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mercoledì 24 agosto 2011

Quelle antiche mura di Oneglia

Ho trovato casualmente, mentre volevo approfondire su Cultura-Barocca altri temi, un importante riferimento agli antichi bastioni di Oneglia, che con Porto Maurizio e altri piccoli centri da quasi novant'anni fa parte di Imperia.
Riporto qui la pagina in questione, mentre, avendo a disposizione la cartografia di cui sopra, non ho resistito alla tentazione di riguardarmi in linea di massima lo stato attuale dei luoghi, tenuto altresì conto del fatto che in certi consistenti punti i vecchi manufatti dovrebbero essere ancora di supporto a costruzioni più recenti. Un aspetto, quest'ultimo, molto comune nel nostro Paese.
La calata G.B. Cuneo. Su un muro la lapide che ricorda il bombardamento della flotta di Luigi XIV.
La casa di sinistra, nell'ultima immagine sin qui vista, é quella dove nacque Edmondo De Amicis.
Questa, in parte, la zona del Convento.
Il campanile é quello del Duomo di San Giovanni.
Fuori dal circuito delle mura, il campanile della SS. Annunziata.
Il ritorno al tratto, minimale, ma ben visibile come tipologia, dei bastioni, situato ad est.
Su un muro a fianco del Duomo una riproduzione specifica da un'opera che ho già citato altre volte, il "Theatrum Sabaudiae" del 1682, riproduzione che colloca il porto dell'epoca più a occidente e evidenzia, dove prima sorgeva il castello dei Doria, il Convento di San Francesco di Paola.

Un viaggio molto di fantasia, insomma, il mio.


venerdì 19 agosto 2011

Fra' Marco da Nizza

Fonte: turtledove.wikia.com
Ho letto per la prima volta di Fra' Marco da Nizza nello stesso romanzo storico - una lunga saga sul Texas - in cui ho appreso di Cabeza de Vaca. Va da sé che mi ha colpito molto sapere di un personaggio nato non lontano dalle mie parti.

Fonte: ww.psi.edu
Fu un difensore dei nativi americani: la documentazione più pertinente risale ad un suo incarico nell'ormai ex Impero Inca, svolto quando Atahualpa era già stato assassinato, come si evince da una sua comunicazione inserita nell'opera fondamentale di Bartolomeo de Las Casas.
File:Coronado expedition.jpg

Fra' Marco, disgustato, cercò ed ottenne altre incombenze, che lo portarono in Messico e che gli fecero passare gli ultimi anni della sua non lunga vita in diverse avventure e contingenze, non tutte di facile lettura e non semplici a riassumere. Il Viceré, in seguito ai racconti delle peripezie di Cabeza de Vaca, lo mandò in una spedizione a nord, attuale New Mexico, alla ricerca delle sette città d'oro (Cibola).

La fallace convinzione di averle intravviste fu la premessa alla sua partecipazione al famoso viaggio di esplorazione di Coronado, concluso con un fallimento di scopo, attribuito di conseguenza a Marco.

Le fonti attestano che questo frate francescano (di cui ci rimangono solo i titoli delle sue diverse opere e, oltre quanto già detto, una sola lettera) rimase incantato dalla bellezza di quelle terre, al punto da dedicarle a San Francesco. Non era certo così per i conquistadores che un mito certo lo inseguivano, ma era solo quello di El Dorado nelle sue tante varianti.
Firma di Marco da Nizza in calce al documento "Poder de Fray Marcos de Niza a favor del Señor Mariscal", dove si legge "Ita est, frayre marcos de nissa, comissaris" (Fra Marco in quel tempo era Commissario del suo Ordine in Perù) - Fonte: Wikipedia
Vennero coinvolti quasi tutti, però, crudeli avventurieri e uomini di religione, con gli scarsi mezzi dell'epoca in avventure incredibili, che furono anche - contraddizioni della Storia! - grandi tappe delle scoperte geografiche.

La firma di Marco da Nizza nel Canyon di Gila - Fonte: Wikipedia
A me, poi, sembra di ricordare che, nel romanzo citato all'inizio, di Fra' Marco si mettano in evidenza anche azioni umanitarie compiute a favore degli indiani nelle zone più meridionali dell'attuale Texas. Il che porta a gettare un po' di luce sulle missioni francescane, i cui componenti, almeno in una fase iniziale, dimostrarono, mentre già realizzavano le singolari costruzioni viste in tante pellicole western, qualche sprazzo di umanità verso i nativi. 


Fra' Marco. Conosciuto un po' dappertutto. Quasi dimenticato dalle parti dove nacque!


sabato 13 agosto 2011

Appunti di Ferragosto


Non ho mai scritto della Battaglia di Fiori di Ventimiglia, che si svolge tradizionalmente a giugno,  perché con tutte le implicazioni che comporta é un argomento molto vasto, ma fare indovinare alla vigilia di Ferragosto, anche in bianco e nero, le migliaia di garofani che adornavano quel carro degli anni '60 può rappresentare una nota di simpatia. Tra l'altro la compagnia, spesso vincente in quel periodo, che realizzò quell'opera, aveva base in una zona di Bordighera a me molto cara. E l'inquadratura soprastante riguarda la zona Nervia di Ventimiglia, cui spesso ritorno soprattutto per motivazioni di ordine storico. Senonché, proprio in questi giorni, quasi anticipandomi, un mio amico, che delle vicende del passato è un dotto cultore, di quel nostro quartiere dell'infanzia e dell'adolescenza ha parlato su un portale locale con note decisamente più di colore.

Gli rispondo a distanza scherzosamente, dato che è sampdoriano, con questa fotografia che si riferisce ad un Genoa-Marzotto di Serie B del settembre 1960, partita alla quale avevo già fatto un fugace accenno per altri motivi. Del resto, siamo in una fase di calcio estivo ...

Alla fine di luglio ho assistito ad una bella iniziativa dedicata a Nico Orengo in Isolabona, l'Islabonita del suo omonimo romanzo. Ho continuato a rinviare la stesura di qualche riga in merito, perché ne avevano già parlato Roberta, Skip e Alberto, il quale ultimo, anzi, da organizzatore e da protagonista aveva più volte in modo originale preannunciato l'iniziativa sul suo blog. C'erano, nell'occasione, anche altri blogger, Filo, Pia e Marco, Marco coinvolto poi come presentatore. 

C'è anche una fotografia che ci ritrae tutti insieme. Riporto i loro post con link specifici: Roberta qui, Skip qui e Alberto, ultimo per ... doveri di cavalleria, qui: caso mai a qualche lettore fosse sfuggita la notizia della manifestazione, su cui vorrei tornare, sempre a scopo di divulgazione, magari andando a linkare, quando sarà pronto, il video.

Insomma, ho trovato un modo come un altro per augurare a tutti un Buon Ferragosto!


martedì 9 agosto 2011

Villa Maria Serena, Mentone


A Mentone Villa Maria Serena sorge un po' discosta dalla strada principale, praticamente sul confine a mare con l'Italia. Tanto é vero che, come si può notare nella fotografia, é sovrastata dall'antico, storico punto di confine, Ponte San Luigi, a sua volta dominato da quel Passo della Morte, teatro di tante vicende di contrabbandieri e di espatri clandestini di persone perseguitate e di tante tragedie che gli hanno procurato quel triste nome.


In quell'edificio sono stato diverse volte in occasione di incontri transfrontalieri, apprezzando in pieno la bellezza della dimora, del relativo giardino e del panorama che di lì si può ammirare, ma preso dal fervore del clima di un meeting mi ero sempre limitato a chiedere, senza ricevere lumi, a qualche ospite la storia della palazzina.


Recandomi con calma - dovrei dire entrando con il permesso dei giardinieri  perché probabilmente é palazzina di rappresentanza del Comune di Mentone, senza, dunque, accesso libero al pubblico - mi sono accorto che la Villa é stata realizzata del grande Charles Garnier. E che qualche personaggio importante ha dimorato in quell'ameno sito. Ma non vado a documentare tutto per non annoiare.


Mi preme sottolineare di più che, pur sapendo che l'architetto dell'Opera di Parigi aveva lasciato tangibili e pregevoli segni sia nella Riviera dei Fiori che in Costa Azzurra, mi era sinora sfuggita la paternità di quest'altro suo progetto.


Dico questo, senza indulgere in altre immagini del luogo, per sottolineare una volta di più la valenza del patrimonio storico ed artistico di questa zona.



sabato 6 agosto 2011

Treni, ancora ...

 

In questa fotografia del gennaio 1963 non solo viene resa testimonianza di una rara nevicata sulla costa della Riviera dei Fiori, ma si può notare una vecchia locomotiva a vapore, destinata all'epoca alle manovre. Da quelle parti, nella zona Nervia di Ventimiglia per decenni si sono infatti formati i convogli. O sono stati ubicati altri servizi, oggi in genere spostati nell'immenso - e praticamente vuoto - parco merci del Roya, ennesima recente cattedrale nel deserto in attesa di riconversione. Sono tutti spazi, a Nervia, compresa l'area limitrofa in riva al torrente una volta destinata a rimessa locomotori, il Campasso, con pertinente ampio accesso, che coprono grandi risorse archeologiche, non solo di epoca romana. Come accade anche ben al di là del bastione su cui poggiano i binari. Va da sé che la materia é ampiamente trattata su Cultura-Barocca, sito cui ho già fatto riferimento altre volte. La stazione di Ventimiglia é più a ovest, a destra.


Prima di cadere nella tentazione di cimentarmi una volta di più nell'antica storia locale, cosa che tuttavia mi riservo di fare ancora, mi riporto, pubblicando invece uno scatto ripreso da casa, ad un discorso generico sui treni, cui ero già approdato una volta.


Mi viene da ripetere che ho fatto il pendolare per nove anni sulla tratta Bordighera-Sanremo. E la stazione matuziana é, dopo lo spostamento a monte della ferrovia, anch'essa in galleria. Tutto questo per dire che ho verificato di persona argomenti sempre di attualità, tipo pulizia del materiale rotabile, ritardi dei convogli, costi dei viaggi e via discorrendo.


Con un'immagine del marzo 1957 volevo iniziare ad accennare ad aneddoti curiosi che si possono verificare a viaggiare in treno.

Solo che vengo più attratto dal fatto che pochi giorni fa proprio il mio amico di Cultura-Barocca mi ha fatto  vedere una vecchia fotografia di un sopraluogo compiuto in vista dell'elettrificazione di competenza francese, presente suo padre che ne aveva curato progettazione e realizzazione.

In effetti, non é poi trascorso molto tempo da quando S.N.C.F., la società transalpina, ha pensato di rinunciare in modo definitivo alle vaporiere in Costa Azzurra, quindi, anche nel tratto dalla stazione di Ventimiglia al confine di cui qui sopra si vede uno scorcio. Una conseguenza curiosa é che, tralasciando i dettagli tecnici, la differenza di tensione elettrica tra sistema italiano e quello francese comporta l'obbligo di mantenere quest'ultimo ancora per qualche chilometro in Italia direzione Genova: un po' come capita, sempre se ho inteso giusto, in certi tratti in salita dell'Alta Velocità. Solo che nei convogli regionali liguri la specifica apparecchiatura può anche essere ubicata in un solo locomotore diverso da quello in quel momento di testa, per cui uno dei due macchinisti in prossimità di Bordighera o rientra dall'avere svolto o va a compiere quella particolare mansione: con grande curiosità degli utenti, soprattutto dei pendolari che li conoscono quasi tutti. 

Anzi, più ci penso, invece che avventure di viaggio, che possono sempre aspettare di essere raccontate, mi vengono maggiormente in mente altri aspetti materiali delle infrastrutture ferroviarie, dismesse e non, di questa zona già di frontiera.


martedì 2 agosto 2011

Alfredo

Baiardo (IM)

Tutte le fotografie che pubblico qui sono di Alfredo, come sue sono le più belle di cui ho potuto sinora usufruire sul blog, comprese quelle relative a pescatori di fine '800 di Bordighera. E di lui ho parlato, senza farne il nome, in varie occasioni perché la sua generosità ed i suoi consigli mi sono stati e mi sono, solo a limitarmi agli esempi di internet, di jacarande o di esperienze vissute in Costa Azzurra, sempre molto presenti.
Pongo subito qui il link alla sua azienda di famiglia, prima di incorrere una volta di più nell'errore di continuare a lasciare Alfredo nel più completo anonimato.

Abies alba
Acanthus spinosus
Cyperus glaber
Prunus brigantina

Prunus brigantina
In effetti, devo ringraziare oggettivamente chi, come @gturs, sul Web ha sempre sottolineato la sua collaborazione con Alfredo, se ho trovato lo spunto per decidermi a rompere gli indugi per dire qualcosa di più su di un caro amico come lui, che mi aveva chiesto di lasciarlo nell'anonimato. Spero, però, di qui in avanti di essere capace di colmare il tempo perso.
Intanto, però, per tema di sbagliarmi ho lasciato i nomi latini delle piante che ho selezionato nella vastissima gamma di cui mi ha dotato Alfredo ...
E si tratta di flora della Liguria di Ponente!



venerdì 29 luglio 2011

Piazza d'Armi


Oggi Piazza d'Armi di Camporosso, Camporosso Mare per la precisione, risulta occupata, a farla breve, da strade, case e da un bel giardino pubblico.


Il nome con cui é stata lungamente conosciuta l'area in questione riporta agli anni prima dell'ultima guerra ed alla finitima Vallecrosia, proprio lì affacciata come confine occidentale, Vallecrosia dove erano collocate molte caserme: ma questo é un lato della questione che porterebbe lontano, comunque, alla necessità di approfondimenti.
Per circa vent'anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, invece, quello spiazzo é stato occupato da quello che a lungo (quello di Bordighera sul Capo credo non fosse a caso destinato ai tornei giovanili) fu l'unico campo di calcio regolamentare della zona di confine.
Non sono poi in tanti, tra le persone che frequento, a ricordarsi di tutto questo: eppure qualche fotografia gira ancora, soprattutto su Facebook.
Tra il detto ed il vissuto - da bambino e da adolescente abitavo abbastanza vicino - emergono tanti ricordi di fatti curiosi, dai quali vado ad estrapolare un episodio che mi é stato raccontato da poco.
Alla svolta anni '60 guardava - in tribuna, mi viene da supporre - una partita in casa della Ventimigliese un signore ormai anziano, alto, robusto e dalla voce tonante, che ben avevo conosciuto per amicizie di famiglia. Gli si avvicinò un autista in livrea che gli disse che il suo titolare, assiso in autovettura, avrebbe desiderato parlargli: al che l'omone rispose che prima avrebbe guardato finire la gara. Fu grande il suo stupore di ritrovare infine ad attenderlo pazientemente l'ufficiale, al quale aveva salvato la vita durante la Grande Guerra, ancor di più nel riscontrare che era ormai un famoso magnate italiano dell'industria. La vicenda proseguì con aspetti qui ininfluenti, credo.
Non ho chiesto al mio interlocutore, genero di quella persona, come fosse stato possibile quell'avvistamento a distanza, ma me lo sono immaginato, come in parte ho ricostruito nella mia stesura, alla quale devo aggiungere il particolare di un muro basso, solo sormontato da un'alta rete per trattenere le pallonate.
E fuori dal foot-ball ne ha viste tante altre cose la vecchia Piazza d'Armi, luogo destinato ai circhi - ce n'erano ancora tanti in quegli anni e non arrivavano solo d'estate - e, sotto Natale, ai Luna Park. Tanto é vero che chi come me di tanto in tanto andava in settimana a scorazzare su quel brullo terreno, spesso lasciato incustodito dalla società, ne vedeva le pessime conseguenze. Insomma, da quelle parti tirava aria di pionierismo di ritorno, anche perché la Ventimigliese anteguerra aveva un bel campo negli attuali Giardini Pubblici della città di confine ...