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Ventimiglia (IM): la Chiesa di San Michele
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Di sicuro al primo anno di quella IV
Ginnasio uno degli allievi abitava ancora a Ventimiglia Alta.
Nei
pomeriggi di studio leggero poteva capitare che qualche compagno di
classe lo andasse a trovare. Uscendo da quella casa, prossima alla
Chiesa di San Michele, per fare qualche passo, si incontrava a volte
Pietro Tartamella, sempre indaffarato, con il quale la breve conversazione concessa era già allora intrigante.
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Ventimiglia (IM): Via Due Camini
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Ventimiglia
(IM): da sinistra Ventimiglia Alta, Castel d'Appio, crinale del Colle
Magliocca; in primo piano, uno scorcio del centro urbano
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Si
procedeva talora per la soprastante Via Due Camini, il cui
bar-trattoria fu meta piacevole per diverse generazioni di intemelii:
quei ragazzotti sapevano soprattutto apprezzare i suoi formidabili
panini imbottiti.
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Ventimiglia (IM): l'area delle qui citate escursioni vista in lontananza dai "Frati Maristi"
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In qualche occasione si proseguiva più in alto, landa del Colle Magliocca quasi dimenticata dal traffico.
Si
registrò discreto stupore incrociando il loro ex insegnante di
religione delle Medie, parroco da quelle parti, seguito da alcuni
chierichetti: segno inconfondibile che si trattava della benedizione
pasquale delle case.
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Ventimiglia (IM): uno scorcio di Castel d'Appio
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Ventimiglia (IM): Castel d'Appio guarda a ponente la Piana di Latte
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Per
fortuna nella seguente circostanza almeno un'automobile passava. Tre
dei nostri personaggi si erano addentrati tra le rovine di Castel
d'Appio, a quel tempo fruibili dal pubblico, punto panoramico di grande
rilievo. Si erano appena seduti - e non solo per contemplare la maestosa
cisterna del maniero, ormai vuota - quando una sventagliata di pallini
di un fucile da caccia, il cui detentore aveva di tutta evidenza sparato
senza una minima attenzione e di cui - anche per quello che seguì - non
si seppe mai nulla, una sventagliata che, passando quasi sulle loro
teste, indusse uno di loro, subito imitato dagli amici, a ridiscendere a
precipizio il pendio di levante della collina: mise, però, un piede in
fallo sino a procurarsi una frattura, più o meno lieve, come venne dopo
constatato, ma, incrociando più o meno subito una vecchia e scalcinata
auto "Giardinetta", il gentile conducente - una persona discretamente
anziana agli occhi dei tre gitanti - caricava tutti tra ceste, ciuffi
d'erba - forse destinati a suoi conigli - ed attrezzi vari per fare
assistere il sinistrato all'ospedale di Nervia. Qualche ora dopo ai due
compagni illesi spettava l'arduo compito di tentare di tranquillizzare
la madre affannata, il cui figliolo era proprio destinato in gioventù ad
incidenti vari, tanto è vero che l'anno seguente, quello in cui Gimondi
aveva vinto il Tour de France, recatosi in spiaggia a Nervia, in
prossimità della foce dell'omonimo torrente, con uno dei protagonisti
delle trascorsa disavventura e con altri giovani più o meno coetanei,
tra cui uno studente che era già passato a quel Liceo Classico, si
tuffava subito in acqua, procurandosi una discreta ferita al petto - e,
per fortuna, solo in quella parte del corpo! -, causata da un palo di
ferro con la sommità sfrangiata, seminascosto dal leggero moto ondoso e
posizionato in tal guisa per la discreta avanzata del mare (o
corrispondente retrocessione dell'arenile!), dunque, non più
utilizzabile dai pescatori, ma non ancora rimosso: non aveva dato modo
con la sua precipitazione di essere avvisato, per cui gli spettò una
volta di più di ricorrere - questa a volta a piedi, acclarata la
vicinanza - alle prestazioni del nosocomio di zona.
Abitava prossimo
al mare, quasi a Nervia, un altro allievo di quella classe, rimasto solo
due o tre anni da queste parti, afflitto da quella epilessia che,
manifestatasi una prima volta in aula con lo spavento dei compagni
ignari, portò a creare ulteriore complicità nei suoi confronti: chi
andava a trovarlo in quella villetta di due appartamenti su altrettanti
piani non poteva non restare inebriato dall'odore di salsedine che colà
si respirava, specie in inverno, stagione di burrasche.
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Ventimiglia (IM): la spiaggia a Nervia, vicino alla foce del torrente
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Ventimiglia (IM): uno scorcio della spiaggia di Nervia
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Ventimiglia (IM): ancora la zona mare di Nervia
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Accadeva anche che nella campagna ben curata di una delle ville storiche della
Piana
di Latte, due compagni di quella classe di Ginnasio passassero una
giornata estiva, scorrazzando in bicicletta, ma con grande attenzione,
lungo gli stretti passaggi tra le partizioni del grande orto coltivato
con buona professione dallo zio di uno dei due, o facendo gran bagni di
mare, che sbatte tuttora lungo il muro di recinzione meridionale di quel
complesso, di sicuro oggi non più affittato ad un solerte contadino: i
pomodori di quel campo erano, invero, deliziosi!
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Ventimiglia (IM): in primo piano Punta Mortola e la Piana di Latte
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La
classe - una classe mista, è doveroso rammentarlo, tanto è vero che
rispetto ai fatti della cronaca seguente si può estrapolare che una
protagonista, ormai emigrata fuori Liguria, ebbe proprio da poco a
confidare ad amici rivisti quasi per caso che fu tormentata per tutto
quel tempo dai pizzicori procurati dal costume di lana! - la classe
quasi al completo si ritrovò alla Pineta di Mortola a festeggiare la
conclusione del loro Ginnasio. In tanti, specie sul posto, oggi
lamentano che la successiva recinzione dei Giardini Hanbury abbia
inibito la fruibilità di un posto incantevole sul mare, forse, per
paradosso, in quel punto deturpandolo: passare liberamente dai bagni
agli scogli, alle rocce, a brevi spiazzi sassosi, alla macchia
mediterranea, quasi sempre all'ombra di quegli alberi superbi era una
entusiasmante esperienza.
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Ventimiglia (IM): subito a ponente della Pineta di Mortola
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Quel
giorno, tra nuotate, merendine, frizzi e lazzi, nonché per alcuni,
nonostante tutto, le prime scottature, fu praticamente scandito dalle
note di "(I Can't Get No) Satisfaction" dei Rolling Stones, il cui disco
appena uscito girava a tutto spiano in apposito apparecchio portatile.
Con gran invidia di tutti, uno di quei turisti per caso annunciava che
pochi giorni dopo sarebbe andato al concerto dei Beatles a Genova: si
tratta della stessa persona che aveva girato un filmino di quella
scampagnata, aspetto che è riemerso solo di recente, ma di cui non si ha
ancora una versione digitalizzata visibile al meglio per tutti.
Adriano Maini