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domenica 1 febbraio 2026

Schegge taggiasche

Taggia (IM): lo Sferisterio

Quell'anno - il 1976 - inopinatamente una Festa de l'Unità venne organizzata nello Sferisterio di Taggia. Una sera, quando la manifestazione volgeva al termine, arrivò Tunin, dopo aver chiuso il suo bar-trattoria. Aveva portato con sé la chitarra acustica e pizzicava le corde dello strumento per i compagni attivisti che iniziavano a rifiatare. Richiesto da qualcuno di suonare "Foglie morte" (versi di Jacques Prévert e musica di Joseph Kosma), canzone resa celebre da tanti interpreti, accolse la proposta, in più intonando il brano in francese con voce calda ed ammaliante.
In quella tarda primavera - se la citata datazione corrisponde - una piccola carovana di tre automobili al massimo aveva portato sin dal mattino alcuni militanti e dirigenti delle sezioni comuniste del comune di Taggia a fare campagna elettorale per le politiche nelle frazioni di Triora site alle spalle del capoluogo. Non furono incontrate, invero, molte persone, fra le quali alcune erano salite per il fine settimana dalla costa, ma fu un'esperienza per molti aspetti interessante, soprattutto per capire meglio certi risvolti di propaganda. In un momento di riposo i sodali di quella minuta comitiva appresero, ad esempio, dalla viva voce di uno di loro che costui, ormai affermato commerciante, era stato - errore di gioventù! - con la Legione Straniera a combattere nel 1954 a Điện Biên Phủ, lunga battaglia rovinosa che aveva determinato il ritiro della Francia dall'Indocina.
In quel periodo soffiava, ad opera di democristiani dissidenti, vento di crisi sul comune di Taggia, tale da portare alle elezioni amministrative anticipate del 1978, che, comunque, confermarono una maggioranza di centro-sinistra saldata intorno alla Democrazia cristiana.
Si erano, pertanto, infittite le riunioni tra i partiti, compresi socialisti e socialdemocratici. Forse erano altri tempi, ma si crearono o si rinsaldarono diverse relazioni cordiali anche tra avversari politici, alcune persistenti tuttora. E coinvolgenti i due o tre funzionari comunisti che in quel torno si alternarono in città. Ad uno di questi, poi, poteva capitare di passare una dozzina di anni dopo un pomeriggio gradevole in compagnia di un ex segretario di sezione democristiano, mentre assistevano ad una partita di minibasket dove giocavano in squadre diverse rispettivamente il figlio ed un nipote. E più tardi ancora di fornire ad un ex assessore di grido, sempre già democristiano, il ritaglio stampa del 1959, osservato per caso per altro motivo, nel quale veniva riportata la notizia di una vittoria in gara ciclistica giovanile del futuro noto amministratore.
Ma prima di tutto questo, avvenivano fatti singolari, se non quando decisamente interessanti.
Giampiero, tornato a Taggia dopo un grave incidente ed ancora in attesa di concorrere con esito positivo ad un posto pubblico come invalido, stupiva tutti con la sua ormai spiccata cantilena torinese, ma di tanto in tanto faceva cucinare dal padre squisiti piatti piemontesi e locali per amici e compagni.
Salvatore, che abitava vicino al Castello, accantonati momentaneamente o forse abbandonati del tutto gli studi - nel 1978 sarebbe diventato consigliere comunale comunista di Taggia - impressionava gli interlocutori con il racconto degli scontri provocati dai cosiddetti autonomi nel 1977 all'Università di Roma, dal medesimo visti parzialmente in modo diretto.
Questi due ragazzi, insieme ad un menzionato funzionario ed a un valente artigiano, nativo della rossa Sarzana, tutti accomunati dalla militanza comunista, in un pomeriggio di settembre risalirono in macchina la Valle Argentina sino alla deviazione per Montalto Carpasio, che oltrepassarono, andando per un tratto ancora verso Montegrande, non del tutto consci del pellegrinaggio che stavano compiendo in importanti luoghi della Resistenza.
Diversi erano gli ex partigiani che si fermavano, se vi passavano davanti, nella sede di rappresentanza comunista di Levà di Taggia. Uno molto assiduo, quando si recava nei giorni liberi da Sanremo, dove lavorava e abitava, al suo paese, Carpasio, era Cicin Pastorelli, al secolo Giovanni Battista, uomo amabile e cordiale, che discorreva di tutto, ma non dei suoi trascorsi nella lotta di Liberazione, comportamento, questo, in verità comune a quasi tutti i vecchi patrioti antifascisti. Di cose da dire ne avrebbe avute Pastorelli e qualcosa da pensionato avrebbe infine tramandato, lui che con il nome di battaglia di "Sferra" era stato commissario politico del I° Battaglione “Carlo Montagna” della IV^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Elsio Guarrini” della II^ Divisione "Felice Cascione".
Merita almeno un fugace cenno tra quei visitatori Nino De Andreis di Badalucco, che, essendo stato colto dai tragici avvenimenti del 1943 in Calabria, con la liberazione alleata di quella regione, si era prontamente dato da fare - come tramandato in alcune pubblicazioni locali - per la ricostituzione alla luce del sole del Partito comunista. E che ebbe il merito di ricordare in una lettera, scritta forse con qualche imprecisione, ma di sicuro con tanta passione, inviata nel 1985 a "l'Unità", la figura del professore di musica Raffaello Monti, antifascista, pacifista, amico di Aldo Capitini e di Giuseppe Porcheddu, un personaggio che fece tanto per la vita culturale dell'epoca a Bordighera.

Adriano Maini

 

martedì 10 giugno 2025

Un comizio stranamente ben riuscito ad Airole

 

Airole (IM): uno scorcio della Piazza antistante la Parrocchia

In quella vigilia di Natale il vescovo di Ventimiglia si affacciava sulla soglia della Cattedrale per intrattenersi brevemente in amabile conversare con il capogruppo comunista in consiglio comunale, che si era accompagnato sin là con i militanti del suo partito, che distribuivano a chi usciva dalla Messa volantini che chiedevano la cessazione dei bombardamenti aerei statunitensi sul Vietnam del Nord.

Il torrente Bevera a Torri

Nel corso della campagna elettorale del 1972 il sindaco democristiano di Ventimiglia si avvicinava, tra lo stupore evidente di molti compaesani, per dare un saluto cordiale, un vero e proprio benvenuto - e proprio a metà del ponticello sul torrente -, al segretario della Federazione Provinciale comunista, che era in procinto di essere eletto deputato e che stava per tenere un comizio in quella piccola frazione di Val Bevera.

Vallecrosia (IM): la Via Aurelia

Sicuramente immaginava cosa sarebbe successo, ma un uomo della sinistra democristiana di Ventimiglia, impegnato nella redazione della pubblicazione di cattolici del dissenso "La Goccia", su questo blog menzionata in precedenza, avutane notizia, non si peritò di accompagnarsi, avendoli invitati, a due giovani comunisti per assistere nel salone di un Istituto religioso di Vallecrosia alla prolusione elettorale di una deputatessa piuttosto conservatrice di Genova, la cui caratteristica aveva suscitato una certa considerazione nel personaggio, tanto è vero che dei due suoi amici il segretario della Sezione comunista di Ventimiglia Centro nel successivo dibattito, che forse senza il suo intervento non ci sarebbe neanche stato, prese a subissare di domande e considerazioni politicamente aggressive la povera signorina. Quest'ultima anni dopo - ironia della storia! - sarebbe approdata ai banchi progressisti del Consiglio Regionale della Liguria.

San Biagio della Cima (IM): uno scorcio

L'onorevole Gino Napolitano, già famoso comandante partigiano, proprio in quel periodo ogni tanto rammentava ai suoi interlocutori gli anni in cui i comizi comunisti nell'entroterra della provincia di Imperia erano praticamente tenuti nel vuoto, tutt'al più con qualche rara persona che orecchiava da dietro le imposte, come gli era capitato in un'occasione a San Biagio della Cima quando doveva parlare insieme alla moglie di Alessandro Natta.

L'idea partì da due ex partigiani del "Gruppo Sbarchi di Vallecrosia", Achille Lamberti (Andrea) e Pietro Marcenaro (Gireu), e venne lanciata in una riunione del direttivo comunista locale di Sezione, ma quando si svolse a gennaio 1973 la Marcia Ventimiglia-Bordighera per la Pace in Vietnam la preparazione e lo svolgimento risultarono ampiamente unitari.
Si è ormai persa la memoria di varie tappe decisionali ed organizzative, ma rimangono fuori dubbio che a guidare (e a metterci) l'automobile per gli annunci tramite altoparlante fu l'esponente già citato della sinistra democristiana e che a tenere l'unico discorso, conclusivo, della manifestazione si volle il Presidente Provinciale A.C.L.I.

In occasione del suo comizio a difesa della legge sul divorzio ad Airole, durante la campagna referendaria del 1974, fu grande lo stupore del giovane funzionario comunista a trovarsi da un momento all'altro la piazza completamente gremita, ma, finito l'intervento, l'arcano gli venne svelato sotto forma di interruzione dello svolgimento di un'importante celebrazione religiosa, che aveva in ogni caso convogliato i partecipanti su quel sito. Mentre parlava, qualche dubbio all'oratore era pur già venuto, perché si sentiva continuamente osservato con sorriso ironico da una sua ex insegnante delle Superiori, donna notoriamente molto devota e non certo di sinistra. Non sapeva due cose all'epoca il nostro: che l'episodio in qualche modo sarebbe stato sottolineato da Lorenzo Rossi nel suo Airole 500 anni. La storia di un paese nella cronaca di cinque secoli (Comune di Airole,  1998) - e questo non poteva certo indovinarlo! - e che la sua professoressa era cugina della laica e molto aperta Lorenza Trucchi, grande figura di critica d'arte e di giornalista.

Pompeiana (IM)

Al reduce di quell'episodio accaduto in Val Roia sarebbe ancora capitato di incontrare un largo pubblico per un'arringa della campagna elettorale del 1976, ma questa volta un po' più lontano dalla zona intemelia, precisamente a Pompeiana: non ebbe, tuttavia, notizie di processioni e fatti similari come veicoli promozionali, né potè fornirsi una spiegazione basata solo sul vento in poppa di quell'anno per il Partito Comunista, perché in tanti altri paeselli le affluenze rimasero modeste.

Adriano Maini