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Visualizzazione post con etichetta Gianfranco Raimondo. Mostra tutti i post
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venerdì 16 gennaio 2026

Stranomi, ma non solo


C'era a Bordighera una bella villa, di cui oggi rimane traccia solo - usando la fantasia - per via di un terreno incolto una volta occupato da qualche pertinenza della citata abitazione, la quale, invero, sorgeva, circondata da un vasto parco in cui spiccavano gli eucalipti, abbastanza arretrata rispetto alla Via Aurelia.
Chi l'aveva visitata ne parla ancora come di una casa delle meraviglie, che ospitava altresì in quello che veniva definito museo diversi ricordi di caccia esotica del proprietario.
La demolizione e l'occupazione di suolo di tutta evidenza vennero effettuati per un trasferimento di volumetria a vantaggio di nuove palazzine.
Si ebbe necessità in una specifica occasione di ricorrere a uomini di fatica per lo spostamento o l'arrivo di un pesante elemento di arredamento. Il padrone si raccomandò che quei facchini a giornata procedessero a piedi scalzi per non rovinare i preziosi marmi dei pavimenti, ma male gliene incolse perché uno dei due lavoranti, un vero Maciste, aveva delle estremità, appena coperte da scarpe per il caso in questione, così luride da fare, date le nefaste conseguenze, rimpiangere a lungo il committente per l'ingaggio effettuato.
L'episodio venne raccontato da Sergio Marcenaro, già sindaco di quel paese, nel corso di una conversazione con Arturo Viale, appena sentito il soprannome in dialetto di un abitante di Soldano.
Ci sono nomignoli che talora si ripetono nelle storie di Arturo Viale e di Gianfranco Raimondo.
Anche quest'ultimo nei suoi articoli non fa mancare la rievocazione di tipi bizzarri: qui sarà sufficiente menzionare chi - sempre molto addietro - in Via Dante (ancora oggi da molti appellata come Via Regina) si era per così dire specializzato a spaccare tirando frecce le zucche dei numerosi pergolati.
Ancora a Bordighera si vedeva ai tempi un caratteristico personaggio, che sospingeva una carriola in legno, nella quale il più delle volte appoggiava solo la copia di un quotidiano, tornare dal centro città a Villa Hortensia, dove svolgeva diverse mansioni per conto del professore Raffaello Monti - o della famiglia - e nel cui garage secondo alcune versioni alloggiava: a lui spettò, in ogni caso, l'onore di essere ritratto a torso nudo - come in effetti si aggirava, se non quando indossava una sorta di canottiera o gilé - dal pittore Roman Bilinski.
Sempre da Bordighera emerge la soluzione di sciorinare, a casaccio ed a titolo indicativo, qualche soprannome senza tema di affibbiare al singolo un circostanza controversa, perché selezionato da un vecchio articolo di Mario Armando (altro importante cultore di cose nostrane e non solo del dialetto: a lui si devono ad esempio significative rievocazioni del passaggio davanti a questa costa di confine del Rex) comparso nel numero di settembre 2010 di "Paise Autu", periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu”, nel quale si usava come principale il termine "stranome" con l'avvertenza che la "nomea" - al plurale - "i nosci veci chiamavano 'Spronomi' non pregiudicanti amicizie": Gianèira, Gianòira, Gianè, Manineta, Scimùn, Tunina, Dumuà, Gigè, Neghin, Martinbè, Mè, Chicheta, Perugin, Baiòca, Sciasciùn, i Linghèia, u Sàrdu, Sciangài, Gianchetu, Sparissoera, Scùrpina, Pistùn, Bagiotu, Castagnà, Tirèijina, Perussetu, Castagneta, Patatina, Scijèrbura, Ciarùn, Caretè, Ferandìn, Sciurbetè, Strascè, Vacà, Pastù, Pulaioe, Pecina, Mamà, Biunda, Tetasse, Lerfan, Gamba, Becu, Bellocchio, Sètelèrfi, Ranghetu, Boetascui, Scciapabricheti, Dentan, Gamèla, Paciarò, Sètelèrfi, Zibà, Manèlu, Vagliò, Favèla, Nenenè, Patacà, Bazazò, Bedò, Mungìn, Cantalamessa, Cundutu, Ciò, Guapa, Lagnò, Taleti, Chipò, Meninò, Fanfafè, Sciànte, Sigareta, Putoschi, Bulò.
Ed allora con lo stesso criterio si possono aggiungere nomignoli che affiorano negli scritti dei richiamati autori di Ventimiglia, quali Bacì di Sciapi, Cartun, Ciurina, Giuà de Canun, Sciacamoti, Sciapassùche, Tapapussi. Altri ancora sono rimandati ad un prossimo articoletto.

Adriano Maini

 

sabato 10 gennaio 2026

Sostiene Gianfranco

Ventimiglia (IM): il torrente Nervia in stagione invernale

E così di recente Gianfranco Raimondo ha aggiornato il suo modo di presentare sul web momenti interessanti di storia da lui vissuta, soprattutto a Ventimiglia e dintorni, fondando su Facebook un nuovo gruppo, come tale aperto ai contributi degli aderenti.
Del resto, dall'alto dei suoi novantanni portati splendidamente di conoscenze fatte da tramandare Gianfranco ne ha sul serio tante.
Su questo blog a volte si attinge alle sue esperienze.
Non è possibile riassumere al meglio i racconti di Gianfranco. Non è neppure agevole raggruppare i temi da lui affrontati.
Risulta più semplice procedere per esempi casuali o per connessioni con vicende qui già sottolineate.
Con questa cifra si possono leggere con viva partecipazione i drammatici momenti della seconda guerra mondiale da Gianfranco attraversata in quanto ancora bambino, ma anche sorridere a fronte ai tanti aneddoti curiosi visti e raccolti da lui nei suoi traslochi di famiglia da Ventimiglia a Via Dante (da lui, come per ancora molte persone, rigorosamente chiamata Via Regina per automatico riflesso della vecchia denominazione ante conflitto di questa arteria un tempo periferica) di Ventimiglia, a Seborrino di Camporosso, a Nervia di Ventimiglia e di nuovo, ma in maniera definitiva, in Ventimiglia Centro, nonché nelle sue molteplici attività - al netto del suo mestiere - di intrattenitore di spettacoli, nella cui veste spicca l'essere stato presentatore - anche se scelto perché accettava gratuitamente l'incarico! - della Battaglia di Fiori del 1961.
Può, a questo dunque, essere opportuno, perché può capitare ancora con il nuovo spazio di cui si è detto all'inizio, riportare qualche ricaduta di qualche vecchio brano di Gianfranco.
Quando rammentò la partecipazione di Armando Lissa, alla cui figura qui si dedica qualche riga più avanti, e di un certo Croesi di Pigna come ciclisti indipendenti ad una Milano-Sanremo d'epoca, un commento fece nascere l'equivoco che si fosse trattato, invece, di Emilio Croesi, storico sindaco (1946-1986) di Perinaldo, anche questi già ciclista - ed anche discreto - ma del periodo precedente la guerra: di conseguenza ci furono ricerche appropriate di Gianfranco con soluzione definitiva dell'arduo quesito.
 
Ventimiglia (IM): dove, tra Nervia e Asse, spiccavano un tempo due belle ville

O quando, interpellato di persona sul contenuto di un certo suo datato pezzo, Gianfranco sciorina i nomi di alcune belle ville di Ventimiglia da tempo scomparse, come quelle che sorgevano in Nervia di Ventimiglia subito a levante di Villa Olga, aggiungendo ragguagli non secondari sui proprietari.
Due parole su Lissa, infine, con la premessa che anche altri, come certi ex ragazzi di Via Regina, rammentano talora stravaganze di questo omone, che non disdegnava il vino - ci sarebbe anche stata la vicenda non ben definita di una certa damigiana -, parole mutuate sempre da Gianfranco: Lissa campava facendo il pescatore, forte (calciava a piedi nudi grossi sassi come fossero palle di gomma), burbero, buono d'animo, ma anche, secondo Gianfranco, incline - caratteristica alquanto artata, perché non può mancare in un quadretto di folclore locale - a certe vanterie, come quella di avere raggiunto - da ciclista - una volta Binda sul Turchino; ed ancora per quella partecipazione alla Milano-Sanremo è d'uopo aggiungere che Lissa ed il suo sodale si recarono in bicicletta il giorno prima nel capoluogo lombardo, dove dormirono nella stazione ferroviaria, prima di gareggiare in una competizione che li vide fatalmente arrivare nella città dei fiori quando ormai era buio...
Si consiglia, tuttavia, di leggere direttamente gli articoli di Gianfranco Raimondo.

Adriano Maini

 

sabato 8 novembre 2025

Se si sale a Ventimiglia Alta...

 


Ventimiglia Alta, città vecchia, centro storico per eccellenza di Ventimiglia, al di là del fiume.


Ventimiglia Alta con Cattedrale e Battistero.



Ventimiglia Alta con vista sul mare, ma anche sul nuovo porto turistico.



Ventimiglia Alta con vista sulla valle del Roia.


Ventimiglia Alta con vista - va da sè! - sul centro urbano di Ventimiglia. La migliore dal Cavu

Ma qui e là anche altre aperture su altri scorci.

  


Ventimiglia Alta con i suoi vicoli.



Ventimiglia Alta con molti altri monumenti e reperti di storia.



Ventimiglia Alta dalle vicende già ampiamente consegnate a pubblicazioni anche specialistiche.


Di Ventimiglia Alta ha scritto poco - almeno pare - Gianfranco Raimondo, che, già rodato in esperienze di teatro condotte a Nervia, fece il suo esordio come presentatore di uno spettacolo nell'Oratorio dei Bianchi, se si vuole pure di San Giovanni Battista e di Santa Chiara, all'epoca già sconsacrato, tanto è vero che era stato convertito in cinema-teatro con i locali sottostanti adibiti a tipografia.

Correva probabilmente l'anno 1957, e già in stagione scolastica a cavallo con il successivo, proprio quando Arturo Viale, che a Ventimiglia Alta qualche pagina in qualche modo ha pur dedicato, frequentava la primina retta dalle Suore dell'Orto, un'istituzione allora veramente classica.



Viale rammenta la Colla per le fotografie della sua comunione e della sua cresima: su quel sito giocavano - documentati da scatti che sono vere rarità - tanti bambini piccoli, come continuano oggi a fare i loro coetanei.


Poco prima - 16 maggio 1956 - e poco più in là, sulla vecchia Via Aurelia, era passata una tappa del Giro d'Italia di ciclismo, quella - con partenza da Cannes - vinta a Sanremo da Nino Defilippis in fuga solitaria.


Poco dopo studenti delle professionali, recandosi a scuola lassù, avrebbero immagazzinato nella memoria con pena e con partecipazione umana le immagini di tante famiglie di immigrati meridionali, ammassate a vivere di stenti in cantine o stalle riadattate, affacciate sui carruggi: sentimenti quasi svaniti nell'aria e discendenti di quei poveracci del tutto dimentichi delle pregresse traversie dei loro cari.





Se si sale a Ventimiglia Alta...

Adriano Maini

domenica 26 ottobre 2025

Ancora alla foce del Nervia, ma non solo

 

A pochi metri dalla foce del Nervia, tra Ventimiglia e Camporosso

Si narra che intorno al 1950 si potevano ammirare al campo d’aviazione in zona Braie di Camporosso, prima che venissero trasferiti a Savona, da dove vennero riportati via nave in America, diversi aeroplani da caccia statunitensi, ancora stazionanti dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Gianfranco Raimondo (nato nel 1936) deve pur avere visto quello scenario dalla collina di Seborrino, sovrastante a ponente il torrente Nervia, località dove in allora abitava, ma nei suoi tanti intriganti racconti, di quello non risulta avere mai scritto.
Gianfranco invece, tramanda di pesca alle anguille praticata già appena finita la guerra più in giù verso la foce del Nervia ricorrendo agli esplosivi. Aggiunge di avere fatto anche lui - e di tutta evidenza era un bambino! - lo svuotatore delle mine anticarro - già disseminate dai tedeschi lungo il torrente - per ricavare gelatina e dinamite, le quali venivano usate anche per mero divertimento. Non mancarono incidenti, finanche mortali, non solo perdite di arti o della vista.

Tristi avvenimenti, che in quegli anni non riguardarono certamente solo la zona di confine di mare con la Francia, ma che sono rimasti impressi nella locale memoria popolare.

Del resto, anche da queste parti, soprattutto nella valle del fiume Roia, diverse persone, in genere giovani disoccupati, si diedero per sbarcare il lunario all'attività scarsamente remunerata, ma per loro essenziale, del recupero e messa in sicurezza di tanti ordigni bellici lasciati disseminati ovunque.

Tornando alle anguille del torrente Nervia, per non risalire troppo indietro nel tempo con "Islabonita" di Nico Orengo, non si può fare a meno di notare sul piano della letteratura che esse compaiono anche nel romanzo di esordio del dolceacquino Elio Lanteri "La Ballata della piccola piazza", ambientato, guarda caso, durante le ostilità.

Porterebbe ad esiti bizzarri dilungarsi in altre modalità di cattura delle anguille in varie parti di questo territorio, tra le quali non si può sottacere l'utilizzo, pericoloso come altri metodi già accennati, dell'uso con estro artigianale (fili di rame, batterie, ecc) della corrente elettrica.

Nei vari corsi d'acqua operavano ancora in quel periodo lavandaie per le loro famiglie o per conto terzi. Nei ricordi oggi emergono, tuttavia, talora con espressioni veramente poetiche anche per via degli aromi di fiori e piante circostanti, soprattutto i lavaggi della lana dei materassi. E chi cercava per sostentamento un lavoro purchessia si dedicava pure all'estrazione della sabbia, passandola per una ripulita da scorie incongrue attraverso reti di fortuna, per lo più quelle di vecchi e derelitti letti: talora sembrava di vedere in azione schiere di vere formiche operaie.

Adriano Maini

lunedì 6 ottobre 2025

Altre sfumature di azzurro

 


 

Data la prossimità della zona di Ventimiglia con il dipartimento francese delle Alpi Marittime è quasi inevitabile fare emergere di tanto in tanto altri - rispetto a precedenti note - pertinenti fatti curiosi.

Su tutto campeggiano - a saperli cercare - i racconti di Gianfranco Raimondo, imperniati non solo su zingarate compiute oltre frontiera da persone nostrane, ma anche risvolti significativi, come la lunga partecipazione al Festival del Cinema di Cannes come giornalista, decano, infine, di Angelo Maccario di Ventimiglia.
 

Gianfranco Raimondo, ad esempio, ha rammentato in almeno un'occasione che André Vanco, già partigiano, sindaco comunista di Beausoleil dal 1977 al 1986, impiegato di Radio Montecarlo (molto frequentata ai tempi da Gianfranco) aveva organizzato nella sua zona diverse conferenze di un valente fotografo, Gian Butturini, per la presentazione di un libro di fotografie di Fidel Castro.

L'incanto della Cappella della Pace a Vallauris, dipinta da Picasso, illumina questa cittadina di ceramisti autorizzati dall'artista in persona a riprodurre certe sue ispirazioni nei loro vasi ed altri casalinghi, la cui vendita in Italia non ebbe mai, tuttavia, grande fortuna.
E, tornando a Picasso, si può sottolineare che avesse donato alquanti suoi disegni, litografie ed acquarelli a sedi ed uffici popolari.

La marcia contro le miniere di uranio nella Valle delle Meraviglie nel 1979 fu un avvenimento molto articolato e partecipato, coronato anche da successo. Per alcuni partecipanti di Ventimiglia il ritorno avvenne, sempre in pullman ma scendendo prima su Nizza: uno stagionato figlio dei fiori, prossimo - a suo dire - a rientrare in India intonava con discreta voce, accompagnandosi con la chitarra acustica, anche una versione tradizionale della canzone "The House of the Rising Sun", nota al largo pubblico per il disco di "The Animals".


Il sindaco di Ventimiglia in quel 1994 appariva un po' stralunato all'inaugurazione in Nizza della sede di rappresentanza di un'associazione di categoria imperiese.


Un suo non subitaneo successore, dell'area di centro-destra, ebbe tempo dopo occasione di chiedere delucidazioni al già citato ufficio.


Un'altra associazione di categoria aveva molto premuto con istituzioni imperiesi per l'apertura dalle parti di Nice Etoile di un centro promozionale di piccole imprese della provincia, rivelatosi presto un fallimento.


Alla Fiera di Nizza - nei primi anni 2000 - fu in qualche modo presente in alcune occasioni anche l'Accademia della Comunicazione Verbale, condotta con caparbietà dal milanese Davide Oscar Andreoni, in quel periodo abitante di Vallecrosia, il quale scattò alcune immagini che sarebbero in seguito risultate alquanto significative, come quella concernente un futuro sindaco e ministro.
Del resto, Andreoni non si era neppure risparmiato di tenere lezioni specifiche del suo sodalizio anche presso un ente pubblico di Saint-Laurent-du-Var o di collaborare con associazioni culturali di Breil sur Roya.


P.S.

Nel titolo si gioca con l'aggettivo azzurro, azuréenne, molto usato in Costa Azzurra, a proposito, come per il Museo della Resistenza della Costa Azzurra, e, forse, talora, a sproposito.

Adriano Maini

martedì 16 settembre 2025

C'era chi si aspettava il solito ballo liscio

 


Raccontava Alfredo Moreschi, in base ai ricordi della mamma, la quale conobbe il futuro noto attore di varietà, di teatro e del cinema, che Carlo Dapporto da bambino già affascinava con la sua verve amici coetanei, anche nella portineria, cui era addetta la madre, di un palazzo in fondo - verso la ferrovia ed il Forte di Santa Tecla - dell'attuale Corso Mombello a Sanremo.
 


Ancora Moreschi tramandava un curioso episodio che gli occorse appena finita la guerra. Accompagnato al Casinò di Sanremo il fotografo dell'azienda di famiglia, intento anche a scattare immagini di diverso genere in occasione della prima commedia che si dava dopo il conflitto, una commedia di carattere storico, i responsabili della compagnia si accorsero che quel ragazzo di poco più di quattordici anni era adatto ad interpretare un certo personaggio per il quale mancava un attore: lo mandarono in scena, rivestito in fretta e furia di acconcio costume, ma in sala c'erano diversi compagni di scuola dell'esordiente, che proruppero in fragorose risate, anticipatrici dei continui disturbi poi arrecati allo spettacolo.


Qualcosa del genere, anzi, forse con il superamento di maggiori limiti, accadde a Ventimiglia in un Teatro Comunale ancora lungi dall'essere ristrutturato, a metà anni Sessanta, ad opera degli studenti delle scuole superiori della zona che dovevano assistere ad una commedia del Goldoni. I maschiacci in galleria non si lasciarono distrarre dal fare baccano neppure dalle provocanti scollature delle procaci attrici.
Non poteva assistere a questo avvenimento Gianfranco Raimondo, già grandicello e con un suo lavoro, che per il tempo libero le esperienze di teatro, precedenti a quelle di presentatore, iniziò a farsele a Nervia. Gianfranco, nelle sue diverse rievocazioni di fatti e di persone, anche senza specifiche sottolineature ha come stabilito un accostamento virtuale non solo tra Dapporto e Cino Tortorella, il Mago Zurlì dello Zecchino d'Oro e di altre trasmissioni televisive, che non perse mai i suoi legami con Ventimiglia, ma pure con altri estrosi uomini della città di confine.

Ai tempi delle prime esibizioni di cantanti stranieri al Festival della Canzone di Sanremo a certi nottambuli poteva occorrere di incontrare e, se non conversare, scambiare amabilmente saluti al Bar Nadia di Bordighera, aperto sino all'alba, quando veniva chiuso solo per un breve lasso, con protagonisti della citata kermesse, i quali non avevano particolari accompagnatori: tra questi, in un'occasione, l'americano Pat Boone.

Pat Boone si esibiva una ventina d'anni dopo all'Ariston di Sanremo davanti a poche decine di spettatori, ma lo faceva, indifferente al vuoto, con grande professionalità.


In un affermato stabilimento balneare a Marina San Giuseppe di Ventimiglia un ragazzo di Milano, arrivato per le vacanze estive, intratteneva amici e conoscenti con particolari parlata e atteggiamenti comici, che qualche anno dopo sarebbero stati portati al successo sul grande schermo da un altro immigrato nella metropoli lombarda, destinato presto, tuttavia, ad assumere anche altri ruoli.


Portò le sue prime canzoni ad una modesta Festa de l'Unità in frazione Roverino di Ventimiglia un Vasco Rossi, che non era proprio agli esordi. Toccò anche a lui, per conferire con gli organizzatori, camminare con i suoi mocassini quasi da ballerino sui grossi sassi che ingombravano gli spiazzi ancora di cantiere per la costruenda scuola media. Affluirono quella volta discretamente numerosi i giovani, mentre rimasero alquanto perplesse le persone di una "clientela" più tradizionale, che si aspettavano della musica per ballare il solito liscio.
Riportava spesso questa circostanza a grandi linee, talora con qualche elemento di fantasia, anche in qualche intervista di carattere locale, il compianto Franco Paganelli, già consigliere comunale di Ventimiglia, storico presidente della Bocciofila di Roverino, il quale - pare - ebbe l'occasione di rivedere a Bordighera il buon Vasco e di riepilogare con lui qualche particolare di quella vecchia vicenda.

Adriano Maini

venerdì 25 luglio 2025

Già nel 1950 circa il Corsaro Nero e Ventimiglia...

 

Ventimiglia (IM): il centro urbano ed il fiume Roia verso la Foce

L'articolo de "l'Unità" qui menzionato

Ne "l'Unità", allora organo centrale del Partito comunista italiano, venerdì 26 maggio 1950 si leggeva l'articolo dal titolo "Dove Salgari trovò il suo Corsaro Nero" con occhiello "Lettera dalla Riviera Ligure" e catenaccio "Domenica a Ventimiglia la grande battaglia dei fiori - Il romanziere più amato dalla gioventù trasse ispirazione dalla figura di un guerriero".
Sarebbe da ringraziare idealmente l'autore del pezzo, Silvio Micheli per l'enfasi da lui messa per quel suo vero e proprio manifesto di propaganda turistica della città di confine, per la documentata e plastica descrizione di una antica Battaglia di Fiori, ancor più dell'arte ("Gli intarsi di fiori assumono sfumature impensate") e della passione con cui si costruivano i carri ("Fare un carro non è una parola e nemmeno basta aver volontà e pazienza. Bisogna vederli"), per la sottolineatura del grande entusiasmo popolare rispetto all'evento annunciato.
Ci sono altre perle di racconto, quali "Sfilano i carri lungo il magnifico viale Cavour", allo stato attuale non più alberato, ma ancora bello con le sue palazzine ormai storiche, "I viali si trasformano in fiumane di gente stipata tra casa e casa", "I carri appaiono presto pelati, spolpati, ridotti come alla vigilia tutti ferri e assi": il cronista si era sicuramente informato almeno circa l'edizione precedente.

In questo variegato quadro Micheli introduceva il Corsaro Nero quasi di sbieco, come qui si riferisce meglio più avanti.

Nel 1951 sarebbe stato Francesco Biamonti a dedicare delicate note poetiche, quindi, senza retorica di sorta, alla Battaglia di Fiori, "Serenità tra i fiori" ("La Battaglia dei fiori", numero unico, 20 Maggio 1951), uno scritto di recente ripubblicato da Terra Ligure.

Lo stesso anno, ma in data 29 agosto 1951, un trafiletto de "l'Unità" tornava a citare Ventimiglia come sede di partenza (il 15 settembre) di una delle staffette del giornale, evento promozionale di cui si anticipava che "Dopo aver percorso migliaia di chilometri i portatori di fiaccole si ricongiungeranno a Bologna".

Salvi errori ed omissioni, nelle ricerche sul Web occorre arrivare all'11 giugno 1956 per scoprire un minimo di attenzione da parte de "La Stampa" circa la Battaglia di Fiori: Presenti Rascel e De Sica. Gran Folla a Ventimiglia per la "battaglia dei fiori".



Oggi il Corsaro Nero, Conte di Ventimiglia nella fervida fantasia di Emilio Salgàri, del quale risulta difficile asserire che sia mai passato da Ventimiglia come invece sosteneva ("Si dice che sulla foce del Roia, lo stesso  Emilio Salgari ricavasse la storia del Corsaro Nero da una reale figura...") il giornalista de "l'Unità", mentre lo fece nel secondo dopoguerra, come attesta Gianfranco Raimondo, uno dei figli, oggi il Corsaro Nero è diventato una sorta di simbolo, qualche volta invadente, della città. Ci è voluto del tempo, ma è proprio così. Corsaro Nero come tema di un corteo storico e di una, per l'appunto, Battaglia di Fiori. Corsaro Nero che ha indotto mostre, rievocazioni varie, una statua -  silhouette in ferro dipinto a vegliare dal Funtanin, non sul fiume, ma sul mare e su Marina San Giuseppe -, un'analoga sagoma dalle parti del ponte sul Roia - in riva sinistra -, ma con le spalle all'acqua, sventolanti bandiere nere con i teschi.
 


Qui si ribadisce che l'aggiunta di un pizzico di ironia e di autoironia non stonerebbe, quello che sarebbe assicurato da un aggancio a "Giovanna, la nonna del Corsaro Nero", programma per ragazzi della RAI del 1961, con protagonisti - l'anziana signora, Battista e Nicolino in primis - e comprimari bizzarri, uno sceneggiato dalla saggia vena comica, una serie televisiva nel gergo attuale, che ebbe altre due stagioni, nel 1962 e nel 1966, e che piaceva anche agli adulti. Ancor più che andarono completamente distrutti i nastri della trasmissione. Per dare qualche segno sarebbero sufficienti come fonti di ispirazione residue fotografie di scena e qualche relativa pubblicazione.

Adriano Maini

giovedì 1 agosto 2013

Cose serie e semiserie, d'antan e di oggi


Un dancing anni '50, dove era d'obbligo entrare eleganti (che io soprattutto rammento, per sentito dire, quale sede elettiva, causa l'ampio spazio disponibile, e compreso un tavolo da biliardo, di diversi studenti delle superiori che ai miei più tardi tempi marinavano la scuola).
Il giovanotto ventimigliese, che, già cliente abituale del citato locale, ebbe l'onore di ballare con Kim Novak;  non dice dove; forse a "Il Pirata" di Roquebrune Cap-Martin; puntuale, compare sul noto social media la fotografia che attesta l'episodio
Scene di vita mondana nella vicina Costa Azzurra con partecipazione "straordinaria" di cittadini del Ponente Ligure. 
Fantasiose e strepitose animazioni d'antan di uno stabilimento balneare. 
Cacce al tesoro, non poi così lontane nel tempo, estrose, difficili, partecipate, dai ricchi premi. 
Sono solo alcuni esempi di momenti di storia del costume, che si riferiscono a Ventimiglia, divulgati dal mio amico Gianfranco Raimondo, sui cui racconti più impegnativi, come quelli di guerra, continuo a rinviare debite note informative.
Su un aneddoto, invero, arriva, al momento, per ultimo, ma vi aggiunge certamente più di un contributo originale.

Eccola, come raffigurata addirittura in una tavola - del celebre Walter Molino - della un tempo molto diffusa "La Domenica del Corriere", edizione - si noterà - del 27 aprile 1958 (e non sono in grado di riconoscere i giusti crediti, fatti salvi, forse, quelli, di un'altra persona, già mio collega - mi perdonerà, se non ne cito il nome! -, relativi al ritocco dell'immagine).
In sintesi, la didascalia riferisce di due giovanotti che da Ventimiglia si sarebbero avventurati - chi per donare a Soraya un proprio quadro, chi una propria poesia - in barca per incrociare al largo un transatlantico, dove era imbarcata, per l'appunto, la principessa triste, come dicevano i rotocalchi, perché ripudiata dallo Scià di Persia: senza riuscirci, causa ondate, anzi, costretti a tornare verso la riva a nuoto.

Gianfranco ci informa nell'ordine: che era nella "cabina di regia" dove nacque l'ipotesi dell'avventura; che il merito principale fu di un giornalista di Ventimiglia, Angelo Maccario, decano, finché rimase in vita, dei cronisti accreditati al Festival Cinematografico di Cannes; che il pittore era Mario Raimondo, più noto come Barbadirame, valente artista e uomo di straordinaria simpatia, che ho avuto la fortuna di conoscere; che il poeta era Giorgio Carbone, il futuro Principe di... Seborga (una rivendicazione per il ridente villaggio alle spalle di Bordighera, che persiste tuttora, creando, comunque, notorietà e flussi turistici); che, redatto dagli allegri compagnoni un comunicato-stampa, questo, rilanciato dall'ANSA, fece passare - non essendo (già allora!) mai state compiute verifiche di sorta - per vero un episodio mai avvenuto su diversi giornali, compresi alcuni francesi...

A concludere una simile carrellata, io e Gianfranco insieme, finalmente: gli avevo promesso da mesi che avrei pubblicato una sua fotografia, ma "ad abundantiam" mi ci sono messo anch'io. Io a destra, perplesso, neanche immaginassi la fulminante battuta con cui lui ha commentato su Facebook uno scatto gemello di questo. Ci sarà occasione, reputo, di tornare su diversi argomenti...
E Gianfranco, a sinistra, buon esempio del fatto che nella botte piccola c'é il vino buono...


sabato 6 aprile 2013

Qualche giorno fa' a Ventimiglia...























Qualche giorno fa girando per Ventimiglia (IM) in attesa di vedere Gianfranco, di cui conosco, come ho già riferito, abitudini e orari di passeggiata, mi sono messo, approfittando di uno dei rari pomeriggi di sole di questo periodo, a scattare qualche fotografia.
Sono tornato anche a Marina San Giuseppe, soggetto del mio ultimo post. Mi sono deciso a riprendere per la prima volta il Monumento ai Marinai. Il pensiero per forza di cose mi é andato ai 50.000 italiani - tanti i ventimigliesi - caduti in mare nell'ultima guerra. Ed alla nota tragedia della corazzata Roma in cui perì anche il giovane, cui é intitolata la locale Associazione Marinai, che era intimo della mia famiglia.























Ritornando in centro, passando per la passerella pedonale, incontro di nuovo Vito.























Lo avevo già fotografato, quasi per celia, davanti al Municipio.
Vito, ormai anch'egli pensionato, é molto impegnato in lodevoli attività di carattere profondamente sociale.
Mi ha confermato nell'occasione che nella immagine della vecchia Marcia della Pace, di cui ho già parlato, compare proprio lui... e mi suggerisce scorribande fotografiche sulle colline in sponda sinistra orografica del Roia...























Sempre in quella Piazza mi era capitato poc'anzi di compiere con E. un excursus, da me invero sollecitato, su antiche torri e ville delle colline, nonché su sottese vicende storiche, con una parte del discorso proiettato - per connessioni inestricabili in poche righe - su Giuseppe Biancheri, il ventimigliese che fu a lungo Presidente della Camera nei primi Parlamenti del Regno d'Italia.























Infine, è stata la volta di scambiare qualche parola con Gianfranco Raimondo. Ho constatato che mi segue con regolarità - e con tanta indulgenza, dato che spesso lo tiro in ballo! - sul blog, per cui abbiamo potuto sorridere insieme delle nostre dimenticanze sui corridori ciclisti dei nostri luoghi - o almeno su di uno! - di anteguerra. Parlando, gli ho riscontrato a voce le impressioni, suggestive, che qualche persona mi ha comunicato circa alcuni suoi racconti, in particolare sulle Pasquette d'antan a Ventimiglia, che, benché all'epoca fossi molto piccolo, ben ricordo, anche perché ne posseggo qualche documentazione fotografica. Il dialogo con Gianfranco offre sempre alla mia attenzione una grande varietà di temi da sviluppare e da divulgare...