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sabato 11 aprile 2026

Mette una discreta attenzione su Nizza

 

Ventimiglia (IM): un tratto di Via Aurelia visto dalla Località Ville

«La memoria bisogna coltivarla, tenerla viva riparlando delle storie e spesso ci sono i confronti tra chi ricorda particolari aggiuntivi e chi rinfaccia al narratore di turno di averla già raccontata in modo diverso in altre occasioni.»
«"Oh Gigolette", dalla "Danza delle libellule" di Franz Lehar, la cantava Milly e la mormorava mia zia nelle fasce al calar del sole - esattamente al lampescuro - quando lavorare in campagna, anche nella stanchezza, diventa più dolce per lo sfumare del caldo e del solleone e per l’avvicinarsi del rientro a casa, quando i cani abbaiano in lontananza aspettando i padroni.»
«Ho piantato fiori e verdura, ho raccolto secondo le stagioni, ho scelto per me i frutti più aspri secondo il mio gusto, susine bianche e rosse sulla medesima pianta, perseghi sciapenti e mordenti, pomodori tondoliscio, marmanda, costoluto, fiaschette.»
Quelle qui appena trascritte in corsivo sono tre estrapolazioni dall'ultimo libro di Arturo Viale, La chiave dei ricordi, di prossima pubblicazione in edizione limitata, dunque, alquanto riservata, ma la cui bozza è ancora in corso di revisione.
Come negli altri suoi similari lavori, affiora spesso la notevole vena lirica di Arturo Viale, che non fa neppure mancare piccole perle di saggezza, di storia, di cultura.
Si tratta, altresì, di un'impressionante galleria di luoghi - di tutto il mondo, perché Arturo Viale ha avuto la fortuna di poter viaggiare molto -, di fatti, di persone, il tutto impreziosito con particolari che solo una certosina ricerca di documentazione poteva assicurare.
Rimane centrale, come negli altri suoi scritti, un vero e proprio punto di partenza, l'insieme delle esperienze compiute, dalla nascita al compimento più o meno della maggiore età, presso la vecchia casa di famiglia, la "Bataglia", di zona Ville di Ventimiglia.

Si preferisce qui, nel procedere con degli esempi, collegarsi alla menzionata dimensione nostrana.

Arturo Viale, sotto questo aspetto, mette la luce su persone note e meno note, in genere a lui care, tutte indicate, se non già di rilievo pubblico, con il solo nome, ma facilmente riconoscibili, in maniera di certo variabile, dai lettori più attenti.

Rievoca la nevicata del 1956, che non fu tale solo nel ponente ligure, tanto da sottolineare egli stesso la nota canzone che reca quel titolo, ma non quelle, forse specifiche di queste zone, del 1963 e del 1984, avvenute sempre di gennaio.

Con tanto di data e di orario, 19 luglio 1963 alle 6.45, rammenta un terremoto che non mise paura solo a lui, ma a quasi tutti gli abitanti di Ventimiglia: quasi, perché il padre di Arturo, trovandosi nella stalla, non avvertì nulla, neppure colse segnali dall'agitazione della loro mula; un po' come capitò ad altri, ad esempio alla famiglia di un ferroviere di Nervia, i cui membri solo ore dopo vennero svegliati, nel loro appartamento sito al pianterreno e con le finestre - correndo la piena estate - aperte, da un parlottio insistente di persone ferme sul marciapiede antistante.

Dichiara che un suo amico - di queste parti, beninteso - assistette al concerto dei Beatles a Nizza.

Coglie gli atteggiamenti inusuali di alcuni clienti del Bar Irene di ormai nuova gestione.

Riferisce della scritta EMOSCAMBIO apparsa su di un muraglione della Autostrada dei Fiori, chiarendo le intenzioni provocatorie degli anonimi imbrattamuri, che replicarono i loro atti in altre parti del Paese: una notizia, invero, inedita. 

Mette una discreta attenzione su Nizza, città dove ha anche lavorato come bancario, e dintorni, in questo in una sintonia con la maggior parte degli abitanti di questi luoghi che, vista la prossimità di frontiera, non necessita di spiegazioni.

Fornisce un taglio particolare alle sue frequentazioni di Feste de l'Unità.

«All’improvviso mi sono accorto che alcune antenne di mont Agel e del col de la Madonne non ci sono più, chissà da quanto tempo.»
 
E con questa  significativa osservazione di Arturo Viale si conclude questo post.

Adriano Maini, All’improvviso mi sono accorto che alcune antenne di mont Agel e del col de la Madonne non ci sono più, Adriano Maini: vecchi e nuovi racconti, 16 agosto 2025

sabato 10 gennaio 2026

Sostiene Gianfranco

Ventimiglia (IM): il torrente Nervia in stagione invernale

E così di recente Gianfranco Raimondo ha aggiornato il suo modo di presentare sul web momenti interessanti di storia da lui vissuta, soprattutto a Ventimiglia e dintorni, fondando su Facebook un nuovo gruppo, come tale aperto ai contributi degli aderenti.
Del resto, dall'alto dei suoi novantanni portati splendidamente di conoscenze fatte da tramandare Gianfranco ne ha sul serio tante.
Su questo blog a volte si attinge alle sue esperienze.
Non è possibile riassumere al meglio i racconti di Gianfranco. Non è neppure agevole raggruppare i temi da lui affrontati.
Risulta più semplice procedere per esempi casuali o per connessioni con vicende qui già sottolineate.
Con questa cifra si possono leggere con viva partecipazione i drammatici momenti della seconda guerra mondiale da Gianfranco attraversata in quanto ancora bambino, ma anche sorridere a fronte ai tanti aneddoti curiosi visti e raccolti da lui nei suoi traslochi di famiglia da Ventimiglia a Via Dante (da lui, come per ancora molte persone, rigorosamente chiamata Via Regina per automatico riflesso della vecchia denominazione ante conflitto di questa arteria un tempo periferica) di Ventimiglia, a Seborrino di Camporosso, a Nervia di Ventimiglia e di nuovo, ma in maniera definitiva, in Ventimiglia Centro, nonché nelle sue molteplici attività - al netto del suo mestiere - di intrattenitore di spettacoli, nella cui veste spicca l'essere stato presentatore - anche se scelto perché accettava gratuitamente l'incarico! - della Battaglia di Fiori del 1961.
Può, a questo dunque, essere opportuno, perché può capitare ancora con il nuovo spazio di cui si è detto all'inizio, riportare qualche ricaduta di qualche vecchio brano di Gianfranco.
Quando rammentò la partecipazione di Armando Lissa, alla cui figura qui si dedica qualche riga più avanti, e di un certo Croesi di Pigna come ciclisti indipendenti ad una Milano-Sanremo d'epoca, un commento fece nascere l'equivoco che si fosse trattato, invece, di Emilio Croesi, storico sindaco (1946-1986) di Perinaldo, anche questi già ciclista - ed anche discreto - ma del periodo precedente la guerra: di conseguenza ci furono ricerche appropriate di Gianfranco con soluzione definitiva dell'arduo quesito.
 
Ventimiglia (IM): dove, tra Nervia e Asse, spiccavano un tempo due belle ville

O quando, interpellato di persona sul contenuto di un certo suo datato pezzo, Gianfranco sciorina i nomi di alcune belle ville di Ventimiglia da tempo scomparse, come quelle che sorgevano in Nervia di Ventimiglia subito a levante di Villa Olga, aggiungendo ragguagli non secondari sui proprietari.
Due parole su Lissa, infine, con la premessa che anche altri, come certi ex ragazzi di Via Regina, rammentano talora stravaganze di questo omone, che non disdegnava il vino - ci sarebbe anche stata la vicenda non ben definita di una certa damigiana -, parole mutuate sempre da Gianfranco: Lissa campava facendo il pescatore, forte (calciava a piedi nudi grossi sassi come fossero palle di gomma), burbero, buono d'animo, ma anche, secondo Gianfranco, incline - caratteristica alquanto artata, perché non può mancare in un quadretto di folclore locale - a certe vanterie, come quella di avere raggiunto - da ciclista - una volta Binda sul Turchino; ed ancora per quella partecipazione alla Milano-Sanremo è d'uopo aggiungere che Lissa ed il suo sodale si recarono in bicicletta il giorno prima nel capoluogo lombardo, dove dormirono nella stazione ferroviaria, prima di gareggiare in una competizione che li vide fatalmente arrivare nella città dei fiori quando ormai era buio...
Si consiglia, tuttavia, di leggere direttamente gli articoli di Gianfranco Raimondo.

Adriano Maini

 

lunedì 30 dicembre 2024

Nico Orengo si complimentò anni fa con Arturo Viale

Una vista da Zona Ville di Ventimiglia (IM): a destra uno scorcio della Piana di Latte; al centro Punta Mortola; in fondo uno scorcio di Francia

Arturo Viale ha infine localizzato il terreno in cui venne introdotta - come racconta nel suo "Punti Cardinali. Da capo Mortola a capo Sant'Ampelio" (Edizioni Zem, 2022) - "a Latte, frazione di Ventimiglia, la coltivazione industriale dei fiori, producendo rose e garofani".
Spetta in modo evidente a lui rendere noto in dettaglio tale aspetto, eventualmente con un suo nuovo libro.

Archivio di Arturo Viale

Nico Orengo si complimentò anni fa con Arturo Viale per il suo "Quaranta e mezzo". Nel biglietto di congratulazioni lo scrittore si soffermò sulla "giuggiola dai Tremayne. Non ho più trovato quell’albero. Ce n’è ancora uno a Latte, all’inizio della via Romana, prima del cavalcavia. Caro Viale, il suo raccontare mi ha tenuto una affettuosa e sincera compagnia per una sera, tempo fa. Ma il ricordo è ancora vivo, le parole hanno ancora alone".
Si dà il caso che la citata pianta della Via Romana oggi non sia più visibile, perché attorniata da tanti altri alberi, ma quasi in compenso ci sono diverse piccole - larghe ciascuna più o meno un palmo - giuggiole sulla vecchia arteria, spuntate ai piedi del muraglione di sostegno della Via Aurelia.

Vladi Orengo, padre di Nico, fu anche un regista di documentari cinematografici. Nel 1955 gliene "bocciarono" alcuni. Tra questi, "Porta Canarda" (con un po' di fantasia anche sentinella di Latte in altura, da levante, in zona Ville), "inchiesta sul contrabbando in una zona nei pressi di Ventimiglia, al confine con la Francia. Le parole di protesta del regista, vittima di una vera e propria crociata da parte dei censori, erano le stesse di tutti coloro che credevano nel documentario e nella sua vocazione a trattare argomenti d’impegno civile, anche se scottanti. Contro quest’ambiziosa visione, però, si scontrava - e il più delle volte prevaleva - l’idea di chi relegava il documentario a sottoprodotto culturale, impedendogli di evolversi e di affermarsi autonomamente". Così recita un passo della Tesi di Dottorato di Mariangela Palmieri "La propagaganda della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano negli anni della guerra fredda attraverso i documentari cinematografici (Università degli Studi di Salerno, Anno accademico 2010-2011). Si aggiunge, per una migliore comprensione, che Vladi Orengo aveva affidato le sue critiche alla rivista «Cinema Nuovo» e che si può capire il senso dell'esclusione dal mercato delle menzionate pellicole ancora con il ricorso alle parole usate da Mariangela Palmieri: "tantissimi documentari d’indiscusso valore e pluripremiati in festival e rassegne sono stati costretti, praticamente, alla scomparsa definitiva dalla circolazione, poiché altre soluzioni di sopravvivenza, al di fuori dell’area del sostegno dello Stato, in Italia in quegli anni non ve n’erano".

Riaffiorano ancora, in questo lembo di ponente ligure, racconti di antiche vicende di pescatori contrabbandieri. Anche con la pronuncia di termini specifici, "fenicotteri", ad indicare le persone che si volevano trasportare via mare clandestinamente verso la Francia: vocaboli, nella storiografia e non solo, per lo più usati ad indicare i militanti comunisti che sotto il regime fascista facevano il percorso inverso, di ritorno in Italia, per ritessere contatti con la vecchia base, venendo quasi subito irrimediabilmente arrestati. Tornando ai pregressi avventurieri nostrani occorre aggiungere che a loro piaceva anche usare la parola "neri". Si tramanda che, sotto l'incombere del probabile intervento di poliziotti transalpini, talora venisse buttato a mare qualche passeggero. Che in rare occasioni questo accadesse per depredare le vittime. Non si sa, tuttavia, quanto di vero ci sia mai stato in questi racconti di frontiera.

Adriano Maini