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lunedì 27 aprile 2026

Primo Maggio d'antan


Per tanti anni, di sicuro sino al 1968, la Cgil celebrava con un comizio il Primo Maggio nel mercato coperto di Ventimiglia, allora ancora Mercato dei Fiori. Nel 1965 oratore ufficiale fu Lorenzo Trucchi, ventenne, da pochi mesi segretario della locale Camera del Lavoro. Veniva utilizzato un piccolo palco, poco più di una scala, fornito gratuitamente dal Municipio e adornato con i fiori donati da una pregiata ditta di esportazione con sede nell'ancora esistente stabile dell'ex Conceria di Via San Secondo. Al sonoro, al tempo, provvedeva una nota ditta di elettricisti, ben presto usa a lasciare in loco in modo permanente delle sorte di enormi trombe di foggia antiquata, gli altoparlanti insomma.
Altre due similari iniziative il sindacato teneva in provincia di Imperia a Sanremo e nel capoluogo.
Nel 1969 ci fu il Primo Maggio unitario Cgil Cisl Uil e così per diversi anni ancora, con momenti significativi e principali a Ventimiglia, Sanremo e Imperia.

Nel 1971 alcuni partecipanti ad un ciclo di lezioni dell'Istituto di Studi Comunisti delle Frattocchie sui Colli Albani, ciclo che era appena stato prolungato di un mese, parteciparono al Primo Maggio di Roma nella tradizionale Piazza di San Giovanni. I colleghi più vicini come abitazioni erano rientrati a casa per una breve vacanza, mentre quel piccolo gruppo poteva usufruire dell'automobile di uno di loro, un giovane operaio di Parma: non si stupirono, pertanto, di trovare agevolmente in un giorno di festa parcheggio per il loro mezzo, dato che questa possibilità era già loro capitata addirittura nei pressi della stazione ferroviaria di Roma Termini, allorquando, prima di entrare in un cinema qualsiasi, avevano tentato - anche se già paghi dell'ottima cucina della loro scuola - l'esperienza di una trattoria tipica, rimanendo invero soddisfatti.


Per diverso tempo, con epicentro negli anni Ottanta, nei dintorni di zona Due Strade a Bordighera nel magazzino in aperta campagna di un noto imprenditore, dirigente comunista e consigliere comunale nella città delle palme, si teneva un pranzo del Primo Maggio, al quale era ospite d'onore un ex comandante partigiano, già deputato del Pci. Dei selezionati compagni che parteciparono a quegli appuntamenti, spicca immancabilmente nelle rare rievocazioni connesse ad occasionali conversazioni la figura di un omone baffuto e calvo, un uomo di poche parole e diligente segretario - non c'erano ancora i cosiddetti "portaborse" - dei vari parlamentari comunisti della provincia, nella sua Sanremo ancora più ricordato come impegnato dirigente di una squadra giovanile calcio, la quale diede il nome ad un affermato sul piano nazionale torneo Primavera di quello sport.


A Ventimiglia Alta, invece, in quel frattempo i pranzi del Primo Maggio presso la società operaia prossima alla Chiesa di San Michele avevano, in quanto a partecipazione, delle caratteristiche da arco costituzionale, come si diceva allora, e invitato principale un sindaco, affermato professionista, che da studente aveva sudato ben più delle proverbiali sette camicie: imperavano lassù fave e salame, ma soprattutto le fave, ammanite in tante maniere.

Adriano Maini

lunedì 20 aprile 2026

Vecchie feste di partito tra Nizza ed Imperia


In provincia di Imperia forse le prime esibizioni di cantanti famosi in Feste de l'Unità avvennero a quella di Ventimiglia, che si teneva nei classici Giardini Pubblici: Claudio Villa nel 1973, Gianni Nazzaro nel 1974, con grande successo di pubblico, non pagante, ma gli organizzatori rientrarono in parte dalle spese - se non da tutte - con maggiore affluenza agli stand e con le offerte libere, che venivano scambiate con le tradizionali "coccarde", a quel tempo ormai sostituite da adesivi multicolori, che evitavano tante punture di spilli, come invece d'antan.

Il paradosso è che probabilmente una presenza canora "impegnata" nella città di confine nel corso di una sagra popolare aveva avuto luogo qualche anno prima quando il cantastorie Franco Trincale in una data serata si alternava a complessini del posto. Qualche ventimigliese ricorda ancora di avere notato parecchio tempo dopo Trincale all'opera nel Corso di Milano, più o meno angolo con il Duomo, con ai piedi - ma questo non potrebbe giurarlo - il classico piattino con le offerte, mentre infine alla kermesse comunista ventimigliese sarebbero approdati - come sottolinea in suoi scritti Arturo Viale - gli Inti-Illimani.


Sempre in tema di musica squisitamente popolare i dirigenti comunisti delle Alpi Marittime chiesero al giovane funzionario comunista, che girava per quel dipartimento con il loro accordo tra gli italiani immigrati per la campagna elettorale amministrativa del 1975, di ingaggiare per la loro Festa, che si teneva al Palazzo delle Esposizioni di Nizza, un gruppo italiano squisitamente folcloristico: con grande disappunto - non il primo e neppure l'ultimo! - dei suoi ospiti, che dovettero subire il fatto compiuto, il loro referente procurava, invece, la partecipazione di una classica bandina di ragazzotti della zona di confine, dedita a canzoni da ballo liscio. Per paradosso, in epoca più recente un componente di quella piccola compagine, già assessore - e non solo - nell'ambito del centro-destra, poteva in alcune circostanze scherzare con il suo vecchio committente, imputandogli il fatto di averlo obbligato a suonare in una tana dei "rossi".


Il già citato funzionario comunista si recava a metà anni Ottanta in quel di Latte, Frazione di Ventimiglia, in visita a quella che probabilmente era la prima Festa dell'Amicizia in zona, un'iniziativa del tutto assunta a carico ai giovani di quel partito. Per qualsiasi motivo avesse compiuto quel passo - per curiosità o per mere pubbliche relazioni - quell'ormai più maturo politico di sinistra, dietro le ripetute insistenze di alcuni attivisti, non potè esimersi dallo spendere qualche moneta in giochi vari, dai quali uscì alla fine con la vincita di una bella piantina grassa, che avrebbe voluto lasciare sul posto, ma che dovette, per le insistenze dei suoi anfitrioni, portarsi a casa, dove, crescendo bene, rimase a lungo.



Di Vasco Rossi ad una scalcinata Festa de l'Unità in Roverino, Frazione di Ventimiglia, qui si è già detto. Il maggior numero di spettacoli con alto grado di notorietà, se non di professionalità, tuttavia, in quel torno si ebbero alle Feste de l'Unità di Sanremo, che si svolgevano all'ombra - solo mattutina! - del Forte di Santa Tecla, e di Imperia, queste tipiche della base del molo lungo del porto di Oneglia: su queste ultime si compiace talora di compiere rievocazioni un giornalista pensionato, scrittore di storie e di romanzi sulla Resistenza.

Adriano Maini, La piantina dei giovani democristiani, Adriano Maini: vecchi e nuovi racconti, 22 agosto 2025

sabato 11 aprile 2026

Mette una discreta attenzione su Nizza

 

Ventimiglia (IM): un tratto di Via Aurelia visto dalla Località Ville

«La memoria bisogna coltivarla, tenerla viva riparlando delle storie e spesso ci sono i confronti tra chi ricorda particolari aggiuntivi e chi rinfaccia al narratore di turno di averla già raccontata in modo diverso in altre occasioni.»
«"Oh Gigolette", dalla "Danza delle libellule" di Franz Lehar, la cantava Milly e la mormorava mia zia nelle fasce al calar del sole - esattamente al lampescuro - quando lavorare in campagna, anche nella stanchezza, diventa più dolce per lo sfumare del caldo e del solleone e per l’avvicinarsi del rientro a casa, quando i cani abbaiano in lontananza aspettando i padroni.»
«Ho piantato fiori e verdura, ho raccolto secondo le stagioni, ho scelto per me i frutti più aspri secondo il mio gusto, susine bianche e rosse sulla medesima pianta, perseghi sciapenti e mordenti, pomodori tondoliscio, marmanda, costoluto, fiaschette.»
Quelle qui appena trascritte in corsivo sono tre estrapolazioni dall'ultimo libro di Arturo Viale, La chiave dei ricordi, di prossima pubblicazione in edizione limitata, dunque, alquanto riservata, ma la cui bozza è ancora in corso di revisione.
Come negli altri suoi similari lavori, affiora spesso la notevole vena lirica di Arturo Viale, che non fa neppure mancare piccole perle di saggezza, di storia, di cultura.
Si tratta, altresì, di un'impressionante galleria di luoghi - di tutto il mondo, perché Arturo Viale ha avuto la fortuna di poter viaggiare molto -, di fatti, di persone, il tutto impreziosito con particolari che solo una certosina ricerca di documentazione poteva assicurare.
Rimane centrale, come negli altri suoi scritti, un vero e proprio punto di partenza, l'insieme delle esperienze compiute, dalla nascita al compimento più o meno della maggiore età, presso la vecchia casa di famiglia, la "Bataglia", di zona Ville di Ventimiglia.

Si preferisce qui, nel procedere con degli esempi, collegarsi alla menzionata dimensione nostrana.

Arturo Viale, sotto questo aspetto, mette la luce su persone note e meno note, in genere a lui care, tutte indicate, se non già di rilievo pubblico, con il solo nome, ma facilmente riconoscibili, in maniera di certo variabile, dai lettori più attenti.

Rievoca la nevicata del 1956, che non fu tale solo nel ponente ligure, tanto da sottolineare egli stesso la nota canzone che reca quel titolo, ma non quelle, forse specifiche di queste zone, del 1963 e del 1984, avvenute sempre di gennaio.

Con tanto di data e di orario, 19 luglio 1963 alle 6.45, rammenta un terremoto che non mise paura solo a lui, ma a quasi tutti gli abitanti di Ventimiglia: quasi, perché il padre di Arturo, trovandosi nella stalla, non avvertì nulla, neppure colse segnali dall'agitazione della loro mula; un po' come capitò ad altri, ad esempio alla famiglia di un ferroviere di Nervia, i cui membri solo ore dopo vennero svegliati, nel loro appartamento sito al pianterreno e con le finestre - correndo la piena estate - aperte, da un parlottio insistente di persone ferme sul marciapiede antistante.

Dichiara che un suo amico - di queste parti, beninteso - assistette al concerto dei Beatles a Nizza.

Coglie gli atteggiamenti inusuali di alcuni clienti del Bar Irene di ormai nuova gestione.

Riferisce della scritta EMOSCAMBIO apparsa su di un muraglione della Autostrada dei Fiori, chiarendo le intenzioni provocatorie degli anonimi imbrattamuri, che replicarono i loro atti in altre parti del Paese: una notizia, invero, inedita. 

Mette una discreta attenzione su Nizza, città dove ha anche lavorato come bancario, e dintorni, in questo in una sintonia con la maggior parte degli abitanti di questi luoghi che, vista la prossimità di frontiera, non necessita di spiegazioni.

Fornisce un taglio particolare alle sue frequentazioni di Feste de l'Unità.

«All’improvviso mi sono accorto che alcune antenne di mont Agel e del col de la Madonne non ci sono più, chissà da quanto tempo.»
 
E con questa  significativa osservazione di Arturo Viale si conclude questo post.

Adriano Maini, All’improvviso mi sono accorto che alcune antenne di mont Agel e del col de la Madonne non ci sono più, Adriano Maini: vecchi e nuovi racconti, 16 agosto 2025