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| Sanremo (IM): l'ex stazione ferroviaria |
Le
Ferrovie
dello Stato, in collaborazione o per conto dell’agenzia di viaggi
A.V.E.V., organizzò, impiegando alla bisogna i propri dipendenti, per
alcuni anni viaggi di andata e ritorno Milano-Sanremo a disposizione non
solo dei giocatori del Casinò della città dei fiori, bensì, specie
nella bella stagione, dei padri di famiglia che volevano raggiungere per
poco più di una giornata i loro cari in vacanza al mare.
La
partenza da Milano era al sabato alle ore 14.42 con arrivo a Sanremo
alle ore 19.10. Da Sanremo si tornava a Milano alle 9.17 del lunedì. Non
risulta fossero previste fermate intermedie.
Si tramanda che questo
“direttissimo” abbia svolto le sue funzioni dal 1948 al 1958. Il mezzo
utilizzato era una più o meno classica “Littorina”, come si diceva
ancora alla soglia degli anni Sessanta, ribattezzata - non ci si si
ricorda quanto ufficialmente - “Avevina”, mentre una pubblicità la
definiva “freccia Aurelia”.
Si potrebbe risparmiare per l’occasione
l’astruso nome tecnico del mezzo, ALtn.444.3001, ma non almeno un
accenno al fatto che si era proceduto all'adattamento di un mezzo
d'anteguerra, rispetto al quale i progettisti, inserendo una torretta
belvedere - altro appellativo talora usato - si era forse ispirati ai
vista-dome americani: in ogni caso l'esperimento fece da modello per altri treni all'epoca considerati più o meno di lusso.
La
vicenda aveva interessato qualche anno fa il grande fotografo di
Sanremo Alfredo Moreschi, che aveva reperito notizie sparse
sull'argomento da
inserire nel sito dell'Archivio di immagini di famiglia.
Il
servizio del rientro a Milano era assicurato dai ferrovieri di
Ventimiglia, che, per recarsi a questo lavoro, abitualmente salivano su
precedente convoglio, così come per il ritorno da Milano prestavano la
loro attività su di un altro treno.
Quei ferrovieri di Ventimiglia,
dal gergo colorito, concorrenziale con quello di altri addetti ai
trasporti, quali carrettieri e marinai, avevano, invero, ribattezzato
quella "littorina", alludendo con un epiteto molto salace a certe
possibili conseguenze delle lunghe assenze dei mariti.
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| Ospedaletti (IM): l'ex stazione ferroviaria |
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| Santo Stefano al Mare (IM): la zona dell'ex stazione ferroviaria |
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| Una "corsetta" nel 1958 |
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| Uno scorcio di Imperia |
Sempre
quei birboni dei ferrovieri di Ventimiglia preferirono chiamare tra di
loro "corsetta" un "accelerato" che grosso modo nella seconda metà degli
anni Cinquanta, partendo da Ventimiglia più o meno poco dopo l'ora di
pranzo, si arrestava alla stazione di Imperia Oneglia. Vi è da notare
che, essendo ancora avveniristico lo spostamento a monte della linea, le
fermate intermedie erano veramente tante: Vallecrosia, Ospedaletti,
Bordighera, Sanremo, Arma di Taggia, Riva - Santo Stefano (stazione
unica sul confine tra le due cittadine), San Lorenzo al Mare - Cipressa,
Imperia Porto Maurizio. Il treno ripartiva, facendo la stessa trafila
dell'andata, per rientrare a Ventimiglia per l'ora di cena. E si è persa
la memoria di quali fossero in prevalenza gli utenti, molti dei quali,
se salivano nella città di confine, probabilmente erano statali con
incarichi solo mattutini, mentre la casistica per chi gravitava sul
capoluogo provinciale e nelle località intermedie dovrebbe essere stata
di tipo più corrente.
Si possono aggiungere delle note curiose.
Essendo la sosta ad Oneglia di macchinisti, capitreno e conduttori
abbastanza prolungata, poteva capitare che qualcuno di loro spendesse il
tempo libero entrando in un cinema, il che attesta che anche in
provincia a quei tempi erano aperti dei locali di seconda, se non terza
visione, un aspetto comunque di rilievo sul piano sociale e su quello
del costume. Anche in questi casi, come spesso per
Milano,
accadeva che qualche ferroviere portasse con sé un figlio o due, magari
soprattutto pensando alla piacevole sorpresa che poteva essere
garantita dalla visione di un bel film: solo che qualche volta nel buio
di una sala poteva succedere che un piccolo rimanesse intimorito, per
cui il genitore lo accompagnava fuori abbandonando, senza rimborso di
biglietti, le poltrone, magari lasciando indietro un pargolo più grande,
da andare a ripescare finita la proiezione.
Ad Oneglia c'era anche
altre distrazioni ed attrazioni, soprattutto il porto, nella sezione di
levante tuttora dedicata allo sbarco del pescato - in quel torno di vita
più semplice una vera attrattiva per tutti, grandi e piccini! - un
porto ai tempi sul serio uno scalo commerciale, sulla cui calata e sul
cui molo corto spiccavano cumuli di merci varie: una zona collegata alla
stazione ferroviaria da binari collocati su arterie cittadine, binari
sono a non molti anni fa ancora utilizzati - con evidenti intoppi per
l'aumentato traffico stradale - per una nota fabbrica purtroppo ormai
chiusa.
Da tanto, poi, per lo meno da quando la S.N.C.F., la
società transalpina, ha pensato di rinunciare in modo definitivo alle
vaporiere, permane ancora la necessità di congegni ed accorgimenti
tecnici per garantire il passaggio dall'elettrificazione francese (1500 V
in corrente continua) a quella italiana, con locomotori - come scrivono
gli esperti - "alimentati a mezza tensione fino a una sezione di
separazione 1500/3000 V", questa situata in un punto prossimo all'ex
Seminario di Bordighera.
Adriano Maini