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domenica 8 febbraio 2026

Ricordi da una notte di inizio estate

 





E così la signora, ragazza "padrona di casa" di quella festa danzante di fine anni Sessanta nell'appartamento vicino all'uscita della Galleria degli Scoglietti su Marina San Giuseppe di Ventimiglia, là dove oggi si affaccia il porto turistico, abbina ancora, probabilmente perché presenti a quell'evento, il rampollo dell'illustre - ancor più, "notabile" - famiglia della città di confine e il giovanotto che arrivava da Nervia, da lei già conosciuto allo stabilimento balneare gestito dai genitori.
Furono partecipi anche due fratelli gemelli di Latte, floricoltori, ma ancor più valenti pescatori dilettanti. 
Anche il discendente di egregi lombi aveva insieme ai suoi campagne e villa in quella ridente frazione di ponente.
Nessuno di loro conosceva ancora i versi della famosa canzone di Lucio Battisti "E la cantina buia...", ma se non era tale, perché situato al pianterreno, uno stanzone di un lungo edificio adibito a magazzini, a due passi dalla Via Aurelia in Latte, ospitava, intanto, altri pomeriggi danzanti, ai quali per paradosso partecipò con una qualche costanza solo il ragazzo di Nervia.
Quest'ultimo, invero, a breve avrebbe ritrovato in uno di quei depositi i due germani in occasione di riunioni del Partito comunista, mentre avrebbe avuto altre possibilità per non perdere di vista il sodale benestante.
Rievocazioni strampalate, perché solo in minima parte direttamente condivise in un occasionale incontro in una recente notte estiva, avvenuto proprio nella citata località, ma la casuale presenza dell'arcobaleno, nunzio involontario dell'incombente notte, oltre che segno di pace, potrebbe avere assunto altri significati ed altre valenze.
Potrebbe essersi aggiunta - sempre in senso metaforico - la vigilanza effettuata dall'alto su quel sito dalle case e dai monumenti della città vecchia ad esercitare una strana malia, per cui le affabulazioni di quel piccolo gruppo di amici e di conoscenti spaziarono su svariati temi, come quelli - con la meravigliata attenzione di chi all'epoca abitava altrove o non era ancora neppure nato - attinenti bambini che a metà anni Cinquanta si ritrovavano spesso per le chiacchiere tipiche di quell'età in uno o nell'altro negozio - guarda caso sempre di qualche genitore o parente di uno di loro - di quel centro storico: sembrava a tutti singolare, comunque, la citazione di una particolare "inaugurazione" compiuta dal monello, che in seguito sarebbe andato ad abitare a Nervia, dell'edicola di Ventimiglia Alta, per la quale sono stati appena celebrati dalla stampa i settant'anni di attività, "inaugurazione" consistente nella libertà concessa da benevoli proprietari di sfogliare - quel particolare cliente non sapeva ancora leggere, in attesa, com'era, di frequentare dalle Suore dell'Orto la "primina" - affascinanti fumetti a strisce, Capitan Miki, Il Grande Blek e così via, dato che i giornaletti in quel piccolo formato erano tanti, quasi tutti destinati a vita breve, per cui poteva essersi trattato pure della contemplazione di altri titoli.
Nessuno in quel momento, forse, fece caso - nonostante il forte vento di maestrale - al fatto se fosse già presente in cielo la luna piena, quella che di sicuro adesso risplende e che qualche giorno prima in forma non ancora compiuta, ed ancor più seminascosta dalle nuvole, riusciva, comunque, a mostrare all'incombere del nuovo dì tutta la bellezza del suo color rosso rame, affacciata sull'arco della vicina Costa Azzurra.

Adriano Maini

lunedì 28 luglio 2025

Man mano che si faceva notte


Una luna color rosso rame, appena fatto capolino, in quella sera dei primi di agosto di un anno fa sembrava contemplare la Chiesa di Terrasanta di Bordighera.
Non era molto illuminato il Lungomare Argentina e poche erano anche le luci in mare, quelle di pescherecci quasi dispersi in tanta vastità di acqua, ma per alcuni brevi attimi sopra una di quelle piccole imbarcazioni il fulgore di un aereo in avvicinamento sembrava disegnare un tassello di una di quelle mappe che tanto intrigano gli astronomi.
Più a ponente i bagliori della Costa Azzurra non impedivano di cogliere i raggi dei fari, lanterne dimenticate che in quest'epoca di travolgente tecnologia non fanno più appassionare turisti ed abitanti di questi luoghi, nè tantomeno li sollecitano a tentare di individuarne l'esatta ubicazione.
In quella stessa direzione occidentale la Passeggiata di notte rifulge quasi a giorno.
Avvicinandosi la mezzanotte Selene, oramai quasi nivea nuvola, apparendo più a sud, pennellava di riflesso il Tirreno, ridestando ricordi di descrizioni manzoniane del Lago di Como.
 


Non era ancora, tuttavia, quello il periodo di splendidi tramonti né di magiche visioni della mitica Corsica sulla linea dell'orizzonte.

Adriano Maini