In provincia di Imperia forse le prime esibizioni di cantanti famosi in Feste de l'Unità avvennero a quella di Ventimiglia, che si teneva nei classici Giardini Pubblici: Claudio Villa nel 1973, Gianni Nazzaro nel 1974, con grande successo di pubblico, non pagante, ma gli organizzatori rientrarono in parte dalle spese - se non da tutte - con maggiore affluenza agli stand e con le offerte libere, che venivano scambiate con le tradizionali "coccarde", a quel tempo ormai sostituite da adesivi multicolori, che evitavano tante punture di spilli, come invece d'antan.
lunedì 20 aprile 2026
Vecchie feste di partito tra Nizza ed Imperia
In provincia di Imperia forse le prime esibizioni di cantanti famosi in Feste de l'Unità avvennero a quella di Ventimiglia, che si teneva nei classici Giardini Pubblici: Claudio Villa nel 1973, Gianni Nazzaro nel 1974, con grande successo di pubblico, non pagante, ma gli organizzatori rientrarono in parte dalle spese - se non da tutte - con maggiore affluenza agli stand e con le offerte libere, che venivano scambiate con le tradizionali "coccarde", a quel tempo ormai sostituite da adesivi multicolori, che evitavano tante punture di spilli, come invece d'antan.
mercoledì 18 marzo 2026
Sempre i lettori...
Mimmo, dalla Calabria (ma pensa di tornare presto in provincia), dice, ancorché aggiunga che si tratta di un'esposizione un po' scarna, di essersi emozionato alla lettura delle vicende di alcune ragazze e di alcune donne della Resistenza, qui riportate.
Dalla provincia di Bergamo un altro lettore è uso sottolineare aspetti sociali di alcuni post.
Viene da risalire per breve nel tempo. Si possono rintracciare integrazioni di altri racconti: come nel caso di una famiglia di vicentini, in seguito molto nota a Sanremo, non solo per la gestione di un affermato ristorante in altura, ma anche per le prodezze rallistiche di un componente, famiglia il cui capostipite era arrivato a Bordighera negli anni Trenta a Bordighera per lavorare nel trasporto con... muli di una altra futura importante ditta; come per gli apprezzamenti espressi circa gli inediti relativi agli allenamenti del grande campione del calcio Ferenc Puskàs con i ragazzi della Giovane Bordighera nel campo una volta sito sulla spianata del Capo della città delle Palme; come per la visione di atmosfere alla Maigret di Simenon, avuta da un'altra cortese signora in proposito di ambientazioni su Marsiglia e dintorni.
Va da sè - nota tecnica - che i rilievi qui riferiti attengono a social media o a messaggi privati.
Adriano Maini
mercoledì 17 dicembre 2025
"Avevina" e "corsetta", treni d'antan
La partenza da Milano era al sabato alle ore 14.42 con arrivo a Sanremo alle ore 19.10. Da Sanremo si tornava a Milano alle 9.17 del lunedì. Non risulta fossero previste fermate intermedie.
Si tramanda che questo “direttissimo” abbia svolto le sue funzioni dal 1948 al 1958. Il mezzo utilizzato era una più o meno classica “Littorina”, come si diceva ancora alla soglia degli anni Sessanta, ribattezzata - non ci si si ricorda quanto ufficialmente - “Avevina”, mentre una pubblicità la definiva “freccia Aurelia”.
Si potrebbe risparmiare per l’occasione l’astruso nome tecnico del mezzo, ALtn.444.3001, ma non almeno un accenno al fatto che si era proceduto all'adattamento di un mezzo d'anteguerra, rispetto al quale i progettisti, inserendo una torretta belvedere - altro appellativo talora usato - si era forse ispirati ai vista-dome americani: in ogni caso l'esperimento fece da modello per altri treni all'epoca considerati più o meno di lusso.
La vicenda aveva interessato qualche anno fa il grande fotografo di Sanremo Alfredo Moreschi, che aveva reperito notizie sparse sull'argomento da inserire nel sito dell'Archivio di immagini di famiglia.
Il servizio del rientro a Milano era assicurato dai ferrovieri di Ventimiglia, che, per recarsi a questo lavoro, abitualmente salivano su precedente convoglio, così come per il ritorno da Milano prestavano la loro attività su di un altro treno.
Quei ferrovieri di Ventimiglia, dal gergo colorito, concorrenziale con quello di altri addetti ai trasporti, quali carrettieri e marinai, avevano, invero, ribattezzato quella "littorina", alludendo con un epiteto molto salace a certe possibili conseguenze delle lunghe assenze dei mariti.
| Ospedaletti (IM): l'ex stazione ferroviaria |
| Santo Stefano al Mare (IM): la zona dell'ex stazione ferroviaria |
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| Una "corsetta" nel 1958 |
| Uno scorcio di Imperia |
Sempre quei birboni dei ferrovieri di Ventimiglia preferirono chiamare tra di loro "corsetta" un "accelerato" che grosso modo nella seconda metà degli anni Cinquanta, partendo da Ventimiglia più o meno poco dopo l'ora di pranzo, si arrestava alla stazione di Imperia Oneglia. Vi è da notare che, essendo ancora avveniristico lo spostamento a monte della linea, le fermate intermedie erano veramente tante: Vallecrosia, Ospedaletti, Bordighera, Sanremo, Arma di Taggia, Riva - Santo Stefano (stazione unica sul confine tra le due cittadine), San Lorenzo al Mare - Cipressa, Imperia Porto Maurizio. Il treno ripartiva, facendo la stessa trafila dell'andata, per rientrare a Ventimiglia per l'ora di cena. E si è persa la memoria di quali fossero in prevalenza gli utenti, molti dei quali, se salivano nella città di confine, probabilmente erano statali con incarichi solo mattutini, mentre la casistica per chi gravitava sul capoluogo provinciale e nelle località intermedie dovrebbe essere stata di tipo più corrente.
Si possono aggiungere delle note curiose. Essendo la sosta ad Oneglia di macchinisti, capitreno e conduttori abbastanza prolungata, poteva capitare che qualcuno di loro spendesse il tempo libero entrando in un cinema, il che attesta che anche in provincia a quei tempi erano aperti dei locali di seconda, se non terza visione, un aspetto comunque di rilievo sul piano sociale e su quello del costume. Anche in questi casi, come spesso per Milano, accadeva che qualche ferroviere portasse con sé un figlio o due, magari soprattutto pensando alla piacevole sorpresa che poteva essere garantita dalla visione di un bel film: solo che qualche volta nel buio di una sala poteva succedere che un piccolo rimanesse intimorito, per cui il genitore lo accompagnava fuori abbandonando, senza rimborso di biglietti, le poltrone, magari lasciando indietro un pargolo più grande, da andare a ripescare finita la proiezione.
Ad Oneglia c'era anche altre distrazioni ed attrazioni, soprattutto il porto, nella sezione di levante tuttora dedicata allo sbarco del pescato - in quel torno di vita più semplice una vera attrattiva per tutti, grandi e piccini! - un porto ai tempi sul serio uno scalo commerciale, sulla cui calata e sul cui molo corto spiccavano cumuli di merci varie: una zona collegata alla stazione ferroviaria da binari collocati su arterie cittadine, binari sono a non molti anni fa ancora utilizzati - con evidenti intoppi per l'aumentato traffico stradale - per una nota fabbrica purtroppo ormai chiusa.
Da tanto, poi, per lo meno da quando la S.N.C.F., la società transalpina, ha pensato di rinunciare in modo definitivo alle vaporiere, permane ancora la necessità di congegni ed accorgimenti tecnici per garantire il passaggio dall'elettrificazione francese (1500 V in corrente continua) a quella italiana, con locomotori - come scrivono gli esperti - "alimentati a mezza tensione fino a una sezione di separazione 1500/3000 V", questa situata in un punto prossimo all'ex Seminario di Bordighera.
Adriano Maini
mercoledì 3 settembre 2025
Autoscontri, giostrine, baracconi, fotografie...
In quest'ultima città in almeno un'occasione gli autoscontri vennero collocati in uno scomparso cortile interno di una via centrale, ma era la piazza del Municipio ad ospitare più spesso tali attrazioni.
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| Camporosso (IM): Piazza d'Armi |
Queste, quando venivano poste nell'altrettanto scomparso campo di calcio di Piazza d'Armi lungo la Via Aurelia a Camporosso, al momento dei traslochi lasciavano, al pari dei tendoni e dei carri di circhi, che di tanto in tanto si mettevano là, su quello, che definire un prato erboso era molto arduo, solchi evidenti sul terreno, accentuati dagli effetti delle piogge che non mancavano mai: al punto da domandarsi dove andasse nel frattempo a giocare la squadra di calcio dilettanti della Ventimigliese, che a tutto il 1964 ebbe la titolarità di quello spiazzo.
Nella città di confine faceva, intanto, consolidate apparizioni la giostra popolarmente ribattezzata "calci nel posteriore" (l'espressione, invero, sarebbe più pittoresca), stabile presenza in seguito alle Feste dell'Unità nei Giardini Pubblici: un'attrezzatura che più tardi sarebbe incorsa in un triste evento, ma che era gestita da una famiglia che, abitando ad Imperia, nei prati di periferia di Milano aveva trovato le maggiori occasioni di lavoro.
Capita che si possa essere diffidati dal fare fotografie da una strada pubblica o in una campagna abbandonata.
Se ne fornisce qualche esempio, senza entrare troppo nei dettagli, che sarebbero quasi romanzeschi.
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| Carro "Arlecchino", progettato da Mario Raimondo Barbadirame, Compagnia "Nuova Generazione", Battaglia di Fiori di Ventimiglia, 1964. Fonte: Ivo Motroni |
In ogni caso, è difficile su questo blog sottrarsi ad alcune ripetizioni ed integrazioni.
Adriano Maini
lunedì 14 ottobre 2024
Profumi
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| Camporosso (IM): la provinciale di Val Nervia poco oltre la vecchia distilleria |
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| Imperia: il campo di atletica al Prino |
A
saperli cogliere, ancora oggi ci si può lasciare inebriare dai profumi
intensi delle jacarande quando queste iniziano a sfiorire: di
particolare forza quanto capita in proposito in Via Romana a Bordighera
sopra il Giardino Monet. Questa esperienza, invece, viene ormai da lungi
impedita, come hanno sottolineato anche personaggi illustri, per i
pitosfori, pur molto numerosi nella zona intemelia: un fenomeno negativo
che non tutti i commentatori hanno colto, forse perché tipico della
Liguria.
Gli aromi di caffè appena tostato erano sino a poco tempo fa una costante in tutto il Paese. Il ponente ligure conferma tuttora in larga misura la tradizione, ad esempio in Piazza Dante ad Imperia ed in Via Fiume a Sanremo. Ma é uno scomparso esercizio di Via Prè a Genova che ha ricevuto di recente gli onori del ricordo indiretto da parte di una brillante penna - forse ignara del fatto che allo stato attuale non troverebbe più riscontro per la sua memoria - di una ex studentessa universitaria degli anni Sessanta sul blog di Chiara Salvini: "Con tutto ciò, devo dire che quello che amo ancora di Genova è il profumo del caffè che si respirava nei suoi vicoli: quando uscivo dall’ambiente polveroso dell’Università di via Balbi andavo a Principe attraversando via Prè e lì c’era la Genova che mi piaceva: mi piace De André perché ha amato e cantato quella città, per tanti versi inospitale". Non sarà del tutto fuori tema sottolineare, a questo punto, che furono clienti assidui della torrefazione di Via Prè tanti ferrovieri del personale viaggiante che prendevano servizio alla stazione di Ventimiglia.
Adriano Mainimercoledì 21 agosto 2024
Francesco Biamonti svolse la sua relazione in un'afosa serra a mezza collina in Ospedaletti
Erano tutti - i ragazzi cui sin qui si è accennato - amici di Francesco Biamonti, che non era ancora lo scrittore oggi ben noto, anche se qualche suo breve scritto era già apparso. Così come era avvenuto per Angelo Oliva, il quale subito dopo si sarebbe cimentato in ben altro genere di carte e di esperienze, ma di cui - sottolineatura di quanto si è appena detto - è stato di recente pubblicato a cura dell'Unione Culturale di Bordighera il racconto "Una grossa porcheria" in un opuscolo corredato da affettuose memorie di persone che lo avevano conosciuto bene.
Il viaggio citato probabilmente coincise con il congresso in cui venne eletto segretario provinciale della F.G.C.I. Mauro Torelli, futuro segretario provinciale del PCI e deputato, che nel suo libro di memorie politiche avrebbe dedicato righe intense non solo ai compagni di partito Trucchi (il curriculum di questo Lorenzo vede in ordine di tempo le cariche di segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia, segretario provinciale della C.G.I.L., consigliere regionale) e Muratore (assente o quasi, stranamente, Angelo Oliva, ma il ruolo "agli esteri" di quest'ultimo lo tenne sempre per i rapporti ufficiali lontano da questa Riviera), ma anche - per gli impegni culturali e sociali degli anni Sessanta - ai socialisti Loreti e Biamonti.
Giorgio Loreti era
attivamente impegnato nell'Unione Culturale Democratica di Bordighera,
ma anche, in Sanremo nella Federazione Giovanile del PSI, con altri
giovani, tutti incoraggiati da Adolfo Siffredi, patriota antifascista (Fifo),
che era stato il primo sindaco di Sanremo alla Liberazione. Loreti era
molto preso in particolare dal redigere bollettini di informazione,
tutti rigorosamente stampati a ciclostile, così da poter anche stampare
in un'occasione i complimenti e le esortazioni a proseguire sulla strada
imboccata, ricevuti dall'ex comandante partigiano Vitò.
Francesco
Biamonti fu brevemente segretario provinciale del Partito socialista,
quando la sede del PSI era in via Foce ad Imperia. Il suo discorso di
commiato dalla carica venne sviluppato in un congresso che si tenne in
un'afosa serra a mezza collina in Ospedaletti: fece un discorso
dall'ampio respiro, molto colto, pressoché inusuale per gli astanti, cui
minimamente poté competere per qualità quello di un insegnante di
musica di Pieve di Teco.
Poco prima, allo svolta degli anni Sessanta,
giovani democristiani di Ventimiglia, tutti universitari, si
attrezzavano per le loro carriere professionali e politiche a venire
in... feste danzanti - a capodanno indossando in genere berretti da
goliardi -, intrattenimenti vari, pranzi e cene da post-sciate,
escursioni in campagna, cacce al tesoro e così via, non disdegnando di
accompagnarsi a veri figli e figlie del popolo.
Alla svolta
successiva, quella degli anni Settanta, usciva da una tipografia un
periodico progressista, alla cui redazione partecipava almeno un
dirigente locale democristiano, un altro amico di Francesco Biamonti, lo
stesso che a gennaio 1973 insieme al Presidente Provinciale ACLI -
anche questi abitante nella città di confine - si sarebbe dato molto da
fare - insieme ad attivisti comunisti, socialisti ed indipendenti - per
la buona riuscita della Marcia per la Pace in Vietnam, da Ventimiglia a
Bordighera. Quella pubblicazione portava il nome di "La Goccia" e vedeva
tra i suoi redattori anche il parroco di Airole: forse, risentiva di un
clima particolare, contrassegnato anche un po' prima dalla presenza
attiva tra Ventimiglia e Vallecrosia di preti e diaconi, nonché di una
sorta di missionari laici, tutti impegnati nel sociale e tutti (o quasi)
venuti da fuori, a titolo di paradigma chi dalla Lombardia, chi dalla
Toscana, dei quali pochi ricordano qualcosa, se non una certa
definizione riferita ad alcuni di loro, non si sa più se amichevole o
irriverente, di "preti comunisti".
Adriano Maini
mercoledì 24 gennaio 2024
Tanti immigrati alla costruzione delle strade militari nell'estremo ponente ligure
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| Magauda, Frazione di Camporosso (IM): una zona circondata a suo tempo da strade militari |
Come è ben noto, durante la Grande guerra a Ventimiglia vennero adibiti a ospedali militari l'Orfanotrofio San Secondo e l'Ospizio di Latte; a Bordighera vennero adattati a simile scopo il nuovo Casinò e diverse ville private, anzi, fu persino impiantato un nosocomio attendato; e così via. Del personale inglese (infermiere, ufficiali, soldati) passato in zona si conoscono alcune vicende di battaglia, ma poco risulta scritto dei fatti d'arme che coinvolsero uomini di questa zona del ponente ligure (da segnalare nel contesto il bel lavoro di Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019, ma, trattandosi di una rassegna di quasi tutti i combattenti della zona intemelia partiti all'epoca per il fronte, le relative informazioni per forza di cose, fatte salve alcune eccezioni, sono necessariamente molto sintetiche), per cui in proposito nel secolo più o meno appena trascorso sono girati alcuni racconti orali, all'apparenza scarni ed imprecisi, anche quelli compiuti da successivi immigrati.
Alla metà degli anni Trenta - ed ancora poco prima - alla costruzione delle strade militari, che sarebbero dovute servire da infrastruttura alla cosiddetta (e presunta) Maginot fascista delle Alpi Marittime, parteciparono in prevalenza come operai e manovali tanti e tanti immigrati - non tutti provvisori - da altre parti d'Italia. Dovette occuparsene anche il poeta Salvatore Quasimodo, allora quadro del Genio Civile di Imperia.
Scoppiato il secondo conflitto mondiale, il regime pensò di prodursi in un altro gesto di propaganda dei suoi, facendo (obbligando a) rientrare tredicimila tra bambini e ragazzini, figli di connazionali trapiantati in Libia, da far vivere poi tra edifici di colonie estive, alberghi, costruzioni varie (in genere pertinenze della Gioventù Italiana del Littorio, la G.I.L.). Secondo il compianto presidente dell'ANPI di Bordighera, Vincenzo Ridi, che nel 2013 ne promosse la memoria, ben quattromila dimorarono a Bordighera. Diversi anche nella vicina Sanremo, ma chi scrive non ha ancora trovato cifre in merito. In ogni caso, su questa drammatica vicenda, poiché si trattava di piccoli lontani dalle famiglie, dei quali molti perirono sul suolo nazionale e tanti altri non rividero più i loro cari, ha ben scritto da adulta una protagonista, Grazia Arnese Grimaldi, nel suo "I tredicimila ragazzi italo-libici dimenticati dalla storia" (Marco Sabatelli Editore, Savona, 2012).
In alcuni diari di nostalgici, in genere bersaglieri repubblichini, dei loro trascorsi di guerra nei pressi di questo confine con la Francia emergono memorie goliardiche, ed anche sporadiche retoriche commemorazioni di camerati caduti, ma non risultano mai parole di pietà per le loro vittime.
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| Esempi di documentazione O.S.S. |
Non saranno tutti così i documenti pertinenti in materia, contenuti negli archivi statunitensi, i N.A.R.A., ma da quello che si rinviene desegretato dalla CIA in Rete, tra interrogatori in italiano condotti - si presume - per le Corti d'Assise Straordinarie (C.A.S.) del secondo dopoguerra, confluiti in atti O.S.S. (antesignana della CIA) ed altri appunti della medesima Organizzazione, tutti afferenti in qualche modo la provincia di Imperia, non difettano, accanto alle certificazioni di efferatezze nazifasciste (qui, qui e qui qualche esempio), aspetti secondari che sconfinano nel pettegolezzo: non solo la presenza ridondante di amanti donne, cui si è fatto già cenno altra volta, ma anche azioni da profittatori di guerra, coinvolgimento in trame di contrabbando e di borsa nera di alcuni commercianti di fiori, incombenze pressoché usuali di domestici, albergatori ed autisti (con viaggi a destra e a manca, soprattutto attraverso il confine con la Francia, sinché non divenne il fronte, con meta prevalente - guarda caso! - Montecarlo), quasi a dimostrazione del fatto che da accusati e testimoni non si intendesse ricavare molto di più.
Adriano Maini
martedì 12 dicembre 2023
Sbiaditi racconti ed altri inediti di guerra
| Richiesta alla Corte di Assise Straordinaria di Imperia da parte del governatore alleato Garigue per un rinvio di presenza in processo della teste Lina Meiffret. Documento in Archivio di Stato di Genova. Ricerca di Paolo Bianchi di Sanremo (IM) |
Il giovane, inibito dall'Ovra rispetto allo sfollamento di tutta la popolazione locale, al terzo giorno di guerra riusciva ad eclissarsi su uno dei pochi treni in partenza da Ventimiglia (IM) in direzione - logicamente! - levante.
Sopra Bolzano in quell'estate del 1940 passavano anche aerei italiani diretti a nord: a bombardare l'Inghilterra?
L'ex
coscritto della Regia Marina narrava da anziano di una deriva per mare
di giorni e giorni, prima che egli e lo sparuto gruppo di compagni
superstiti all'affondamento venissero tratti in salvo.
Nel viaggio in treno, che lo riportava alla nave di ritorno dalla breve licenza in Nervia di Ventimiglia, il furiere vedeva le fumanti rovine di una Genova appena colpita da uno dei terribili bombardamenti di quel conflitto. Forse doveva ancora assistere dalla plancia di comando della corazzata alla prima battaglia navale della Sirte, che non fece, invero, grandi danni.
Il futuro maresciallo
di polizia, scampato alla ritirata di Russia, prima di andare ancora una
volta in partenza, questa volta per cercare di unirsi agli Alleati in
Costa Azzurra, ebbe la casa distrutta da ordigni scagliati dall'alto.
Un semplice fante, neppure ferito, dal nord Africa in Italia rientrò misteriosamente in aereo poco prima che avvenisse la resa delle forze dell'Asse su quel teatro.
Non si
commuoveva al ricordo della campagna di Russia, forse tenendo ben
presente la fotografia che lo ritraeva in quelle lontane lande atletico
ufficiale eretto superbamente a cavallo, ma nel rievocare il suo viaggio
a piedi, iniziato ad Alessandria al momento dell'armistizio, per
rientrare in famiglia in Irpinia, qualche luccicone agli occhi ad un
Luigi ormai anziano veniva sul serio.
Dalla corazzata che prendeva il largo i marinai vedevano arrivare sulla banchina del porto di Pola i primi mezzi tedeschi: non potevano immaginare che di lì a breve gli stukas avrebbero tentato, senza riuscirci, di colpirli. In una certa saga familiare si vociferava di un ammutinamento di ufficiali affinché quella flotta dell'Adriatico andasse sul serio a consegnarsi agli inglesi a Malta.
Dopo l'8 settembre 1943 l'addetto, nei recessi
dell'incrociatore Raimondo Montecuccoli, continuava imperterrito a sfornare pane,
adesso mentre la superba nave faceva trasporti per conto degli Alleati.
Anche in Magauda di Bordighera era stato realizzato un rifugio artigianale antiaereo.
La seta dei paracadute dei bengala era un provvidenziale dono del cielo per i civili che riuscivano ad impossessarsene.
Alcune amanti dei gerarchetti nazisti di Sanremo in quel torno di tempo abitavano a Bordighera: per questo via vai si produceva un grande impegno di autisti, anche italiani, delle SS.
E sempre da Sanremo una spia dell'Abwehr da privato riusciva anche ad occuparsi della tentata vendita di un quadro del Tintoretto, attirando su di sé e sui suoi complici l'attenzione delle autorità doganali, ancora sussistenti, perché il dipinto in questione era transitato dal Principato di Monaco attraverso la frontiera francese con l'Italia.
D.
del suo partigianato raccontava solo che una volta, dovendo raccogliere
con un compagno del materiale, si erano divertiti a scivolare sulla
neve sino a finire dentro ad un cumulo di letame, da loro erroneamente
scambiato per un covone ammantato di bianco.
Una scena accaduta innumerevoli volte, ma era sempre della zona intemelia la madre che stringeva la figlioletta al seno, dove aveva nascosto documenti compromettenti, dinanzi a nazisti che cercavano il marito.
Padre e figli, proprietari di noto garage in Bordighera, collaboratori del capitano Gino,
accorrevano allarmati per verificare a poche decine di metri dal loro
luogo di lavoro come stessero le donne e la bambina dell'appartamento
colpito dal mare, non sapendo che erano già sfollate.
Lina Meiffret, trattenuta da impegni di lavoro al governatorato alleato provinciale, doveva più volte giustificare alla corte d'assise straordinaria di Imperia i suoi impedimenti a poter testimoniare contro la persona, un tempo amica, che aveva contribuito a scatenare l'inferno contro di lei e contro il martire della Resistenza Renato Brunati.
La similare istanza giudiziaria di Sanremo condannava a pena blanda, solo per "furti" e non per partecipazione a rastrellamenti, un milite del Distaccamento di Bordighera della XXXII^ Brigata Nera Padoan, nato a Ventimiglia, ivi residente.
Il professore Mario Calvino, padre del più illustre Italo, attestava, finito il secondo conflitto mondiale, che un dattilografo della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana della R.S.I.) di Imperia, costretto a tale mansione dagli eventi, in realtà aveva passato clandestinamente svariate utili informazioni ai patrioti.
La polizia partigiana di Ventimiglia doveva inoltre registrare molte denunce di persone che intendevano riottenere certi loro beni affidati a dei vicini o a dei conoscenti nelle occasioni delle loro precedenti fughe, più o meno precipitose.
Adriano Mainivenerdì 1 dicembre 2023
E Italo Calvino testimoniava a favore di un ex soldato repubblichino
| Sanremo (IM): il Monumento ai Partigiani - opera del patriota resistente Renzo Orvieto - sito davanti all'ex Forte di Santa Tecla, dove brevemente fu rinchiuso anche Italo Calvino |
Leggendo articoli di quotidiani e di portali web, sembra che non solo per Sanremo e per Bordighera - come si è già visto su questo blog -, ma che per tutta la provincia di Imperia durante la seconda guerra mondiale ci fosse un gran pullulare di spie, ma non di spie qualsiasi, bensì di quelle che oggi rendono appassionanti film, serie televisive e romanzi d'azione. Solo che Kgb e Cia all'epoca non c'erano ancora! E non ci fu neppure nulla di paragonabile a esperienze vissute da personaggi quali Richard Sorge, Kim Philby, Anthony Blunt, Guy Burgess o i membri dell'Orchestra Rossa.
Neppure, forse, nella limitrofa Costa Azzurra.
Detto questo, ad onor del vero furono numerose le operazioni segrete - raramente spettacolari - condotte da o verso la Costa Azzurra da alleati, partigiani, nazifascisti.
Su questo panorama e su quello delle fitte trame intessute sul territorio imperiese c'é da credere che sarà molto illuminante il prossimo libro degli storici locali Giorgio Caudano e Paolo Veziano.
Il grosso degli accadimenti, in ogni caso, riguardava infiltrati - per fortuna, molti a favore della Resistenza! -, sicofanti, voltagabbana, traditori, delatori, opportunisti.
In questo quadro ci sono fatti noti, altri meno, altri pressoché inediti.
| Ventimiglia (IM): a sinistra la casa - di colore rosa - in Marina San Giuseppe dove venne ucciso il capitano Gino Punzi |
Una storia straordinaria è quella del capitano Gino Punzi, infine reclutato dagli americani Oss antenna di Nizza, nella cui tragica vicenda si incontrano maquisard, poliziotti fascisti prima di Ventimiglia poi di Imperia ma impegnati a sostenere in segreto la sua azione di costruzione di una rete antifascista, patrioti italiani quali Giuseppe Porcheddu, il maggiore degli Alpini a riposo di Ventimiglia Luigi Raimondo - già impegnato a margine della missione Flap -, Chiappa padre e figli di Bordighera, partigiani di passaggio in Costa Azzurra che tentarono di affidargli messaggi di delazione da recapitare ai loro Comandi circa loro compagni dediti a presunte o veritiere attività illecite, pescatori contrabbandieri chi in ferale ritardo chi fatale traditore: il capitano Gino, colpito da tergo alla testa con un'ascia, ricevette il colpo di grazia a Marina San Giuseppe di Ventimiglia per ordine di un agente della S.R.A. della Marina da guerra tedesca di stanza a Sanremo.
Stando alle sue dichiarazioni del maggio 1945 (AS GE) un ex poliziotto ausiliario della polizia saloina - di nuovo in carcere con l'accusa di avere militato in precedenza nelle fila fasciste - doveva incontrare alla fine di novembre del 1944 a Camporosso alcuni partigiani francesi, ma ne venne impedito in quanto catturato da ex colleghi repubblichini di Bordighera.
Si hanno notizie (pregressa ricerca del compianto Giuseppe "Mac" Fiorucci, autore di "Gruppo Sbarchi Vallecrosia" - con ogni evidenza in ciò aiutato dallo stimato storico nizzardo Jean-Louis Panicacci -) di incursioni - confermate da precise mappe dei luoghi, ancora esistenti - in zone del nostro ponente compiute da Joseph Manzone, detto "Joseph le fou" (un nome, un programma!), maquisard del dipartimento delle Alpi Marittime, che aveva già aiutato intorno all'8 settembre 1943 soldati italiani della IV Armata a fuggire o a raggiungere la locale Resistenza, protagonista di svariate altre avventure, lunghe da raccontare.
Da ottobre 1944 in avanti diversi furono da parte di partigiani ed agenti transalpini i tentativi compiuti di entrare in Italia attraverso la Val Roia, ma fallirono tutti o quasi. Particolarmente efficiente fu in questo contrasto a febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco.
martedì 25 maggio 2021
Laurano era un allievo un po’ disattento
Nel settembre 1937 - trasferito da Imperia ad Altare come responsabile della gestione del Forte - l’ormai tenente Contini scriveva all’amico Laurano una lettera dai toni cupi e malinconici, allegando una poesia inedita sulla fine dell’adolescenza:
Caro Renzo, per me sono tante ghirlande pallide d’ore abbandonate a macerie. Vi è un acre odore di terra ovunque, anche sui miei panni, e a volte mi credo anch’io un fossile appiccicato a questo vecchio relitto di fortezza […].
E la stagione è finita
E la carne
vanita è aldilà
della mia verde stagione.
Effimera adolescenza
in gelide nebbie
m’alita sul volto
pallido silenzio" <54.
votre charmante carte et vos beaux poemes, qui nous publierons volontiers dans «La Phalange», m’arrivent à l’istant de Paris […]. J’avais lu votre généreux et bel article du «Meridiano di Roma» et je me préparais à vous exprimer ma reconaissance par l’intermédiarie du poète Renzo Laurano. Cet article m’a fait un grand plaisir. Merci encore" <59.
Qualche anno dopo Godoy inviterà Contini <60 a scrivere una brevissima nota su Francis Jammes <61 per il numero dedicato all’autore simbolista della rivista «La Phalange» e Contini, accettando di buon grado, apriva così le porte ad una pubblicazione d’oltralpe:
"J’ai pris avec doleur la perte de votre grand Francis Jammes. Nous, frères latins d’outre-Alpes, nous tenons à partager votre deuil. C’est avec humiltè que je m’agenouille dans l’enceinte sacrèe d’hasparren sur la tombe de celui qui, fils insigne de Virgile, fut aussi par sa serenité et son amour le neveu de Saint François" <62.
Grazie a Laurano gli orizzonti del giovane poeta si erano allargati e il suo nome iniziava a circolare negli ambienti letterari. Al poeta sanremese Contini aveva confidato i segreti travagli d’amore («Mi sono innamorato. Che intenzioni ho? Sposare? Sono un tipo da sposarmi?» <63) e inviato le proprie riflessioni sul procedere della sua carriera letteraria («poi ci tengo a che la mia attività letteraria vada con passo guardingo seguendo quel vecchio adagio: “poco ma buono”» <64) allegando alle missive, talvolta, anche alcune poesie che poi confluiranno nella prima raccolta data alle stampe nel 1939. Nell’autunno 1938 - trasferito a Triora presso la Guardia di Frontiera <65 - Contini poteva in questo modo frequentare Laurano in maniera più assidua e con lui la fervente e briosa riviera sanremese. Negli anni Trenta Sanremo era tra le mete privilegiate di scrittori ed artisti che trovavano «una città pronta ad offrirsi in tutto il suo disarmante splendore» <66. Govoni, Comisso e Bontempelli, tra gli altri, avevano dedicato pagine memorabili a Sanremo ricordando il loro soggiorno rivierasco. Contini si era così inserito in quel vivace contesto letterario e culturale che gli aveva permesso di stringere amicizia con la scrittrice Giana Anguissola <67 e con suo marito Rinaldo Küfferle <68, disquisendo di letteratura mentre passeggiava per il maestoso Corso Imperatrice. A questo periodo risale la poesia pubblicata su «Meridiano di Roma» intitolata Ballata della guardia di frontiera <69, dagli evidenti toni patriottici:
la Patria ai confini. Che guarda
altre terre senza sospiri.
Buon soldato in pace e in guerra
se questa venisse, io combatto
Ho lasciato la mia casa, la
mia terra a mio padre, ho
lasciato la vanga, con i compagni
ci siamo dispersi come uno sciame
di rondini alla fine d’autunno.
Ma ho pianto? Anche questi
monti ch’io guardo sono mia casa
e gli altri fanti sono compagni.
Ho pianto? Non ho tempo
per i vani sospiri e quattro
fagioli mi bastano nella gavetta.
Come mio padre come tutti gli
altri farò il servizio, senza peso.
Si sa ch’è meglio la casa rossa
sul poggio e le viti davanti
e chiare e polverose bottiglie.»
E la morosa sospira, si sa. Ma pure
è bello quassù ed è un debito
di figlio alla madre. La pace
o la guerra, io sono lo stesso. La
casa la rivedrò, anche la morosa;
ma questi fratelli che Italia m’ha dato oggi – e domani
non ci rivedremo più… Non hai
più pane? Prendi. Dell’acqua?
un sorso. Siamo numerosi ragazzi…
Io sono un fante che guarda
la Patria ai confini. Che guarda
altre terre senza sospiri.
Buon soldato in pace e in guerra,
se questa venisse è la nostra
guerra e per giusti confini combattere.
Agli anni sanremesi risaliva anche l’amicizia di Contini con Bonaventura Tecchi, il famoso germanista di Bagnoregio, con il quale il poeta di Magnolia aveva instaurato uno dei suoi rapporti più duraturi <74; così in una pagina dei suoi quaderni inediti riferibili alla fine degli anni ’60: " La nostra amicizia è durata trentanni e in questo tempo ci siamo visti soltanto due volte, e di sfuggita. La prima a San Remo, nel 1938, e l’incontro fu più di due uomini piuttosto che di due letterati. Mi colpì quel suo fare dimesso, il sorriso pieno di bontà. Io ero un giovane inedito e lui lo scrittore pubblicato da Bompiani: mi trattò da pari a pari. La seconda ed ultima volta che ci vedemmo fu nel 1954, alla stazione Termini di Roma. Ero di passaggio da un treno all’altro e lui venne a salutarmi e a dirmi che mi avrebbe dedicato uno dei capitoli di Officina Segreta. In fondo ci completavamo: lui amava la mia vita, io il suo mezzo espressivo» <75.
Il giovane Contini aveva trovato la sua strada seguendo la sua vocazione. Le esperienze come giornalista musicale, i suoi viaggi in Inghilterra, Francia e Ungheria, la Scuola Allievi Ufficiali e l’apprendistato letterario con Manlio Sticco sembravano quasi un ricordo lontano, e a breve lo diventerà anche l’esperienza alla Guardia di Frontiera di Triora: "A Triora, dopo un alterco per questioni di regolamento col comandante del Sottosettore, diedi le dimissioni. L’alterco non era stata che una scusa, ma ero stufo di vette, di aquile e di signorsì. Volevo godermi in tutta tranquillità il tempo dell’agonia, assaporare il tempo trascorso con gli amici e aspirare a pieni polmoni il profumo degli eucalipti" <78.
52 AC, brano tratto dai quaderni inediti del poeta.
53 La numerosa corrispondenza di Ennio Contini a Renzo Laurano (conservata presso la Biblioteca civica ‘Francesco Corradi’ di Sanremo) va dal 1937 al 1986 ed è composta da 235 lettere, 43 cartoline e 6 biglietti. Le missive di Laurano a Contini, invece, sono soltanto 22 e tutte risalenti agli anni ’70. Questo fatto può essere imputato al fatto che una parte dell’archivio Contini è andata persa.
54 Lettera autografa, scritta solo sul recto, datata 21 settembre 1937 e inviata da Contini a Laurano da Altare (SV). Il documento è conservato nel Fondo Renzo Laurano della Biblioteca civica ‘Francesco Corradi’ di Sanremo, Epistolario b. 9, fascicolo 124.
55 Cornelio Di Marzio era diventato il direttore del «Meridiano di Roma» a partire dal gennaio 1938. Nell’archivio Contini sono presenti tre lettere inviate da Di Marzio al poeta savonese e datate rispettivamente 28 aprile 1939, 16 gennaio 1939 e 26 novembre 1939. Di quest’ultima, su carta intestata «Meridiano di Roma», riportiamo l’intero testo: «Egregio Contini, il vostro scritto su Schaub è stato pubblicato da tempo nel numero 12 di «Meridiano». Attendo qualche altra cosa, di cui vi sarò gratissimo. Cordiali saluti e auguri di buon lavoro. Cornelio Di Marzio».
56 Ennio Contini, Attualità di Laurano, in «Meridiano di Roma», III, 7 agosto 1938, p. IV.
57 Armand Godoy (La Havana,1880-Parigi,1964) è stato un poeta di forte impronta simbolista. Trasferitosi a Parigi nel 1919 diventa il finanziatore della rivista «La Phalange», fondata da Jean Royère. Tra le sue opere possiamo ricordare Triste et tendre, Parigi, Emile-Paul Frères, 1927, Le Drame de la Passion, Parigi, Grasset, 1929 e La poème de l’Atlantique, Parigi, Grasset, 1938.
58 Ennio Contini, Armand Godoy, in «Meridiano di Roma», III, 25 settembre 1938, p. IX.
59 AC, lettera dattiloscritta, autografa con firma apposta in calce, su un foglio, impiegato solo sul recto, datata «7 ottobre 1938».
60 Ennio Contini dedicherà ad Armand Godoy anche una poesia, È notturna foresta il tuo divenire, publicata su «Olimpo», anno IV, n. 21, gennaio 1939, p. 43: « È notturna foresta il tuo divenire. / Ebbro delle tue stesse passioni tu cerchi / vanamente l’orlo dell’abisso, l’estasi / tacita ove s’appaci il tuo delirarre. / Ed il tremore dei bianchi ruscelli, le voci / le mille voci sonore – o vita o vita – / ti peseranno, gelide, quasi / fiera predata dall’onda dei tuoi stessi rimorsi. / Invano riposerai, vagabondo dei tuoi ruvidi sangui. / Invano cercherai nell’oblio delle cose passate / un sollievo alla presente amarezza, invano / – effimera argilla – ti cullerai alla brezza / stupefacente delle rosee, delle dolci illusioni // E scenderà la sera. La tua squallida sera. / Mio Dio hai sofferto ed io t’ho fatto soffrire. / Mio Dio, è la sera, anch’io ho sofferto».
61 Francis Jammes (Tournay, 1868 - Hasparren, 1938) è stato un poeta d’ispirazione simbolista, amico di Paul Claudel. Dopo la sua morte la rivista «La Phalange» gli aveva dedicato un numero monografico.
62 Ennio Contini, Hommage, in «La Phalange», Anno 12, n.36-38, numero speciale dedicato a Francis Jammes, 15 novembre 1938-15 gennaio 1939, p. 59.
63 Lettera autografa, su un foglio impiegato solo sul recto, datata 19 ottobre 1937 e inviata da Contini a Laurano da Altare (SV). Il documento è conservato nel Fondo Renzo Laurano della Biblioteca civica ‘Francesco Corradi’ di Sanremo, Epistolario b. 9, fascicolo 124.
64 Lettera autografa, su un foglio impiegato solo sul recto, datata 24 febbraio 1937 e inviata da Contini a Laurano da Triora. Il documento è conservato nel Fondo Renzo Laurano della Biblioteca civica ‘Francesco Corradi’ di Sanremo, Epistolario b. 9, fascicolo 125.
65 Così nel romanzo No haya cuartel! alla pagina 116: «Tutto un altro paesaggio fiorì dinanzi agli occhi del sottotenente, ampio e puro, aereo ed eleusino: su in alto, nella sonante Valle Argentina, ai confini con la Francia. Aveva fissato la sua dimora nella gloriosa Guardia alla Frontiera, comandante al 13o Caposaldo: duecentosessantaquattro uomini, cinque sottufficiali, altrettanti del Genio Radiotelegrafisti, più una gabbia di piccioni viaggiatori».
66 Domenico Astengo, Sanremo anni Trenta tra scrittori e giornalisti, in: Marinaresca la mia favola – Renzo Laurano e Sanremo dagli anni Venti al club Tenco, a cura di Marco Innocenti-Loretta Marchi-Stefano Verdino, Genova, De Ferrari, 2006, p. 45.
67 Giana Anguissola (Piacenza,1906-Milano, 1966) ha collaborato con diverse testate italiane tra cui «Il Corriere della Sera» e «Il Corriere dei Piccoli». Dopo aver ottenuto un discreto successo con Il romanzo di molta gente (Milano, Mondadori, 1931) si era dedicata alla letteratura per ragazzi, raggiungendo la notorietà con Violetta la timida (Milano, Mursia, 1963).
68 Rinaldo Küfferle (San Pietroburgo,1903-Milano, 1955) poeta e traduttore di origine russa sposò Giana Anguissola nel 1933. Aveva tradotto svariati libretti d’opera dal russo e anche dal tedesco ma scrisse in italiano le sue opere poetiche tra cui ricordiamo Le ospiti solari (Milano, La Prora, 1932), Disgelo: poesie (Milano, I.T.E., 1936) e Canti spirituali (Milano, Bocca, 1946). La sua opera di traduttore non riguardò solamente i libretti d’opera ma anche la grande letteratura: sua la traduzione de I demoni di Dostoevskij per i tipi di Mondadori nel 1931 e quella di Padri e figli di Turgenev, sempre per Mondadori nel 1936. Si interessò anche di antroposofia e fondò la rivista «Antroposofia-Rivista di scienza dello spirito» dedicata a studi steineriani.
69 Ennio Contini, Ballata della guardia di frontiera, in «Meridiano di Roma», 10 settembre 1939, p. VII.
70 Le poesie di Contini, tradotte in greco con testo a fronte, sono riportate su tre diversi numeri della rivista «Olimpo», Società Nazionale Dante Alighieri, Salonicco: Lago dell’Alpe (dedicata a Renzo Laurano) anno III, n. 1-2, gennaio-febbraio 1938, pp. 59-60; Malinconia della mia riviera (dedicata a Renzo Laurano), anno III, n. 11, novembre 1938, p. 91, È notturna foresta il tuo divenire (dedicata ad Armand Godoy), anno IV, n.1, gennaio 1939, pp.13-14; Io sono fiumana tra rive beate di genti, anno IV, n.3, marzo 1939, pp.167-168.
71 La poesia Calda estate è stata inserita nel fascicolo straordinario di «Termini» (Fiume, Istituto di Cultura fascista del Carnaro, 1938, p. 1183) tradotta in ungherese da Ollah Gabor.
72 Su «Poeti d’Oggi» (Asti, Tipografia Paglieri e Raspi, n. 8, febbraio 1938) Contini pubblica Fine d’estate.
73 Nicola Moscardelli, Le più belle liriche dell’anno 1938, Roma, Edizioni Modernissima, 1938. La lirica di Contini, Fine d’estate, è a pagina 120, ripresa dalla precedente pubblicazione su «Poeti d’Oggi».
74 Le lettere di Bonaventura Tecchi ritrovate nell’archivio Contini sono 55 e vanno dal 1939 al 1965. Le lettere di Contini a Tecchi, rinvenute nell’archivio di Bagnoregio, sono invece 21 relative agli anni dal 1949 al 1954. La lacuna evidente è dovuta all’incompleta catalogazione delle lettere di Contini a Tecchi, ancora in fase di realizzazione.
75 AC, brano tratto da un foglio scritto solo sul recto, manoscritto non autografo, ma di sicura mano di Contini. Il breve testo è stato redatto con molta probabilità dopo la morte dello scrittore di Bagnoregio, avvenuta nel 1968: «Sapevo che da tempo Tecchi non stava bene, ma mai avrei creduto ch’egli potesse lasciarci, così, su due piedi, come di fatto avvenne».
Francesca Bergadano, «Il gioco irresistibile della vita». Ricerche su Ennio Contini (1914-2006): poeta, scrittore, pittore, Tesi di laurea, Università degli Studi Genova, Anno Accademico 2017-2018
[...] Il giovane Luigi Asquasciati cresce senza problemi, studia interessato alle materie più consoni alla sua sensibilità e si diverte, tantissimo, in una città internazionale piena di occasioni, un vero paradiso del divertimento. Anche l’affermazione del Fascismo è da lui vissuta in rapporto alla dimensione vitalistica dell’affermazione di sé piuttosto che nel contesto politico. Si laurea in Giurisprudenza nel 1928 e poi, seguendo l’istinto letterario, in Lettere nel 1934, sempre a Genova. La poesia riflette ormai il suo mondo interiore attraverso le molteplici ispirazioni dettate dalla vita e dagli incontri amichevoli ed affettivi. Proprio nel 1934 il testo Chiara ride viene premiato alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Premio ambito, in una città di mare, quel mare tanto amato e vissuto. Il richiamo ai contemporanei “Premi Sanremo”, in cui cultura e mondanità si collegavano facilmente, è immediato. E intanto il gioco del travestimento aveva coinvolto la stessa identità, che cambia dal difficile “Luigi Asquasciati” al musicale e poetico “Renzo Laurano”, lo pseudonimo di una vita. In quegli anni diventa fittissima la corrispondenza con tanti esponenti del mondo letterario italiano. È rimasto celebre lo scambio di lettere con Eugenio Montale. Alcuni rapporti epistolari resteranno vivi per tantissimi anni, come quelli con Giorgio Caproni o Ennio Contini.
Partecipa quindi alla Seconda Guerra Mondiale in Fanteria.
La divisa è per lui motivo di orgoglio patriottico e di ricerca d’avventura. Partirà per la Russia, non volontario. Lo si crederà disperso e caduto. La città piange per lui, ma riesce a ritornare, con un vero e proprio colpo di scena in piena relazione con tutto il suo modo di intendere la vita. Sarà poi insegnante, a lungo, nel dopoguerra. E continuerà a scrivere: poche raccolte di poesia, molto meditate, molti articoli, recensioni, traduzioni degli amati trovatori provenzali, lettere. E amore, amore per le tante ispiratrici della ua poesia, del suo sentimento, per la sua città e gli amici con cui ha condiviso una vita piena di trasformazioni, colpi di scena ed avventure anche letterarie.
[...] Gli studi e l’esposizione sulla figura di Renzo Laurano si identificano in una sua frase riassuntiva di una vita: “marinaresca la mia favola”. Vita vissuta come una fiaba, simile a quelle in cui era attore in giovane età nelle ville più belle di Sanremo. Vita a contatto con il mare, mai dimenticato, sempre tenuto vicino anche se lontano per le vicende, anche drammatiche, dell’esistenza e dell’esperienza. Mare poi come luogo in cui fin da ragazzo ha esasperato l’allora imperante culto del corpo in modo giocoso. Iniziano così, in un’occhiata, in un travestimento, dalla spiaggia alla festa, i tanti rapporti con amiche e poi ispiratrici.
Sanremo anni Trenta: città di cultura e città spensierata, ricca e internazionale. La “corte” del giovane Laurano è fatto di giovani nobildonne di ogni provenienza o da splendide ospiti nordeuropee che imitano le pose dei grandi atleti di fronte alla macchina fotografica. Da qui sarà facile poi passare ai rapporti più intensi e complessi, con regine della cultura e dello spettacolo molto note al pubblico e invitate da Laurano a Sanremo.
Città che fa da palcoscenico solare e piacevole per figure come la coreografa Wally Ficini, come Isa Miranda o Assia Noris… Laurano non finirà mai di sorprenderci.
[...] Nel secondo Novecento Renzo Laurano rimane apparentemente defilato dalla dimensione culturale della Provincia di Imperia. In realtà partecipa attivamente ad un clima molto vivace, basato sulla realtà internazionale della Riviera.
Il poeta coltiva la dimensione letteraria ai margini dell’insegnamento e porta sulla Riviera il messaggio dei tanti amici, tra i quali Salvatore Quasimodo. La Liguria occidentale si impegna nell’indire premi letterari con evidenti finalità anche turistiche, come il Premio De Amicis a Imperia o quello che lo stesso Laurano battezza, dedicato al grande illustratore Antonio Rubino (prima edizione 1965). Qui si incontrano in giuria personaggi del calibro di Ignazio Silone, Bonaventura Tecchi, Sergio Tofano e Carlo Triberti, quest’ultimo direttore del “Corriere dei Piccoli”, in un momento di assoluto valore qualitativo. Fra i premiati e i segnalati si notano Gianni Rodari ed Emanuele Luzzati. Inoltre, al di là di Sanremo, si definisce un fervido clima di attività con il concorso artistico-letterario come il “Cinque Bettole”. Qui si ritrovano in giuria notevoli personaggio dell’orizzonte letterario del momento, accanto a Renzo, il quale scambia molte lettere con l’organizzatore, il pittore Giuseppe Balbo, che è stato protagonista della pittura italiana già prima della seconda guerra mondiale. Ed è così che in Riviera ci si ritrova a fianco di figure artistiche internazionali come Jean Cocteau, mentre al Cinque Bettole compare il giovane Francesco Biamonti. Un uomo di cultura che ha trovato tutte le parole per descrivere la Liguria occidentale.
Alessandro Giacobbe, “Renzo Laurano, pseudonimo di Luigi (Gigetto) Asquasciati (1905-1986)” (Testo originale: “Progetto Laurano.” ©Sanremo Promotion), Sanremo.it







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