E così diede il suo apporto alla costruzione della moschea di Casablanca
in Marocco un altro residente della zona Ventimiglia-Bordighera, un
marmista che aveva tenuto bottega nell'ex conceria della città di
confine, nella zona adiacente a Via Tenda, là dove ora svettano tre
ardite (per il Ponente Ligure!) costruzioni civili a forma - più o meno -
di torre.
L'asserzione deriva da un
ennesimo commento o rilievo critico che dir si voglia.
Il
fatto è che il citato artigiano - un omone grande e grosso, molto
simpatico, militante, se non si erra, del Partito Socialista di Unità
Proletaria - era una delle tante persone che nei primi anni Settanta si
recava spesso per coltivare consolidati rapporti sociali - ed anche
politici - presso la Camera del
Lavoro
di Ventimiglia, ubicata all'epoca a fianco di un cinema, molto
frequentato, in un'unico stanzone a malapena diviso in modo diseguale da
una parete provvisoria in legno e vetro.
Il lettore consenta una
digressione verso la plastica introduzione che Enzo Barnabà fece in una
data imprecisata - in quanto il libro non la riporta -, ma che dovrebbe
risalire alla fine dei Novanta, al
romanzo
di Carlo Gallinella "L'uomo nuovo" (Edizione "Il gabbiano"), nella
quale vengono ben descritti alcuni eccentrici personaggi (il comunista
eclettico autoriparatore, l'anarchico, il sardo e così via), che nella
realtà non trasfigurata non mancarono di "officiare" presso la Camera
del Lavoro, così come l'autore, ma non lo scrittore Barnabà, ancora in
altri lidi.
Verso sera, dunque, quando molte attività erano
terminate, soprattutto verso sera, quell'angusta sede della C.G.I.L.
vedeva affiancarsi - spesso in allegra confusione - a chi cercava
risposte a questioni attinenti il proprio lavoro militanti in senso
largo del fronte di sinistra, perché quel piccolo ambiente era una sorta
di cenacolo sociale e politico. Non per niente là dentro scaturirono o
vennero supportate in senso rigorosamente unitario iniziative quali
risposte alle provocazioni neofasciste, alcune manifestazioni
studentesche, la marcia Ventimiglia-Bordighera per la pace in Vietnam. E
tutto questo al netto dell'opera più strettamente istituzionale, che in
quegli anni di lotte operaie era molto intensa anche qui in Riviera.
L'ambiente,
dunque, era quello qui sommariamente descritto, per cui non appariva
singolare che entrassero l'artigiano marmista, il contadino abruzzese -
comunista - che vendeva soprattutto uova (ma non in quel luogo!), il
piccolo possidente socialista, il pittore socialista, che donava sovente
i suoi dipinti con soggetto sociale, ed altri lavoratori autonomi.
Si
trovavano anche le occasioni per intervalli scherzosi: poteva essere
smascherato alle spalle, a sua insaputa, il panettiere comunista che
praticava in un forno di Mentone e che aveva voluto far credere di
essere stato in gioventù nella Legione Straniera; le caute prese in
giro, fatte da alcuni astanti, di alcuni di quegli uomini in seguito
effigiati da Enzo Barnabà; il festoso ingresso, accompagnato da aperti
saluti e da allegre parole pronunciati con tono quasi militaresco,
dell'avvocato del sindacato.
Quel circolo aveva, tuttavia, ancora
delle altre frecce in faretra: proprio di fronte, dall'altra parte della
strada, c'era un bar, il Bar Irene, anche questo un piccolo vano, ma
con un frenetico giro di clienti, in parte legato alla presenza del
richiamato cinema (e, quindi, quando il buio era ormai calato, eccezione
fatta per le proiezioni pomeridiane della domenica), ma molto indotto
proprio dal viavai della Camera del Lavoro: un simpatico ferroviere
veneto, sodale di Gianfranco
Raimondo
(che scrive talora delle successive vicende del Bar Irene) ed in
contatto con un noto blogger di Venezia, aveva espresso, come altri,
l'intenzione di scrivere la storia di quell'esercizio pubblico, ma una
volta di più non se ne riuscì a fare nulla.
E se quel bar, prima di
essere trasferito in locali molto più grandi poco distanti, era
frequentato da futuri scrittori quali Francesco Biamonti, Lorenzo
Muratore, il già menzionato Carlo Gallinella, faceva spesso durante la
giornata la spola tra sindacato e bar, accompagnato ad associati o
amici, un altro futuro scrittore, Elio
Lanteri, che era un funzionario della Camera del Lavoro.
Vigilava sornione su tutti questi movimenti Lorenzo
Trucchi, allora segretario della Camera del Lavoro, dal 1975
segretario
provinciale della C.G.I.L., dal 1985 consigliere regionale del Pci e,
poi, del PdS, di cui fu anche segretario della Federazione Provinciale
di Imperia: al tempo riusciva a prendere appunti o a iniziare pratiche -
togliendo anche ad Elio Lanteri molte castagne dal fuoco - nel mentre
provava a capire qualcosa dei comizi improvvisati davanti a lui.
Adriano Maini,
Verso sera, Adriano Maini: vecchi e nuovi
racconti, 7 agosto 2025