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domenica 14 novembre 2010

Il ciclismo era una mia passione

Ho letto avidamente storie (anzi, se mi capita, le divoro letteralmente ancora) del ciclismo epico degli esordi e di quello che arriva all'immediato secondo dopoguerra: Garin, Petit-Breton, Ganna, Gerbi il Diavolo Rosso, altri di cui ora mi sfugge il nome. E, poi, atleti italiani, che in piroscafo andavano alle remuneratissime Sei Giorni americane negli anni '20. Gorni Kramer, musicista e direttore d'orchestra: cognome il primo, secondo il nome, da un grande pistard statunitense che aveva entusiasmato il padre. Vennero in seguito Belloni, Girardengo, Bottecchia, Binda, Guerra, molti dei quali anch'essi spesso in trasferta negli USA. E ancora Bartali, Coppi, Magni.

Bartali prima della guerra in allenamento passava spesso da Ventimiglia. Giovanotti del posto talora lo affiancavano per un po', anche nella salita verso la frontiera, con i loro mezzi molto più ordinari.

Da qualche parte in famiglia c'é un fotografia che mi ritrae mentre Defilippis, il Cit, quell'erta la ridiscende per andare a vincere l'unica tappa del Tour de France approdata a Sanremo.

Mi capitò da bambino di vedermi regalare due annate pressoché complete del foglio sportivo rosa. Conobbi così la tragica tappa del Bondone del Giro d'Italia del 1956: neve e gelo a primavera inoltrata, da cui emerse solo il lussemburghese Gaul, il corridore educato e gentile, che ha lasciato memoria di tanti aneddoti edificanti. Nel 1959, all'atto di riprendere il treno per la Riviera, io e mio padre vedemmo a Milano da un giornale della sera (come quelli che non ci sono più) che aveva ipotecato quel giorno la nostra massima corsa.

Non so se era "Ciclismo illustrato", o qualcosa del genere, che pur sfogliai qualche volta, poteva forse essere addirittura una rivista francese perché a colori, ma del Tour del 1957, il primo vinto da Anquetil, praticamente sapevo tutto.

Passava dalle nostre parti, sulla Via Aurelia, a marzo la Genova-Nizza, che ad un certo punto poteva anche essere la Nizza-Genova: era una festa, per lo meno nel nostro rione di allora, per cui si era in tanti in attesa sul cavalcavia di Nervia, sullo sfondo Mont Agel.

Fece tappa a Ventimiglia una Parigi-Roma, credo sempre nel 1959. Un ciclista gentile, benché stanco ed impolverato, dopo l'arrivo stette a rispondere alle domande di mio padre, che molti anni dopo mi disse che secondo lui era Roger Riviére, di cui sapevo già che era recordman dell'ora e grande inseguitore, ma la cui immagine vidi forse per la prima volta quando fece l'anno dopo la tragica caduta al Tour vinto da Nencini, caduta che gli stroncò la carriera e gli accorciò di sicuro la vita.

Di Nencini avevamo diverse fotografie con autografo, perché i ciclisti all'epoca viaggiavano in treno: facile per mio padre ferroviere fare molte conoscenze, da cui discendevano affascinanti racconti in famiglia.

Vidi in televisione Coppi lanciare nella fuga vincente del Mondiale su strada del 1958 il giovane Baldini, che non riuscì ad essere suo erede: ma la leggenda del Campionissimo, che non mi ha più lasciato, l'appresi in pieno dopo la sua morte per via delle pubblicazioni uscite nella triste occasione. E ho ascoltato con nostalgia i racconti delle persone che hanno avuto la ventura di incontrarlo e di conoscerlo.

In sella ad una bicicletta da bersagliere ho percorso poco prima dell'adolescenza in lungo e largo la Val Nervia, che qualche salita pur la presenta, specie per andare a Castelvittorio. Da Bardineto a Calizzano ed oltre, l'anno del Vajont, sulle orme della Armeé d'Italie di Napoleone, io ci andavo su un mezzo da donna, il mio compagno di scuola, trovato lassù casualmente, su uno da corsa. Ma il mio approdo all'attività vera e propria si fermò in pratica lì.

Qualche tappa del Giro d'Italia (e qualche altra corsa in linea) dalle nostre parti é poi arrivata quando ero ormai adulto, troppo tardi per suscitarmi grandi emozioni. Così non mi sono mai recato nella vicina Sanremo per vedere dal vivo l'arrivo della classica di San Giuseppe, cui, però, mi dicono, ho assistito da piccolo. Ascoltavo e cercavo storie di nostre piccole glorie locali, che, magari, la fama se l'erano fatta da dilettanti nella vicina Costa Azzurra o di chi, con discreto trascorso, sulla Riviera era poi venuto ad abitarci. Episodi più significativi altri hanno raccontato, altri ancora racconteranno. E sono iniziate circa trent'anni fa, come, credo, un po' in tutta Italia, diverse serie di corse per dilettanti o amatori, che prima non ricordavo di avere mai visto. 

Non mi sembra di avere mai visto passare professionisti in allenamento, che pur ci sono stati. Questione di mie semplici coincidenze mancate, mentre in diversi, specie le signore, che in genere salutava tutte per primo, si ricordano ancora di Cipollini (perché residente a Monaco) che si faceva la gamba sulla nostra Aurelia.

Mi sono, in verità, scaldato per Moser, così che, sapendo che doveva gareggiare in una delle tante kermesse di fine inverno, quella volta nel 1975 mi fermai volentieri, nonostante il ritardo per il mio appuntamento, a Beausoleil, sopra il Principato, sperando, illuso, di poterlo scorgere nel gruppo che arrancava in salita. E mi sono preso la soddisfazione di vedere in tanti bar del Trentino esposta la sua fotografia autografata.

E' il doping la bestia maledetta, o come si può chiamare adesso, emo, ecc. Venire a sapere, poi, che anche a livello di ragazzini o di cicloturisti (o come si chiamano) possono essere in voga pratiche proibite mi ha tolto quasi del tutto la poesia per il ciclismo. E qualche inchiesta (diversa da quella cui accennerò dopo) si é sviluppata anche dalle nostre parti, verso farmacie presunte compiacenti.

Certo, lampi tra le nuvole ce ne sono stati, ma l'ombra, se non di più, degli scandali si é allungata su tutti i campioni degli ultimi vent'anni. In un ambiente, quello delle Federazioni professionistiche, che continua praticamente a fare finta di niente.

Con tutto questo, qualche anno fa, pur sapendo la notizia e pur cercando di non fare lo spettatore ad ogni costo, mi sono trovato casualmente a vedere transitare la tappa in circuito a Sanremo del Giro (paradossalmente alla sera ci furono sequestri di sostanze all'indice, di cui parlarono a lungo i giornali): il fruscio delle ruote sull'asfalto, devo confessarlo, mi ha procurato invero qualche brivido.

Spero vivamente nel risanamento del mondo del ciclismo, ma soprattutto che non si disperda l'eco delle grandi imprese del passato, che, considerate le condizioni (di biciclette, di strumenti di supporto, di strade) in cui si correva una volta, così diverse da quelle attuali, rimangono a mio avviso sempre esaltanti.


28 commenti:

Alligatore ha detto...

Bella zona la tua per ciclismo. Io lo pratico tantotano d'estate, oltre che seguirlo in tv. Lo seguo sempre di meno, il doping l'ha rovinato. Strana una cosa però: negli altri sport, tipo il calcio, non se ne parla; anche in questo il ciclismo mantiene la sua ingenuità e purezza. Quanti calciatori hanno beccato? Quanti ciclisti?

Alive2 ha detto...

Ricordi il 1984? Moser fa il record dell’ora, vince la Milano-Sanremo, la Vuelta, il Giro d’Italia duellando con Fignon, e vittoria finale, con carrellata all’Arena di Verona. Con lui il professor Conconi e il dottor Ferrari. Che poi negli anni seguirono Bugno, Chiappucci, Tomba, la DiCenta... Come lui che andava forte in discesa ora era anche uno scalatore... La fine del ciclismo epico. Come diceva Brera di Bartali :"Conquista il Paradiso pedalando. Si ritiene a suo modo apostolo. Nei suoi garretti d’ acciaio fiammeggia Santa Teresa del Bambino Gesù". Questo dovrebbe essere il ciclismo. Una sfida con se stessi. Attraversando posti unici. Eppoi quando scendi ti riprometti che non ci salirai più. Mai più. Ma l'indomani, sei pronto ad una nuova sfida. Hai ragione non disperdiamo un passato che ci appartiene: quello dei copertoni incrociati sotto le braccia, strade non asfaltate. È talmente epico il ciclismo, che Buzzati diede al vecchio Bartali il nome omerico di Ettore e al più giovane Fausto Coppi quello di Achille. Tracciò schizzi di metaforiche battaglie con guerrieri issati non su cavalli, ma su biciclette...
ALby
Ha detto tutto lui tranne che poi quando tornava a casa il bucato lo faceva la mogliettina.
Buona serata. Eravamo passati per sapere se il nostro vicino preferito voleva un vinello doc. Dannata?
Ivonne

gturs ha detto...

Quando ero bambina impazzivo per Eddy Merx, non so se si scrive così...ero un maschiaccio. Purtroppo il doping esiste in tutti gli sport, il ciclismo è lo sport che più di qualunque altro ne paga le conseguenze.
Ciao Adriano, Roberta.

Carla, i colori...pensieri della mia mente. ha detto...

ciaoo Adriano
ti ringrazio per aver lasciato commenti potisivi su alcune mie poesie da Stella.
grazie infinite.
Mi sono iscritta fra i tuoi lettori...se vuoi
http://artecarlacolombo.blogspot.com

grazie ancora e ciaoooo

Stefania248 ha detto...

Il ciclismo non mi ha mai attirato più di tanto, ma quando a sorpresa vedi un gruppo di ciclisti che sfreccia davanti a casa, devo dirti che è davvero emozionante.
Ne ho parlato qui.
Ciao Adriano!!
:)

Stefania248 ha detto...

p.s.: non ricordavo, avevi pure commentato!!
:D

giacynta ha detto...

La competizione non mi ha mai detto molto, per questo non riesco a seguire il ciclismo nei suoi tecnicismi e nelle strategie di squadra. Mi incanta solo lo scatto solitario, lo sforzo del singolo di chiedere a sè ed alla bici di volare...
Ciao Adriano!

zicin ha detto...

Che bel post!!!
Io il ciclismo lo vivo attraverso mio suocero... che lo adora. Leggendo ho ritrovato le tappe e i campioni che mio suocero mi racconta con entusiasmo ed io condivido questa passione attraverso il suo entusiasmo...uno strano intreccio che crea momenti magici.
Peccato per il doping...è vero...il ciclismo di allora era altra cosa.
Buona settimana

maresco martini ha detto...

Caro Meini, tu mi stuzzichi a parlare di ciclismo a me che ai tempi di Bartali e Coppi in Giugno in piena mietitura venivo esentato dal lavoro, allora il problema del lavoro minorile non c'era,per sentire l'arrivo della tappa, non avevamo la luce e nemmeno la radio, solo la galena a cuffia appena saputo il risultato montavo sul poggetto e gridavo ai contadini vicini il risultato. Poi da contadino a contadinola notizia circolava.

web runner ha detto...

Ho amato il ciclismo fin da quando vidi passare il giro dal mio paese, era il 1984 e c'era Moser in maglia rosa. Ricordo che a scuola (quarta elementare) ci fecero uscire prima per farci vedere il gruppo che sfrecciava. Da allora ho amato Hinault, Roche, Delgado, Fignon e poi Indurain, Bugno, Chiappucci, Pantani. Dagli anni duemila sempre meno spettacolo, e sempre più doping. O perlomeno, sempre più doping che viene allo scoperto. Possibile che sia un problema maggiore rispetto ad altri sport? Io non credo.

riri ha detto...

Bel post..è uno sport che mi è sempre piaciuto, ma ora non riesco più ad appassionarmi a niente!Troppe droghe, per una vittoria senza sforzi...Buon inizio settimana.E' bello leggere i tuoi post.

cristina ha detto...

Buongiorno Adriano, leggo sempre con interesse e piacere i tuoi post, non solo perchè scrivi benissimo , ma anche perchè nei tuoi racconti, torno indietro nel tempo e rivivo spesso quelle esperienze di bimba degli anni '60, periodo fatto di tanta semplicità ma anche di enrusiasmo per gli avvenimenti di ogni genere. Io non sono mai stata una appassionata di sport, ma ricordo il Giro d'Italia, che aspettavamo come qualcosa di importante da seguire come spettatori sia attraverso la tv che nelle strade del paese, tutti appostati ed in attesa, con la speranza di riconoscere qualche nome famoso tra quelle frecce sulle bici.
la certezza che almeno lo sport, fosse un qualcosa di pulito e vero, è andata via via scemando da quando sono stati portati alla luce quei brutti fatti di doping che, purtroppo, sono costati anche la vita a molti atleti. Dappertutto troviamo l'illegalità. Molta gente ha bisogno di rafforsarsi per sostenere imprese faraoniche o per dare prestazioni superiori. Io credo che questo rappresenti la pecca della nostra società e, cioè, l'incapacità di molte persone nel sapersi accontentare di ciò che sono e di ciò che hanno. Quello che ritengo terribile. non è soltanto il fatto che gli sportivi usino queste sostanze per sentirsi migliori, ma che la gente che sta loro intorno gliele faccia usare per un scopo ben più vergognoso: l'arricchirsi usandoli!
E qui mi fermo, ogni altra parola sarebbe inutile per capire ciò che provo, sentimento che, ne sono certa, ci accomuna in tanti.

Ti auguro una buona settimana e ti abbraccio
Cri

il monticiano ha detto...

Sono stato un Bartaliano finché ha corso, poi un tifoso sfegatato di Pantani. Ma dopo la storiaccia delle droghe la passione per il ciclismo è svanita.
Eppure era un vero sport.

carlo ha detto...

non so tu, io i giri i tour li ho sudati vincendo
le tappe più difficili coi tappini più elaborati
ricordi troppo belli per dimenticarli tu sei molto bravo quando scrivi anche dei fumetti a riportare con compiacimento sfumate memorie
bravo come sempre Maio...carlitos

Mr. Tambourine ha detto...

Mi sento orgoglioso di avere 27 anni solo per poter assaporare un po' di storia da chi ne sa molto più di me. Grazie.

Sandra Maccaferri ha detto...

Io ricordo che quando finalmente a casa mia entrò un televisore, sarà stato il '62 o il '63, in periodo di "Giro" mio papà ed io ci siedevamo a testa in su (la tv trovò posto sul frigorifero...la casa era piccolissima)e a un mero dallo schermo a bere tutta la telecronaca. Lui mi raccontava delle glorie di cui anche tu racconti.Avevo anche le "palline" trasparenti con le facce dei corridori e facevamo le gare sulle piste di sabbia. Anche mio suocero amava tantissimo il ciclismo; sapeva nomi, tappe, vittorie...

giulia ha detto...

Ho molti ricordi anche io di Bartali e di Coppi. Quando c'era il giro d'Italia, mio fratello lo inscenava in casa. Preparava i tappini delle bottiglie con le maglie di tutti i concorrenti e faceva le gare con tanto di classifiche, tempi etc. Alla fine però non si sapeva come, vinceva sempre Coppi. A me, sorella più piccola, era peremsso solo di guardare.
Un caro saluto, Adriano. Sempre bello leggerti

Alessandra ha detto...

pensa tra 20 giorni circa compie 90 anni Fiorenzo Magni :) che visse le sue stagioni sportive con Coppi e Bartali e vinse 3 Giri ecc. ecc. e fu ct della Nazionale... ma per la mia età :) sono legata a Gimondi e Merckx e ricordo con gioia le ore passate sotto il sole per veder passare il Giro sotto casa. Mi appassionano ancora le tappe dolomitiche del Giro e quelle delle scalate al Tour!
a presto caro Adriano
Ale

ilMaLe ha detto...

Il ciclismo è una delle mie passioni. Ho visto dal vivo la vittoria di Alessandro Ballan al Giro delle Fiandre. Ho seguito tappe del Giro. Amo il clima che trovo lungo le strade, con anziani e giovani carichi di entusiasmo poco prima del passaggio dei ciclisti.

Ernest ha detto...

Non l'ho mai praticato ma mi ha sempre affascinato
un saluto

Tina ha detto...

Li seguivo tutti, reputavo il ciclismo lo sport dei poveri, quindi più degno di attenzione, l'ho seguito fino a Pantani.

Il calcio...mi sono allontanata dopo il calcio scommesse, ho fondato una associazione sportiva giovanile e...ha compiuto 26 anni e guardo i pulcini di 26 anni fa fare da istruttori ai pulcini di oggi.

Mi è piaciuto questo post, mi è piaciuto per stile e contenuto.

Grazie Adriano e buona serata ;-))

Carmine Volpe ha detto...

lo speriamo un po tutti il sano risanamento del ciclismo anche se oramai in tutti gli sport già da ragazzini si dopano è difficile da sradicare come mentalità

gimmi ha detto...

Mai pedalato seriamente, ma da bambino mi piaceva moltissimo vedere il ciclismo in TV. Oggi riesco a malapena ad accorgermi che la Milano-Sanremo mi passa sopra i piedi.Questi casi di doping, mi definitivamente disincantato.
Tanti auguri e tanti complimenti a Fiorenzo Magni. Mi è sempre stato simpatico perché era una "scappatoia" tra l'essere tifoso di Coppi piuttosto che di Bartali. Sono sempre stato un tipo strano... guai a costringermi a scegliere tra due... Ricordo ancora quando all'epoca di Moser e Saronni tifavo per Battaglin :-)

Alive2 ha detto...

Grazie allora pedaliamo verso i sogni del domani.
Buona serata vicino.

Ivonne

Stella ha detto...

Grazie delle tue visite.

Zio Scriba ha detto...

Pur pedalando poco e appassionandomi non troppo, le tappe di montagna del Giro e del Tour sono state per me per anni il massimo dei massimi dell'epica e della poesia: agonistica, umana, paesaggistica. Il cuore batteva per i grandi campioni, ma anche per le imprese impossibili di outsider come Van Impe o Van Der Velde, che senza la più pazzesca delle bufere di neve sarebbe riuscito a vincere un Giro d'Italia! Era impossibile schiodarmi, durante una tappa di quelle. E' finito tutto il giorno della squalifica di Pantani al Giro. Adesso, di quelle grandi corse, è già tanto se intravvedo per caso la classifica generale sfogliando un giornale. Chiedimi chi ha vinto l'ultimo Giro o l'ultimo Tour e non saprò risponderti. Non è moralismo, ma una nausea istintiva.

Carmen ha detto...

Stoico Adriano ciclista sulle strade della Liguria che, nell'occasione, ho ripercorso con molto piacere (seppur, in questo caso, soltanto con la mente).

homing pigeon ha detto...

Adriano,

ci sono dei bellissimi ricordi in questo post. Nomi del passato che i giovani non avranno mai nemmeno sentito nominare. Gente che faticava con i fascioni incrociati ad armacollo, su strade polverose, altro che l'ammiraglia con le bici di ricambio e i meccanici che ti cambiano la ruota quasi mentre pedali...

E poi che ricordi, i giornali della sera. L'odore di inchiostro fresco, le notizie dell'ultima ora, gli strilloni. Quante cose si sono perse. Come il camion del latte con le bottiglie di vetro e le casse metalliche rumorose, il postino che passava anche di pomeriggio, le rammendatrici che rimagliavano le calze, i cinema di quartiere che aprivano la sera e facevano due spettacoli, venti e trenta e ventidue e trenta...

E' bello leggere i tuoi post. Sono come finestre da cui vedi un passato che improvvisamente riaffiora alla memoria. Bravo.

Ciao, a presto,
HP