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domenica 5 settembre 2010

120, rue de la Gare

Prendo a prestito il titolo da un omonimo romanzo uscito miracolosamente (rispetto alla censura militare, e quale censura!) nella Francia occupata dai nazisti, benché trattasse e dei campi di prigionia dei soldati francesi e delle costrizioni di guerra a carico dei civili, per tentare di stendere qualche appunto sul noir francese. Soprattutto, sull'autore di quel libro, Léo Malet, che anche nella vita reale ebbe traversie non indifferenti.

Mi affido casualmente alla memoria, perché non intendo giocare allo specialista: anche perché le recensioni ci sono ormai anche per questo genere, "giallo", poliziesco, di investigazione, lo si chiami come si vuole, senza fare troppe sottili distinzioni, che lasciano il tempo che trovano, in quanto finalmente ne é stata riconosciuta la dignità letteraria, che da sempre in ogni campo riposa sulla grandezza dei singoli autori. Ma sto divagando e per tornare al tema che mi sono prefissato aggiungerò solo che cercherò di tornare in altre occasioni non solo sul "polar" transalpino ed altre opere similari, ma anche su quelle di altri paesi. E, anticipo che in Italia, a mio giudizio, abbiano nel ramo dei grandi scrittori!

Devo compiere di passaggio un omaggio, ma non di rito, come spero si capirà, al Maigret (troppo noto, perché io aggiunga ancora qualcosa) del grande Simenon (comunque, un belga, che ha vissuto molta parte della sua vita in Svizzera). Proprio in questi giorni nella storica collana della casa editrice che fece conoscere entrambi in Italia negli anni '30 e che dalle nostre parti ha dato, come ben si sa, il nome a questo genere di narrativa, compare un affettuoso ritratto sia dell'autore che del personaggio. Un'altra recente notizia mi fa' pensare sia a Maigret, che ad altri romanzieri. Leggendo di problemi di malattia (se ricordo bene) e di conseguenti pesanti rischi per la sopravvivenza dei platani in Francia, vengo a sapere in modo definitivo che pressoché tutti i viali transalpini del cinema e della letteratura erano piantumati in cotal guisa. Sono dei particolari, ma arricchiscono retrospettivamente di ulteriore atmosfera boulevards tanto ricorrenti e tanto amati dai lettori.

Léo Malet, allora. Fu per l'epoca in cui presentò per la prima volta il suo investigatore privato uno che seppe rompere decisamente gli schemi. Già chiamarlo Nestor Burma (il cognome pescato a caso da un atlante in lingua inglese: la Birmania!) comporta, pur nel realismo di fondo in cui sono collocate le sue avventure, una garbata ironia nei confronti dei già allora imperanti private-eyes statunitensi, ironia che viene prolungata nei comportamenti del personaggio, il quale con tipica verve, direi parigina più che francese, dà dei punti pur all'ottimo Philip Marlowe di Raymond Chandler. Si aggiunga il nome della sua Agenzia, "Fiat Lux", collocata in pieno centro di Parigi ed il quadro di riferimento inizia a farsi più preciso.

Una affollata galleria di comprimari, presi dalla vita vera, ci accompagna mentre seguiamo i casi affrontati da Burma, casi le cui radici affondano spesso prima della seconda guerra mondiale: tanti personaggi simpatici, uomini della strada e uomini importanti, civili e militari, perdenti come erano (con almeno un po' di dignità!) quelli di una volta, giornalisti (tra cui indimenticabile l'alcoolizzato e bisbetico Marc Covet, sempre informatissimo), ma soprattutto figure di delinquenti presi pari pari (così la intendo io!) dalle cronache dei giornali e non inventati di sana pianta, trafficanti e falsari d'arte, ricconi d'antan, poliziotti ottusi, ma trattati quasi con affetto dall'anarchico Malet, e le ragazze, le donne, ah, le donne!

Raramente ho rinvenuto ritratti più precisi, ma soprattutto affettuosi del nostro immaginario femminino, di quelli dipinti da Malet: ragazze quasi perdute che si riscattano; fanciulle innocenti di tutto ma sempre sul ciglio del burrone; una procace segretaria anch'ella dotata di grande senso dell'umorismo ed acuta osservatrice, ma destinata al nubilato casto, benché platonicamente innamorata del Nostro; anche belle ragazze per qualche flirt di Nestor, che vive, se ricordo bene, almeno una drammatica storia d'amore; cocottes, d'alto e basso bordo, e vere e proprie dark ladies, perché certo non potevano mancare; vecchie streghe e vecchine adorabili; e così via.

Con Malet ho respirato e respiro la cosiddetta storia materiale, la storia minuta, descritta, lo ripeto, con molta grazia, perché, scrivendo in tempo reale, da osservatore attento ha lasciato anche una documentazione, per così dire, imponente per gli anni '40 e '50 (per lo meno fin dove sono arrivate le mie letture). Proverò a spiegarmi con alcuni esempi, non senza prima aggiungere che sempre, con il giusto distacco dell'artista, Léo ha graffiato con gli artigli della denuncia sociale e politica.

Evidenzio solo ora che l'autore con la serie di Burma ha scritto almeno un romanzo ambientato in ognuno degli arrondissements di Parigi. Così la zona della Bastiglia e lì vicino un grande luna-park; vicoli stretti e solite brasseries vicino alle Halles, oggi Centro Pompidour; nei pressi l'ambientazione di un fatto per me molto curioso: come si essiccavano nei primi anni '50 prima di essere messe in vendita le banane, arrivate acerbe da paesi allora esotici; locali poveri e un po' malfamati un po' ovunque, specie a Saint Germain e Montparnasse; ma anche quelli "come si deve" (ma i night-club e certe balere?), soprattutto in centro; il Marais, la porta Saint-Denis ed altri siti storici; com'era Lione durante la guerra; e la Germania dei lager; un gigantesco serbatoio dell'acqua potabile a Montsouris; la Port d'Italie, ben prima degli sventramenti che l'hanno trasformata in snodo viario imponente e sede di centri direzionali; belle ville di una volta con grandi giardini nella periferia nord e appena fuori Parigi, con una campagna che sembrava entrare in città; scali merci e linee ferroviarie dappertutto, quasi dentro la Ville Lumiere, ma non mi sembra si parli quasi mai del Metrò, che sappiamo tutti essere da tempo colà una cosa imponente e pressoché obbligata: Burma, tutto elegante (altro particolare che avevo scordato prima), con uno chic più anni '40 che '50 che se ne va sempre in automobile, una bella automobile diciamo "intonata", o in taxi; ed anche abitazioni povere di operai e tuguri di sottoproletari, questi ultimi non solo in sottotetti di case malandate con scale esterne ancora più traballanti, ma talora sotto forma di un solo piano con quattro assi messe in croce in qualche cortiletto polveroso, comunque, più o meno malamente recintato; e potrei continuare, pur nel limite delle mie letture non complete. Dopo di che ognuno può farsi i confronti che vuole con la Parigi che lui conosce personalmente.

In Francia del personaggio Burma vennero, mi pare, fatti anche dei film; di sicuro dei fumetti molto belli, di cui alcune immagini scelte fanno da copertina a certe ristampe in corso in Italia. E di Malet la critica si é soprattutto occupata della sua trilogia noir, vraiment noir.

Voglio lasciare i miei lettori con un piccolo omaggio alla storia delle investigazioni in letteratura. Tra le costruzioni a destra estrema della foto che segue, sotto lo sperone roccioso (i Balzi Rossi), sorgeva il casinò di Ventimiglia, in cui trova a mia memoria parziale ambientazione un romanzo del grande Gaston Leroux, codificatore a cavallo del '900 con i suoi misteri delle camere chiuse di questo genere di narrativa, mentre per un portale turistico francese in "Le parfum de la dame en noir" il suo personaggio, Rouletabille, si limita a mangiare una squisita bouillabaisse al Restaurant des Grottes, colà, a ridosso del sito preistorico, comunque situato.

15 commenti:

Susanna ha detto...

Libro interessante!
Grazie di averne condiviso i contenuti e per l'esaustiva recensione.

Susanna

... daisy... ha detto...

Lo leggerò in lingua originale... devo ordinarlo su amazon.fr allora! sembra proprio molto interessante! grazie per il consiglio!

cristina ha detto...

Grazie per questa presentazione, Adriano, deve essere un libro davvero bello.

Ti auguro una piacevole serata
Cri

Sandra Maccaferri ha detto...

Non conosco questo personaggio: grave lacuna... a giudicare dall'entusiasmo che metti nella descrizione. Dovrò provvedere.
Accidenti comincio a pensare di dover prenotare una seconda vita CON TUTTO QUELLO CHE DI INTERESSANTE MI RESTA ANCORA FA VIVERE!!!

il monticiano ha detto...

I "giallisti" francesi non è che mi abbiano mai appassionato molto, eppure sono un accanito lettore di thriller.
Evidentemente ho commesso un errore.
Cercherò di rimediare.

giacynta ha detto...

..." almeno un romanzo ambientato in ognuno degli arrondissements di Parigi" ... Che regalo, Adriano!
Con gratitudine,
Giacinta

Adriano Maini ha detto...

Ringrazio tutti per l'attenzione prestata al mio post. Io, invero, ho parlato di Malet soprattutto per dare un'idea di una certa Francia, ma, se vi piace il genere "giallo, allora questo autore fa' veramente per voi!

@Susanna: Esaustivo, no, soprattutto se riferito al libro del titolo, che fa' veramente storia a sé!

@... daisy...: Poi ci dici com'é in francese questo autore?

@cristina: "120, rue de la Gare" é Storia che più Storia non si può, ma non ho voluto rovinare l'eventuale sorpresa a nessuno. Ciao!

@Sandra Maccaferri: I tuoi sono ottimi propositi: spero proprio di non essere io a deluderli!

@il monticiano: Il Malet con l'investigatore privato Burma fa', invero, storia a sé. Ciao, Aldo!

@giacynta: E non solo: 15 sono i romanzi specifici (uno per arrondissement) con Burma, poi ce ne sono altri ancora, sempre con Burma, che come ormai sapete ha l'ufficio a Parigi. Grazie a te!

Alberto ha detto...

Del casinò dei Balzi Rossi ne parlai ampiamente QUI, con foto d'epoca. Ciao Adriano.

Adriano Maini ha detto...

@Alberto: Grazie! Prezioso come sempre! See you later!

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Uno scorrevole cammino, le tue parole, che mi hanno fatto conoscere con delicatezza e intrigante descrizione, un artista a me non noto e che sembra molto interessante.

Grazie
Daniele

Adriano Maini ha detto...

@Daniele Verzetti il Rockpoeta®: Detto da te é proprio un gran bel complimento! Grazie! Ciao, Daniele!

Zio Scriba ha detto...

Encomiabile esempio di come la lettura mattutina di un blog possa essere cosa arricchente e istruttiva. Grazie Adriano.
E sono pienamente d'accordo con te su quel pensiero iniziale: conta la grandezza dei singoli autori, non le stupide etichettine che fan tanto comodo ai critici di quarta categoria (e agli editors di quinta...)

Carmen ha detto...

Magnifico post Adriano, un GIGA GRAZIE da una grande estimatrice, e lettrice, di Malet e di Simenon (che però preferisco nelle vesti romanziere), due scrittori così diversi fra loro ma, forse proprio per questo, complementari, ciò che non trovi in uno, lo trovi nell'altro, entrambi comunque con una capacità descrittiva del contesto, e dei personaggi, fuori dal comune.
Buona domenica. Carmen

P.S. Per lavoro sento tutti i giorni parlare di Villa Hanbury, dei Balzi Rossi, e dell'area ex Officine del gas di Nervia;-)))

Adriano Maini ha detto...

@Zio Scriba: Sei molto gentile! Quando scrivo un post come questo, spero, dato che vado a descrivere una certa mia predilezione letteraria, di riuscire a suscitare la curiosità per almeno alcuni dei temi da me posti in evidenza. Ciao! A presto!

@Carmen: Grazie! Mi fa' piacere che tu conosca Malet (Simenon é molto più noto). E, dunque, non devo aggiungere nulla!
Lavori ai Beni Culturali? Villa Hanbury é un magnifico parco (per l'Università, temo, solo un Orto Botanico), Balzi Rossi vuol dire in questo caso Museo Preistorico e adiacenti grotte preistoriche, l'area ex Officine del gas coincide in parte con il parco archeologico della Ventimiglia romana (Albintimilium).
Un caro saluto!

Carmen ha detto...

Si caro Adriano, lavoro per il povero e scalcinato Ministero per i Beni e le Attività Culturali, destinato alla chiusura nel giro di pochi anni temo...
Riguardo alle letture, i francesi sono una delle mie passioni fin dalla gioventù;-)