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venerdì 26 dicembre 2025

Frittelle di baccalà e farinata a Sottoripa

 

Genova: uno scorcio di Sottoripa

Ancora oggi poche persone, recandosi a Genova, resistono alla tentazione di assaporare subito la focaccia, quella tagliata a strisce di forma ben rettangolare, magari rinunciando a quella che ritengono la migliore, ma servita in locale più lontano dalla prima meta, in genere con la riserva mentale di rimediare in seguito. E ci sarà anche qualcuno che esprimerà altre preferenze, fosse pure per analoghe delizie di Via Paleocapa a Savona.
Alla svolta degli Ottanta un assessore comunale di Ventimiglia, quando andava in missione presso la Regione, si faceva poi condurre, insieme all'eventuale accompagnatore, dall'autista, quindi con una discreta deviazione, ad una taverna sita all'ombra della Lanterna: a tavola sorrideva sornione lo chauffeur, mentre ascoltava le lodi profuse dall'uomo politico circa la tipica trippa, che aveva praticamente imposto a tutti i suoi commensali, e non si esimeva di gettare di tanto in tanto un'occhiata all'acquaio da cucina che faceva da separazione della grande sala comune.
Un funzionario di associazione di categoria, ormai esperto di ristoranti tra i più diversi di Genova, stupiva talora i suoi ospiti con deliziosi primi piatti agli scampi, peculiari di una locanda allocata in un vicolo, piccola traversa di Via Garibaldi verso la Maddalena, dunque a pochi passi da Piazza delle Fontane Marose, ma una stanza molto modesta con almeno un tavolo molto prossimo a tre alti gradini sui quali si apriva la porta della - come si diceva un tempo -  ritirata.
Un altro funzionario, imperiese, della detta organizzazione aveva scoperto sulla collina di Carignano, non lontano dal distretto militare, un esercizio la cui specialità erano sughi e ragù con ampio utilizzo di foglioline di piante aromatiche quali rosmarino, origano e similari: facile che molti clienti vi ci recassero affrontando da ponente l'erta Salita San Leonardo, senza magari neppure accorgersi dell'esistenza della palazzina della Federazione del Partito comunista.
Una ventina di anni addietro tre distinte signore, impiegate di segreteria di un istituto scolastico dell'estremo ponente ligure, ammesse per simpatia al seguito di una gita di istruzione a Genova, al momento del pranzo, vuoi per scelta vuoi per opportunità, si fiondarono subito in una taverna di Sottoripa, degustando chi frittelle di baccalà, chi farinata, ma trovando tutto squisito, come avrebbero a lungo raccontato in famiglia.
A metà dei Sessanta alcuni adolescenti di una squadra di atletica leggera di Sanremo in trasferta nel capoluogo, nel corso della libera uscita successiva alla cena s'imbatterono in Largo XII Ottobre in uno di quei bar appena aperti da una delle due industrie sino ad allora famose per i panettoni e scoprirono quale curiosità gelati - di pochi gusti, invero - che venivano versati nei coni azionando i rubinetti di apposite macchinette.
Era ancora un periodo in cui ferrovieri e non affollavano la mensa del Dopolavoro di categoria, trovando tutto buono, anche se non sempre caratteristico.
Cioccolata, caffé, tè, cioccolato, pasticcini, biscotti vari, dolciumi in genere approcciano, invece, ad una certa gastronomia genovese ed a locali di lusso in quel della Superba, con, ad esempio, punti di eccellenza a Nervi, non fosse altro che per le splendide viste sul mare.

Adriano Maini

sabato 1 giugno 2024

La focaccia di Finale

 

Genova: la stazione ferroviaria Piazza Principe

"La campana fa din din don e il galletto fa chicchirichì", così più o meno a metà degli anni Cinquanta sull'aria di una canzone in voga cantava a squarciagola l'addetto ad un carrello di vivande e di altri generi di conforto, muovendosi lungo il marciapiedi di una imprecisata stazione ferroviaria in provincia di Savona. Forse si trattava di quella di Finale Ligure ed allora fra le cose buone che vendeva quel giovanotto spiccava una deliziosa focaccia di cui molte persone tramandano ancora adesso il goloso ricordo: tra questi in almeno un suo racconto Arturo Viale.

Molto noto era - forse, lo è ancora - specie per i passeggeri provenienti dalla provincia di Imperia il bar della Cooperativa Portabagagli della Stazione Piazza Principe di Genova, situato a settentrione del corridoio porticato che funge da facciata ed ingresso al maestoso edificio. Buona anche lì la focaccia, ma l'attrattiva del locale era per chi non si fosse rifocillato in treno la possibilità di farlo appena disceso. Per non dire dei prezzi concorrenziali praticati un tempo anche ai non soci.

La stessa cosa avveniva nella confinante mensa del Dopolavoro Ferrovieri, molto elogiata per la buona cucina, che riservava in ogni caso ai ferrovieri le tariffe migliori, come facevano e come, per quanto si sa, fanno ancora le strutture gemelle in tutta Italia.

Per accedere ai similari locali - di antica eleganza - di Milano si passava un tempo davanti alle vetrine di una sorta di piccolo Museo delle Cere, che adesso si trova a Gazoldo degli Ippoliti in provincia di Mantova.

Le Mense dei Dopolavoro Ferrovieri erano a volte ubicate molto lontane dai binari: quella di Roma negli anni Sessanta era allocata in un palazzo antico, posto a sinistra della Stazione Termini, accessibile da una lunga scalinata al termine della quale, voltandosi, si potevano ammirare le Mura Serviane.

Da una rapida ricerca sul Web sembra che molte situazioni siano cambiate, ma pare anche che molte informazioni siano frammiste ad altre, attinenti le trasformazioni in veri e propri centri commerciali delle principali stazioni del Paese, per cui non risulta agevole discernere nei dettagli l'odierno stato dell'arte.

A Ventimiglia, come ben si sa, la palazzina del Dopolavoro Ferrovieri è ancora adibita alle sue storiche funzioni. Pensando al salone del primo piano, tuttora sede di svariate iniziative, vengono in mente tante storie passate...

Adriano Maini