tante altre persone, io credo) da altri rami familiari, mi sento - spero in modo degno - cittadino del mondo e testimone dei tempi che corrono.


2 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Direi in modo più che degno e non solo per i fatti di cui tu scrivi ma anche per la sensibilità e la sofferenza che hai nel riportarli e nel parlarne.

Adriano Maini ha detto...

Grazie, ma sono solo un principiante.