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venerdì 2 gennaio 2026

Sul cassone di un motocarro da Nervia a Dolceacqua

 




Agli inizi degli anni Sessanta non transitavano ancora, come adesso, da Nervia di Ventimiglia per imboccare o ridiscendere la strada provinciale di Valle comitive di ciclisti amatoriali su mezzi e con vesti tecniche tutti all'avanguardia.
Poteva, invece, capitare che all'inizio della citata arteria si dessero appuntamento per iniziare o concludere giornate dedicate a gite in alture diverse coppie di giovani: gli inquilini dei dintorni, soprattutto quelli di appartamenti situati a pianterreno, venivano in modo indiretto messi puntualmente al corrente, specie nella bella stagione dalle finestre aperte, dei piani e dei resoconti di giornata, dai quali ultimi sovente non mancavano aspetti comici o litigi, in particolare tra innamorati.
Due compagni di scuola di seconda media di là si avviarono diverse volte in bicicletta, chi pedalando su una da donna, leggera e dal rapporto molto agile, chi su un pesante residuato d'anteguerra, già in uso ufficiale a qualche bersagliere: ancora di recente la moglie di uno dei due non credeva che al tempo fossero così arrivati sino a Castelvittorio, paese cui si accede mediante una discreta salita e dove il futuro marito intendeva fare una sorpresa ai nonni materni.
 

Il memoriale di Camporosso dedicato ai carabinieri uccisi da appartenenti alla Banda di Pollastro. Foto: Silvana Maccario

Il padre dell'altro adolescente aveva lasciato un po' al caso l'apprendimento da parte dei figli dell'uso della bicicletta, ma non mancava di accompagnarli a turno - dato che le due bici già menzionate erano di quella famiglia - per qualche tratto di valle sempre partendo da Nervia: al ritorno una tipica sosta era quella davanti al piccolo memoriale di Camporosso dedicato ai due carabinieri uccisi da ex appartenenti alla banda del bandito Pollastro (o Pollastri) con relative spiegazioni di ordine storico da parte dell'adulto. Ma presto l'uomo si dotò di un motorino con il quale continuava la sua opera un po' di completamento di istruzione a quegli attrezzi un po' in ogni caso di sorveglianza, anche con altri virgulti del rione, a lui comunque affidati con piena fiducia e, a quel punto, dotati anche di propri velocipedi.
Non è dato sapere, però, se avessero mai incrociato un motocarro Ape proveniente dall'altra parte del torrente, da Camporosso Mare, il cui bizzarro proprietario non disdegnava ospitare sul cassone ragazzotti della zona per escursioni sino a Dolceacqua.
Non metterebbe conto dilungarsi sulle scampagnate, già in quel torno numerose, che passavano da quell'incrocio, se non fosse che per dei fatti curiosi. Se ne riporta per l'occasione almeno uno, a titolo di esempio: un gruppo di amici di Ventimiglia si recarono sovente alla svolta degli anni Settanta in Località Castiglione di Camporosso, come attestato da diversi filmini, presso il casone di famiglia di un loro sodale di quel paese, per passare all'aperto, ma con tante comodità a portata di mano, ore di svago e di allegria: non sapevano, come forse non sanno neppure oggi, che quel posto è stato catalogato come sito archeologico di epoca romana.

Adriano Maini

sabato 13 dicembre 2025

I chierichetti apprezzavano il vino della messa

 

Ventimiglia (IM): uno scorcio di Nervia

L'11 febbraio, anniversario dei Patti Lateranensi, fu per lungo tempo una festività. Nei primi anni Sessanta in uno di quei giorni di vacanza dalla scuola, il parroco di Nervia, dopo aver celebrato la Messa, condusse lungo tutti i tornanti che portano sino a Colle Melosa sulla sua 600, stipati all'inverosimile, certi suoi chierichetti, ai quali si era aggiunto per l'occasione il fratello maggiore di uno di loro. Del resto, quello era il periodo dove proprio nella parte iniziale della provinciale di Val Nervia, almeno sino a Dolceacqua, si vedeva talora transitare un motocarro Ape qui già citato con il cassone affollato di ragazzini e di ragazzotti posizionati per lo più in piedi.
Tornando ai primi virgulti menzionati occorre aggiungere che, dopo una parca colazione offerta dal ristorante gestito dai nipoti del prete, fu per loro di un certo spasso scivolare sulla scarsa neve presente utilizzando a mo' di slitte certi schienali di sedie impagliate ormai in disuso.
Quel curato non era nuovo ad improvvisate di quel tipo, anche se per la maggior parte si concludevano al Don Bosco di Vallecrosia. C'era anche, aperto un po' a tutti, un salone, dietro la chiesa, con un televisore che funzionava a singhiozzo, ma che fece conoscere a chi non aveva ancora simile apparecchio a casa cartoni animati come Pow Wow e telefim come Ivanhoe, un tavolo da ping pong ma colmo di libri alla rinfusa, alcuni di sicuro sfuggiti alla censura indotta dai piani alti, quelli della Conferenza dei vescovi italiani, gli stessi che avevano messo all'indice fumetti poi diventati famosi come Tex Willer, ed altro ancora: forse quello spazio sociale creò qualche problema, perché ad un dato momento non fu più utilizzabile. Il buon parroco probabilmente sapeva anche che quei monelli dei suoi assistenti assaggiavano di nascosto di tanto in tanto il vino della messa, trovandolo semplicemente delizioso, ma lasciava correre: una pratica di sicuro diffusa in tanti luoghi.

Non tutti gli studenti del Liceo Ginnasio di Ventimiglia sapevano allora che l'insegnante di religione, un altro sacerdote, alquanto ingessato nella dottrina, ma aperto sul sociale propugnando nelle classi il discorso di Mani Tese, era stato e, di sicuro era ancora, una figura molto apprezzata dai boy scout della città.

Venne poi il momento, per Ventimiglia e zona, di boy scout, per così dire, laici, i Pionieri, associazione molto prossima al Partito comunista, che li ospitava nella sua sede in centro.
La loro attività somigliava nei modi a quella dei primi. Tra le loro gite, fece una certa impressione quella che, discretamente affollata, li portò in una domenica di inizio dei Mondiali di calcio del 1974 a La Roquette-sur-Siagne, dove, organizzato dal vicesindaco, poterono fare un bel pranzetto in un refettorio scolastico. Altre escursioni, più limitate, venivano fatte su di un pullmino di seconda o terza mano, che era già stato a disposizione di un complesso musicale.
Ed ai Pionieri di Ventimiglia Guido Seborga, forse ispirato da un personaggio già apparso su queste colonne, donò una grande tela improntata al suo tipico stile di pittura ideografica.

Nei primi anni Novanta i boy scout di base al Don Bosco di Vallecrosia furono molto tormentati dalle zanzare nel loro campeggio ubicato in collina in uno spicchio della provincia di Alessandria più vicino ad Asti. Una madre, anche accompagnatrice della comitiva, provvedeva non solo a lenire con pomate tanti pruriti, ma anche a consolare alcuni piccini nostalgici della famiglia.

In quel periodo due genitori di boy scout di Genova si frequentarono nel portare i figli alle loro specifiche iniziative e trovarono il modo di appurare un comune conoscente, chi come collega, chi come compagno di sventura in una rocambolesca - tutta da raccontare! - staffetta 4 x 100 ai campionati studenteschi imperiesi di atletica leggera del 1964.

Adriano Maini