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lunedì 20 aprile 2026

Vecchie feste di partito tra Nizza ed Imperia


In provincia di Imperia forse le prime esibizioni di cantanti famosi in Feste de l'Unità avvennero a quella di Ventimiglia, che si teneva nei classici Giardini Pubblici: Claudio Villa nel 1973, Gianni Nazzaro nel 1974, con grande successo di pubblico, non pagante, ma gli organizzatori rientrarono in parte dalle spese - se non da tutte - con maggiore affluenza agli stand e con le offerte libere, che venivano scambiate con le tradizionali "coccarde", a quel tempo ormai sostituite da adesivi multicolori, che evitavano tante punture di spilli, come invece d'antan.

Il paradosso è che probabilmente una presenza canora "impegnata" nella città di confine nel corso di una sagra popolare aveva avuto luogo qualche anno prima quando il cantastorie Franco Trincale in una data serata si alternava a complessini del posto. Qualche ventimigliese ricorda ancora di avere notato parecchio tempo dopo Trincale all'opera nel Corso di Milano, più o meno angolo con il Duomo, con ai piedi - ma questo non potrebbe giurarlo - il classico piattino con le offerte, mentre infine alla kermesse comunista ventimigliese sarebbero approdati - come sottolinea in suoi scritti Arturo Viale - gli Inti-Illimani.


Sempre in tema di musica squisitamente popolare i dirigenti comunisti delle Alpi Marittime chiesero al giovane funzionario comunista, che girava per quel dipartimento con il loro accordo tra gli italiani immigrati per la campagna elettorale amministrativa del 1975, di ingaggiare per la loro Festa, che si teneva al Palazzo delle Esposizioni di Nizza, un gruppo italiano squisitamente folcloristico: con grande disappunto - non il primo e neppure l'ultimo! - dei suoi ospiti, che dovettero subire il fatto compiuto, il loro referente procurava, invece, la partecipazione di una classica bandina di ragazzotti della zona di confine, dedita a canzoni da ballo liscio. Per paradosso, in epoca più recente un componente di quella piccola compagine, già assessore - e non solo - nell'ambito del centro-destra, poteva in alcune circostanze scherzare con il suo vecchio committente, imputandogli il fatto di averlo obbligato a suonare in una tana dei "rossi".


Il già citato funzionario comunista si recava a metà anni Ottanta in quel di Latte, Frazione di Ventimiglia, in visita a quella che probabilmente era la prima Festa dell'Amicizia in zona, un'iniziativa del tutto assunta a carico ai giovani di quel partito. Per qualsiasi motivo avesse compiuto quel passo - per curiosità o per mere pubbliche relazioni - quell'ormai più maturo politico di sinistra, dietro le ripetute insistenze di alcuni attivisti, non potè esimersi dallo spendere qualche moneta in giochi vari, dai quali uscì alla fine con la vincita di una bella piantina grassa, che avrebbe voluto lasciare sul posto, ma che dovette, per le insistenze dei suoi anfitrioni, portarsi a casa, dove, crescendo bene, rimase a lungo.



Di Vasco Rossi ad una scalcinata Festa de l'Unità in Roverino, Frazione di Ventimiglia, qui si è già detto. Il maggior numero di spettacoli con alto grado di notorietà, se non di professionalità, tuttavia, in quel torno si ebbero alle Feste de l'Unità di Sanremo, che si svolgevano all'ombra - solo mattutina! - del Forte di Santa Tecla, e di Imperia, queste tipiche della base del molo lungo del porto di Oneglia: su queste ultime si compiace talora di compiere rievocazioni un giornalista pensionato, scrittore di storie e di romanzi sulla Resistenza.

Adriano Maini, La piantina dei giovani democristiani, Adriano Maini: vecchi e nuovi racconti, 22 agosto 2025

lunedì 30 marzo 2026

Si trovavano anche le occasioni per intervalli scherzosi




E così diede il suo apporto alla costruzione della moschea di Casablanca in Marocco un altro residente della zona Ventimiglia-Bordighera, un marmista che aveva tenuto bottega nell'ex conceria della città di confine, nella zona adiacente a Via Tenda, là dove ora svettano tre ardite (per il Ponente Ligure!) costruzioni civili a forma - più o meno - di torre.
L'asserzione deriva da un ennesimo commento o rilievo critico che dir si voglia.
Il fatto è che il citato artigiano - un omone grande e grosso, molto simpatico, militante, se non si erra, del Partito Socialista di Unità Proletaria - era una delle tante persone che nei primi anni Settanta si recava spesso per coltivare consolidati rapporti sociali - ed anche politici - presso la Camera del Lavoro di Ventimiglia, ubicata all'epoca a fianco di un cinema, molto frequentato, in un'unico stanzone a malapena diviso in modo diseguale da una parete provvisoria in legno e vetro.
Il lettore consenta una digressione verso la plastica introduzione che Enzo Barnabà fece in una data imprecisata - in quanto il libro non la riporta -, ma che dovrebbe risalire alla fine dei Novanta, al romanzo di Carlo Gallinella "L'uomo nuovo" (Edizione "Il gabbiano"), nella quale vengono ben descritti alcuni eccentrici personaggi (il comunista eclettico autoriparatore, l'anarchico, il sardo e così via), che nella realtà non trasfigurata non mancarono di "officiare" presso la Camera del Lavoro, così come l'autore, ma non lo scrittore Barnabà, ancora in altri lidi.
Verso sera, dunque, quando molte attività erano terminate, soprattutto verso sera, quell'angusta sede della C.G.I.L. vedeva affiancarsi - spesso in allegra confusione - a chi cercava risposte a questioni attinenti il proprio lavoro militanti in senso largo del fronte di sinistra, perché quel piccolo ambiente era una sorta di cenacolo sociale e politico. Non per niente là dentro scaturirono o vennero supportate in senso rigorosamente unitario iniziative quali risposte alle provocazioni neofasciste, alcune manifestazioni studentesche, la marcia Ventimiglia-Bordighera per la pace in Vietnam. E tutto questo al netto dell'opera più strettamente istituzionale, che in quegli anni di lotte operaie era molto intensa anche qui in Riviera.
L'ambiente, dunque, era quello qui sommariamente descritto, per cui non appariva singolare che entrassero l'artigiano marmista, il contadino abruzzese - comunista - che vendeva soprattutto uova (ma non in quel luogo!), il piccolo possidente socialista, il pittore socialista, che donava sovente i suoi dipinti con soggetto sociale, ed altri lavoratori autonomi.
Si trovavano anche le occasioni per intervalli scherzosi: poteva essere smascherato alle spalle, a sua insaputa, il panettiere comunista che praticava in un forno di Mentone e che aveva voluto far credere di essere stato in gioventù nella Legione Straniera; le caute prese in giro, fatte da alcuni astanti, di alcuni di quegli uomini in seguito effigiati da Enzo Barnabà; il festoso ingresso, accompagnato da aperti saluti e da allegre parole pronunciati con tono quasi militaresco, dell'avvocato del sindacato.
Quel circolo aveva, tuttavia, ancora delle altre frecce in faretra: proprio di fronte, dall'altra parte della strada, c'era un bar, il Bar Irene, anche questo un piccolo vano, ma con un frenetico giro di clienti, in parte legato alla presenza del richiamato cinema (e, quindi, quando il buio era ormai calato, eccezione fatta per le proiezioni pomeridiane della domenica), ma molto indotto proprio dal viavai della Camera del Lavoro: un simpatico ferroviere veneto, sodale di Gianfranco Raimondo (che scrive talora delle successive vicende del Bar Irene) ed in contatto con un noto blogger di Venezia, aveva espresso, come altri, l'intenzione di scrivere la storia di quell'esercizio pubblico, ma una volta di più non se ne riuscì a fare nulla.
E se quel bar, prima di essere trasferito in locali molto più grandi poco distanti, era frequentato da futuri scrittori quali Francesco Biamonti, Lorenzo Muratore, il già menzionato Carlo Gallinella, faceva spesso durante la giornata la spola tra sindacato e bar, accompagnato ad associati o amici, un altro futuro scrittore, Elio Lanteri, che era un funzionario della Camera del Lavoro.
Vigilava sornione su tutti questi movimenti Lorenzo Trucchi, allora segretario della Camera del Lavoro, dal 1975 segretario provinciale della C.G.I.L., dal 1985 consigliere regionale del Pci e, poi, del PdS, di cui fu anche segretario della Federazione Provinciale di Imperia: al tempo riusciva a prendere appunti o a iniziare pratiche - togliendo anche ad Elio Lanteri molte castagne dal fuoco - nel mentre provava a capire qualcosa dei comizi improvvisati davanti a lui.

Adriano Maini, Verso sera, Adriano Maini: vecchi e nuovi racconti, 7 agosto 2025

martedì 3 marzo 2026

Di quella parte d'Africa serbava lieti ricordi una signora anziana

Ventimiglia (IM): una vista sino a Bordighera

Franco, da sempre abitante in Ventimiglia, di tanto in tanto dice delle sue esperienze lavorative compiute, tra il 1962 ed il 1969 circa, in diversi stati dell’Africa più o meno affacciata sul Golfo di Guinea. Delineando con lucidità la realtà socio-economica di nazioni appena decolonizzate e citando alla perfezione nomi d’epoca ed attuali di tante città, fa emergere aspetti singolari, quali in Camerun il fenomeno di numerosi abitanti che, a cinquant’anni dal forzato abbandono del paese, causa la prima guerra mondiale, da parte della Germania, parlassero ancora il tedesco ed in Ciad la presenza di tanti italiani che, arrivati in qualità di prigionieri di guerra (del secondo conflitto globale!), vi erano rimasti, divenendo quasi tutti imprenditori attivi e dinamici.

Di quella parte d'Africa, ma di quella colonizzata dalla Gran Bretagna, serbava lieti ricordi una signora anziana, cittadina di Bordighera a tutti gli effetti, perché in quelle lontane terre c'era stata da ragazzina al seguito del padre, impegnato nel settore delle costruzioni, raro esempio di momentanea emigrazione fortunata, quasi dorata, al tempo del regime fascista.

È d'uopo ripetere a questo punto che la CIA controllava verso il 1950 Nino Siccardi (Curto), già comandante della I^ Zona Operativa Liguria delle forze partigiane, il quale, ripreso il suo mestiere di ufficiale alla macchine su navi mercantili, distribuiva la rivista "Vie Nuove" nei porti del nord Africa.

Nella Libia di Gheddafi hanno lavorato un discreto numero di persone del ponente ligure: il caso vuole che almeno il compianto Giuseppe "Mac" Fiorucci di Vallecrosia abbia scritto una sorta di diario della della sua presenza in quel deserto.
 
Di Vallecrosia era anche Angelo Oliva che, nella sua vasta attività, soprattutto come vice responsabile della sezione Esteri del Pci, il mondo lo aveva girato sul serio.
 
Per paradosso è stato un immigrato per non più di un anno a Sanremo, dove rivestiva un importante incarico in una Associazione di categoria, a raccontare di pregresse peripezie avvenute al confine tra Libia e Tunisia con tanto di dettagli relativi a ottusità e venalità delle milizie locali e con tanto di non scontato lieto fine, perché oltrepassare una frontiera - ancorché per errore - all'insaputa dei controllori non è sport salubre neppure oggi.

Chi decenni fa da Ventimiglia si recava in Marocco per il commercio di pregiate piante di rose poteva anche vedersi offrire, nelle case ben celate di notabili locali, discrete bevute di eccellenti liquori nord-europei.

Un altro ventimigliese, Pino, da bravo saldatore specializzato, la più parte delle sue trasferte lavorative le fece in Medio Oriente, anche nell'Iran dello Scià, e conserva di diversi cantieri fotografie che di sicuro hanno oggi un certo rilievo storico.

Adriano Maini

 

mercoledì 1 ottobre 2025

L'orologiaio di Olivetta San Michele aveva un viso aguzzo

 





Uno spazio attrezzato come quello della Piazza Erio Tripodi in Vallecrosia avrebbe fatto comodo anni fa per lo svolgimento di una Festa de l'Unità, che, in effetti, ebbe luogo tante volte in quell'area, dove non era ancora stato eretto il Memoriale dedicato ai detenuti del campo di transito per ebrei e prigionieri politici, aperto dalle autorità fasciste della Repubblica di Salò per diversi mesi del 1944, e dove il bar in concessione pubblica era situato in una posizione più defilata.

L'argomento "Feste de l'Unità", oggi molto rare, a prescindere da altri rivoli di possibili racconti, può essere un appiglio - ma ce ne sono altri - per rivisitare aspetti minuti e in larga misura diversi della politica di un tempo.

Ad Airole. Fonte: Lorenzo Rossi

Ancora ad Airole. Fonte: Salvatore Alfano

Non sarà inusuale che un sindaco, presente o futuro, o un assessore o un semplice consigliere comunale partecipi direttamente ad eventi sportivi, anzi, forse appariva più strano decenni fa.

Fioccavano, nella zona tra Bordighera e Ventimiglia e relativo entroterra, i soprannomi: i sindaci "Pippo" e "Miliu", il referente comunista "quello del bue" e così via, in un'allegra confusione di parole e suoni dialettali.

Olivetta San Michele (IM)

L'orologiaio di Olivetta San Michele aveva un viso aguzzo con baffi sottili, quasi un sosia di Sergio Tofano, quest'ultimo creatore per il Corriere dei Piccoli delle avventure del Signor Bonaventura, attore, uomo di teatro, regista, scrittore, che qualcuno ricorderà, dotato di barba e capelli bianchi fluenti, intrigante interprete dell'abate Faria nella molto datata riduzione televisiva de "Il Conte di Montecristo".
L'artigiano in questione, già anziano, provvedeva in loco al tesseramento del Partito comunista, concernente ben poche persone, alla presenza alle riunioni tenute nel bar trattoria del paese eponimo ed ai comizi, a poco altro ancora: una situazione diffusa, prima dei successi elettorali comunisti del 1975 e del 1976, in tanti borghi di valle, di collina e di bassa montagna, della zona di frontiera - con la grande eccezione di Perinaldo -, per non aggiungere di tutto l'Imperiese.
Tornando direttamente al personaggio, viene da supporre, ad usare un eufemismo, che, pur essendo conosciuto e stimato, come si vide in occasione del suo funerale, non avesse, appiedato com'era e data la discreta estensione territoriale di quel comune, soverchie occasioni di fare attività nelle frazioni di Fanghetto e di San Michele in Val Roia né in quella e nelle case sparse di Val Bevera. E, con ogni probabilità, date le citate premesse, neppure tanti clienti.

A Dolceacqua (IM). Archivio Moreschi

A Dolceacqua (IM). Archivio Moreschi

In sostanza, una situazione tipica, allora, di tanti paesi, in quanto negli anni Settanta erano retti tutti, con l'esclusione già vista di Perinaldo e della vicina Soldano, dove il sindaco era socialdemocratico, da primi cittadini democristiani, ancorché eletti in liste civiche, indubitabili protagonisti di svariate cerimonie, come quelle fotografate intorno al 1969 da un gruppo di amici di Sanremo, ricercatori di realismo e conservate da Alfredo Moreschi.

In quel periodo un assessore democristiano di Ventimiglia, quando si recava a Roma per compiti istituzionali, non mancava di procurarsi un appuntamento con il suo vecchio compagno di scuola Angelo Oliva, all'epoca vice responsabile della Sezione Esteri del Partito comunista, il quale fece conoscere all'amico tutti i migliori ristoranti della Suburra e diversi risvolti, anche confidenziali, ma non troppo, della sua attività in giro per il mondo.

Adriano Maini

lunedì 13 gennaio 2025

Negli anni Settanta sulla collina del Castello a Nizza

 

Uno scorcio di Cap Martin a Roquebrune - Cap Martin nella zona de "Il Pirata"

A Ventimiglia c'era un dancing dove negli anni '50 era d'obbligo entrare eleganti (ma un po' di tempo dopo le cronache popolari lo indicavano già quale sede elettiva - causa l'ampio spazio disponibile, ivi compreso un tavolo da biliardo - di diversi studenti delle superiori che marinavano la scuola).
 
L'interno del citato locale di Ventimiglia nel 1953

Un giovanotto ventimigliese, cliente abituale del citato locale, ebbe l'onore di ballare con Kim Novak; non si è mai detto dove; forse a "Il Pirata" di Roquebrune Cap-Martin, frequentato, come riportato dai soliti rotocalchi, anche da divi hollywoodiani, tra i quali spesso si infiltravano dei "pappagalli" nostrani", ma anche visitato per esigenze professionali da Dario, un valente fotografo di Bordighera, i cui specifici scatti dovrebbero essere oggi nell'Archivio Alinari di Firenze. Puntuale, compariva ad un certo punto su noto social media la fotografia che attestava l'episodio danzante.
 
Così come non si possono dimenticare scene di vita mondana nella vicina Costa Azzurra con partecipazione "straordinaria" di cittadini del Ponente Ligure.


Quando (ancora circa alla metà degli anni Settanta) per andare dalla Liguria in Costa Azzurra si doveva uscire dall'autostrada a La Turbie, una delle strade percorribili per arrivare alla Moyenne Corniche finiva - come tuttora finisce - all'incrocio della foto, un punto all'epoca molto funestato da incidenti. Verso Nizza un raddoppio della Moyenne effettuato da pochi anni la faceva - la fa tuttora - passare tra alcuni piccoli canyon artificiali.


Negli anni Settanta, ma anche nei primi Ottanta, sulla collina del Castello a Nizza erano grandiose e molto affollate le feste estive del Partito comunista francese (Pcf): singolare il caso dello standista di origine italiana, un idraulico che per l'occasione adattava il suo furgoncino a rosticceria di salsicce...



Chissà se ancora adesso entrando in La Turbie ci sono automobilisti che si fermano a guardare dall'alto le prove, se non le gare stesse del Gran Premio di automobilismo di Monaco Principato?

Adriano Maini