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lunedì 27 novembre 2023

Natta guardava ancora al Pci in termini di alterità rispetto agli equilibri politici


Dopo la caduta del Muro di Berlino e lo smantellamento della Cortina di ferro si aprì, all’interno del Pci, una riflessione sull’identità del partito che non poteva non riguardare temi del passato come l’eredità politica di Togliatti e i crimini commessi dal totalitarismo stalinista <51. I segnali lanciati da Occhetto, specialmente nei confronti dei “cugini” socialisti, furono contraddittori, soprattutto in occasione del bicentenario della Rivoluzione francese <52, durante il quale emerse la possibilità di una ridefinizione del pantheon ideologico comunista. Ciò avvenne accantonando il divisivo “primato di Lenin” e, al contempo, riportando in auge gli ideali rivoluzionari di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza e le figure storiche dei loro propugnatori Saint-Just e Robespierre <53. Ciò, tuttavia, non bastò a ricomporre le lacerazioni ideologiche con i socialisti in tempi brevi <54.
Il segretario Achille Occhetto aveva visto, sin dal XVIII Congresso del Pcus e nel cambio di passo delle politiche sovietiche, l’occasione per riformare il comunismo, tentando l’avvicinamento alla socialdemocrazia, di cui a lungo si era dibattuto in casa comunista. Non tutti all’interno del partito, tuttavia, si trovavano allineati con tale visione; il precedente segretario, Natta, per esempio, non si era rivelato per nulla entusiasta della nuova linea, tanto da commentare laconicamente l’evoluzione dello scenario politico internazionale con la celebre frase: «Qui crolla un mondo, cambia la storia… Ha vinto Hitler… si realizza il suo disegno dopo mezzo secolo». Craxi, dal canto suo, si poneva in una posizione mediana nel Psi, spartiacque tra chi come Gianni De Michelis credeva che i comunisti fossero ancora troppo pericolosi e chi come Claudio Martelli vedeva in loro validi alleati per un agognato «ritorno alle origini». Il segretario socialista, infatti, riconosceva nel Pci una volontà di cambiamento, cui, tuttavia, si opponevano ancora troppe resistenze <55. A luglio del 1990, però, Occhetto raffreddò considerevolmente i rapporti con i socialisti, definendo il pentapartito come la «realizzazione del progetto eversivo per il sistema-Italia» portato avanti da Licio Gelli, venerabile maestro della loggia massonica P2. Il gelo tra i due partiti durò per mesi, mentre gli sconvolgimenti ad Est rubavano la scena agli avvenimenti del quadro politico italiano <56.
Ciononostante, Occhetto, perseverando nelle sue convinzioni riformatrici, di ritorno da un vertice del gruppo politico Com a Bruxelles, domenica 12 novembre partecipò a sorpresa alle celebrazioni per il 45esimo anniversario della battaglia partigiana della Bolognina e, davanti a militanti, ex partigiani e giornalisti, rilasciò una dichiarazione che avrebbe mutato per sempre la storia del più grande Partito comunista d’Occidente: il Pci avrebbe potuto cambiare nome e rinnovarsi negli obiettivi e nell’azione politica <57.
Di un cambio del nome si discuteva da tempo all’interno del partito. La corrente migliorista, guidata da Giorgio Napolitano, sosteneva in tal senso la necessità di una rottura rispetto alla tradizione, in un’ottica europea piuttosto che sovietica; la sinistra del Pci, invece, opponeva resistenza al cambiamento, avvertito come segno di un irreversibile mutamento identitario.
L’estenuante discussione testimoniava lo stato di confusione e fibrillazione dei comunisti in quel periodo. Proprio per la conflittualità tra le suddette visioni, del tutto antitetiche, all’inizio del 1990 molti vecchi dirigenti comunisti pensarono che la svolta della Bolognina necessitasse maggiore collegialità e ponderazione. La nuova generazione di dirigenti, tra i quali Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Livia Turco, Claudio Petruccioli, Piero Fassino, sosteneva, invece, già da tempo, che il partito dovesse trasformarsi in qualcosa di diverso rispetto al passato e che non fosse più sufficiente essere soltanto la forza di opposizione al sistema, oggetto di una conventio ad excludendum che non aveva più ragione di esistere <58.
Il partito, in conseguenza dei fatti internazionali e dell’horror vacui dovuto alla dissoluzione della Cortina di ferro, fu costretto ad affrontare quei nodi di dipendenza - politica, ideale ed economica - dall’Unione Sovietica che Berlinguer negli anni Settanta non aveva voluto sciogliere. Il gruppo dirigente e i militanti erano ora costretti a riconsiderare il peso del rapporto con Mosca, determinante nell’intera storia del partito, nonostante la rivendicazione di una “via italiana al socialismo” <59. Questa formula aveva costituito una sorta di “rifugio ideologico”, che aveva allontanato il Pci dall’autoritarismo sovietico, e nello stesso tempo lo aveva isolato dalle altre socialdemocrazie europee e dalle giovani generazioni, condizionate da esigenze generate dal cambiamento della società del tempo <60. Aveva altresì generato un’incomprensione profonda e l’impossibilità di dialogare con il Psi, stante la strenua difesa delle posizioni di principio <61. In questo contesto emerse l’ambivalente posizione di Craxi nei confronti del processo in atto nel Pci. Dopo la Bolognina, infatti, il segretario socialista lasciò a Botteghe Oscure il tempo per riflettere <62, esitante se radunare i voti in uscita dai comunisti in crisi o accogliere l’eventualmente rinominata formazione politica sotto la sua influenza <63.
Il Pci manifestava difficoltà anche nella comprensione dei caratteri della nuova società che, con il diminuire degli operai occupati nell’industria pesante e l’aumento di impiegati nel settore terziario, cominciava a mostrare i primi segni di un assetto post-industriale <64. Il Psi, con la sua condotta innovativa e riformista, manifestò invece una più acuta sensibilità nei confronti di questi cambiamenti e delle inquietudini che generarono. Per questa ragione, il Psi vide crescere i propri voti, specialmente nelle grandi città, ma ciò non fu sufficiente a raggiungere l’obiettivo del “sorpasso a sinistra” ai danni di un Pci in piena crisi ideologica <65.
Questa situazione rafforzò Occhetto nel convincimento che il vecchio partito non avesse futuro e che spettasse a lui guidarne il percorso di trasformazione verso nome, simbolo e identità diversi, capaci di marcare una netta rottura con il passato.
La dirigenza del partito, infatti, aveva mantenuto tutte le caratteristiche strutturali che ne avevano garantito il radicamento nella società: la natura “laica” dell’organizzazione, in antitesi con la Chiesa Cattolica, i legami di appartenenza tra militanti e la struttura centralizzata di comando. Con l’incalzare del processo di modernizzazione del Paese, però, era giunto il momento di smantellare tale impostazione estremamente rigida; si avvertì la necessità di rendere meno rigorosa la disciplina interna, di attenuare la funzione “ieratica” di cui erano rivestiti i dirigenti e di assecondare la crescita dell’elettorato di opinione, garantendo maggiore libertà di critica.
In tal senso, negli ultimi anni di vita del Pci, entrarono a far parte del dibattito politico comunista anche molteplici e divergenti orientamenti interni al partito, pur formalmente vietati dallo statuto dello stesso, in nome del centralismo democratico. Questi si polarizzarono, da un lato, intorno al principio del “compromesso sull’identità di programma” di Natta e, dall’altro, sulle “ritirate strategiche” di Occhetto. Natta guardava ancora al Pci in termini di alterità rispetto agli equilibri politici e coniugava slancio propositivo a mantenimento delle posizioni; Occhetto propendeva sempre più per un cambio di riferimenti culturali ed un avvicinamento rapido alla sfera del nuovo “socialismo dal volto umano” post-Guerra fredda <66, che metteva definitivamente alle spalle lo stalinismo e il dispotismo asiatico. Il dibattito fra le due opzioni divideva sia il gruppo dirigente che la massa di militanti ed era reso ostico dall’assenza di una leadership forte.
Nonostante tale processo di revisione dirigistico, con tutte le sue contraddizioni, fu sempre ampia la fascia di militanza che continuò a porre fortissime resistenze alla messa in discussione dell’identità partitica, in nome della memoria culturale comunista, “patria” politica per un terzo degli elettori italiani.
I dirigenti, gli intellettuali, e soprattutto i militanti, che pure vivevano con passione ed euforia le settimane successive alla caduta del muro di Berlino, erano mossi da un’ondata di “patriottismo di partito” che contrastava con la “crisi identitaria”; sarebbero stati propensi a mettere in discussione il simbolo o il patrimonio simbolico, ma in nessun caso sarebbero stati disposti a riconsiderare criticamente la propria storia o il deposito di memorie e tradizioni <67, in difesa delle quali si era alzata una fermissima levata di scudi.
[NOTE]
51 F. Merlo, Uno storico: Occhetto non sa quando è nata la democrazia e Craxi ha preteso di piegare Machiavelli ai propri fini, in «Corriere della Sera», 26 gennaio 1989.
52 E. Scalfari, E Occhetto ha intonato la marsigliese, in «la Repubblica», 22 gennaio 1989.
53 S. Colarizi, M. Gervasoni, La cruna dell’ago. Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica, cit., p. 231.
54 V. Coletti, L’arduo sogno dell'unità a sinistra, in «il Corriere della Sera», 11 febbraio 1989.
55 P. Franchi, Intervista a Bettino Craxi, in «il Corriere della Sera», 15 giugno 1989. 56 L. Cafagna, La grande slavina, l'Italia verso la crisi della democrazia, Marsilio, Venezia, 1993, p.16.
57 L. Fabiani, Forza giovane Pci: ti aiuteremo noi a cambiar nome, in «la Repubblica», 30 settembre 1989.
58 A. Possieri, Il Peso della storia. Memoria, identità, rimozione dal Pci al Pds (1970-1991), il Mulino, Bologna, 2007, pp. 273-279
59 Ibidem.
60 S. Colarizi, M. Gervasoni, La cruna dell’ago. Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica, cit., p. 213.
61 Ivi, p. 214.
62 B. Craxi, Lasciar riflettere il Pci, in «Avanti!», 17 novembre 1989.
63 S. Colarizi, M. Gervasoni, La cruna dell’ago. Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica, cit., p. 233.
64 Ivi, p. 208.
65 Ivi, p. 206.
66 Tempo di Inquietudini. La segreteria di Natta raccontata dall’Unità (1984-1989), in «Diacronie, studi di storia contemporanea», 2014. https://journals.openedition.org
67 Lettera a «l’Unità» del 25 gennaio 1990, in A. Possieri, Il Peso della storia. Memoria, identità, rimozione dal Pci al Pds (1970-1991), cit., pp. 280-281.
Leonardo De Marco, “Il duello a sinistra: Pci e Psi tra pentapartito e Tangentopoli” (1987-1992), Tesi di laurea, Università Luiss "Guido Carli", Anno Accademico 2018-2019

[...] Gorbaciov costituì più un ostacolo che uno stimolo per l’evoluzione e la trasformazione della cultura politica del Pci verso la socialdemocrazia europea. Questa interpretazione era peraltro largamente condivisa dai moderati capeggiati da Giorgio Napolitano, il quale cercò inutilmente di indicare una strada diversa tra l’integrazione piena nella sinistra europea e il socialismo riformatore di Gorbaciov suscitando non poche reazioni negative all’interno del Partito. <13
Nel maggio del 1988, mosso dalle critiche che si erano levate all’interno del gruppo dirigente e da ragioni di salute, Alessandro Natta scelse di rassegnare le dimissioni dalla segreteria del Partito. Aldo Agosti ha osservato che sotto la direzione del nuovo segretario Achille Occhetto, simbolo del suddetto ricambio generazionale, cercò di imprimere una svolta più netta all’evoluzione del partito. Il Pci proclamò la volontà di recuperare un rapporto con la tradizione socialista identificando come unica strada percorribile «quella di un’alternativa di sinistra al sistema di potere della Dc». <14 Malgrado la profonda rottura della segreteria di Occhetto rispetto a quella di Natta, l’esplicita collocazione del Pci nella sinistra europea, la presunta “laicizzazione” del partito e la sua emancipazione da ogni residuo di ideologia leninista, il “nuovo corso” fu caratterizzato da numerosi elementi di confusione e di improvvisazione, quella che Pons ha definito tutto ciò come «una continuità più selettiva, ma non meno forte, con la cultura politica berlingueriana». <15
A proposito del Pci all’indomani della svolta della Bolognina Pons scrive: "L’apice del disorientamento viene raggiunto all’indomani della strage di Tienanmen nel giugno 1989, quando Occhetto dichiara che il suo partito non ha nulla a che fare con il comunismo internazionale, ma respinge ogni richiesta di cambiamento del nome. Sotto questo profilo, il Pci costituisce la parte più debole, contraddittoria ed esposta di un intero sistema politico dominato dal riflesso bipolare e impreparato a fronteggiare il repentino disfacimento dell’ordine della Guerra fredda dalla fine del 1989 in avanti". <16
L’affermazione spesso rivendicata dai comunisti italiani della propria specificità e “diversità” fece in modo che il Pci lasciasse un’impronta di rinnovamento di fronte alla crisi finale del comunismo mondiale. Si trattò tuttavia di un percorso di “riconversione” irto e difficile e che, pretendendosi risolto nella sua vicenda nazionale, finì per offrire agli avversari un’ulteriore sponda al discorso anticomunista.
[NOTE]
13 Pons S., La bipolarità italiana e la fine della guerra fredda, in L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta ad oggi, Volume I, Fine della Guerra fredda e globalizzazione, a cura di Pons S., Roccucci A. e Romero F., Roma, Carocci, 2014, pp. 45-46.
14 Agosti A., Storia del Partito comunista italiano 1921-1991, Bari, Laterza, 2000, pp. 151-152.
15 Pons S., La bipolarità italiana e la fine della guerra fredda, in L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta ad oggi, Volume I, Fine della Guerra fredda e globalizzazione, a cura di Pons S., Roccucci A. e Romero F., Roma, Carocci, 2014, p. 46.
16 Ibidem.
Maria Chiacchieri, Il Pci da Berlinguer a Occhetto. L’onda lunga della cultura pacifista e la prima Guerra del Golfo (1984-1991), Tesi di dottorato, Università degli Studi Roma Tre, Anno Accademico 2019-2020

martedì 13 aprile 2021

La Lima, antico settimanale socialista di Oneglia, in una lettera di Alessandro Natta

 

Fonte: Op. cit. infra




Oneglia, 24 Dicembre 2000

CARO LIBERO,
grazie molto per il dono bello e dolce! Ed io, come ti avevo promesso, trascrivo alcune delle notizie curiose che avevo stralciato da “la Lima”, qualche anno fa quando studiavo le vicende di Giacinto Menotti Serrati.
Non posso naturalmente tracciare tutta la storia, di grande interesse, del settimanale socialista di Oneglia. Voglio solo ricordarti che è nato un anno dopo la fondazione a Genova (1892) del Partito Socialista: il primo numero de “la Lima” porta la data del 4 giugno 1893!
I promotori sono stati quel gruppo di giovani professionisti, per lo più avvocati, di famiglie “risorgimentali”, che allora abbracciarono gli ideali socialisti nel nostro ponente ligure: Canepa, Gandolfo, Rossi, Raimondo, Bruno, ecc. 

Il nostro Giacinto Menotti Serrati - nel '93 era un ventenne alla ricerca di un mestiere perché la morte del padre lo aveva costretto ad abbandonare gli studi - fu tra i primi entusiasti collaboratori e continuò a scrivere su “la Lima” sempre, anche quando divenne direttore (alla fine del 1914) de “l'Avanti”.
[...] 
La prima notizia significativa che ho trovato è sul numero del 21 settembre 1912: una lettera di mio padre, Antonio Natta, sul prezzo delle carni, con una replica de “la Lima”, che naturalmente li riteneva troppo alti!
Mio padre ricompare tra gli abbonati del 1913. (Tra parentesi: negli anni tra la guerra di Libia - 1911 - e la guerra mondiali - 1915 - “la Lima” è di grande interesse per gli articoli di Serrati e di Mussolini, ed anche per la polemica tra i due, e per l'attività politica e giornalistica di nuovi personaggi, come gli avvocati Nino Bruno, Secondo Gissey, ed anche di Orazio Raimondo, che è eletto deputato, il primo deputato socialista della provincia, nel 1913, nel collegio di Sanremo.

Il nome di tuo padre - Nicola Nante - compare nel numero del maggio 1914 nel quale si dà notizia del congresso del Psi (26/28 aprile) in cui si discute il problema della massoneria, e viene espulso, per iniziativa di Mussolini, proprio il famoso deputato di Sanremo Orazio Raimondo. Ecco l'esito della votazione: favorevoli alla espulsione dei massoni 27.398, per la compatibilità 1.819, per non occuparsi del problema 2.485! La sezione di Oneglia aveva dato mandato al delegato Nicola Nante di disinteressarsi alla Ponzio Pilato della questione.
[...] 
Nel numero del 6 febbraio 1915 c'è il resoconto del comizio di Orazio Raimondo (interventista) - con il titolo “Il concerto di lunedì” - in cui si racconta che prima che Raimondo cominciasse a parlare si levò un grido: «La parola a Girella!». Nei racconti che ho sempre sentito, in casa mia, a pronunciare nel teatro quella battuta sarebbe stato proprio Coluccio Nante!
Il numero del 3 luglio 1915, sotto il motto “Frangar non flectar”, cominciano le sottoscrizioni del periodo bellico: nell'elenco ci sono tutti i socialisti onegliesi!
[...]  
Ma riprendiamo con le notizie di cronaca.
Nel 1917 l'abbonamento a “la Lima” costava tre lire; quello sostenitore cinque lire. In questo periodo bellico “la Lima” è spesso vittima della censura; a volte l'intero numero è oscurato. E alla censura si aggiunge la mancanza di carta.
Ma nel numero del 17 marzo un trafiletto in prima pagina porta questa notizia: «Mentre stiamo per andare in macchina i giornali recano che un gran moto rivoluzionario è scoppiato in Russia e che… lo Zar Nicola ha abdicato».
È l'inizio della rivoluzione. 

Anche “la Lima” è costretta, non per la questione della carta, ma per stretta contro i pacifisti, ad interrompere le pubblicazioni, dal 26 maggio 1917 fino a tutto il 1918.
Riprende con il primo gennaio 1919 con un saluto augurale di F. Rossi che tra l'altro scrive: «Non dimenticate... un giusto orgoglio. È quello d'aver avuto tra voi, per molti anni, G. M. Serrati: scrivete nel primo numero, nella prima pagina, nella primissima linea il suo nome e avanti!».
Il motivo di questo così solenne omaggio è che Serrati, direttore de “l'Avanti!”, e in sostanza capo del Partito socialista, è stato arrestato nel 1918 e processato per i moti di Torino - manifestazione nel 1917 per il pane con molti morti - e condannato.
Da molti mesi è in carcere (lui penserà che tutta questa storia sia stata una manovra di V. E. Orlando, capo del governo per colpire l'ala più intransigente del Psi) e dal carcere Serrati uscirà solo ai primi di marzo. Verrà il 13 marzo ad Oneglia, da trionfatore, e sarà accolto da una grande manifestazione popolare sul Rondò, dove parlerà da una vettura l'avvocato Nino Bruno e risponderà il nostro G. M.! “La Lima” farà un resoconto commovente, che io ritengo sia stato scritto da Nanollo Piana.
[...]  
Comincia la stagione accesa della battaglia aperta, del grande successo, nelle elezioni politiche del 1919, del Psi, delle grandi speranze, e anche delle molte illusioni; e prende avvio anche la lotta via via più aspra con i fascisti (è dell'aprile 1919 il primo assalto e la devastazione de “l'Avanti!” a Milano).
Nel numero del primo maggio 1919 “la Lima” pubblica un articolo straordinario di Virgoletta (certamente Nanollo Piana) [...] 
In questo articolo vengono ricordati alcuni compagni: «Gli anziani Agostinetto Berio (ferrea dili- genza) … il serafico Manlio … Narduccio sempre in faccenda … Felicino Musso (il miracolo del primo avanzo di cassa!) Coluccio Nante (disastro) Massobrio (il tipo del miglior amministratore) …».
Li riconosci questi nomi? Berio, detto “u roudon”, era un barbiere, e sarà anche sindaco socialista, dopo Piana, di Oneglia nel 1922; Manlio Serrati, fratello di G. Menotti e padre del medico Bruno; Narduccio è Dulbecco che sarà nel 1921 il capo dei comunisti; Musso, sindaco socialista di Castelvecchio, poi pasticciere sotto i Portici, e infine costretto all'esilio in Francia e in Spagna, con i due figli Ornella e “Sumi” che avrai conosciuto, penso, nella Resistenza; Massobrio il barbiere.
[...] 
Nel numero del 29 giugno vengo immortalato anch'io: «Sottoscrizione pro “Lima”: trovato dal bimbo Alessandro Natta L. 1 (avevo 18 mesi!!). Ora comincia la propaganda per la solidarietà con la Russia e cominciano anche le discussioni e i contrasti dentro il Psi, tra massimalisti e riformisti e tra le diverse tendenze del massimalismo. 

Nel numero del 6 settembre 1919 compare - mi sembra per la prima volta - il termine “fascista” e nella sottoscrizione quello del mio futuro cognato Zanetta Tomaso L. 1 (mia sorella Teresita, invece, sottoscriveva L. 5: ma lei era la figlia di Tugnen il macellaio, e lui un povero operaio, di Renzetti…).
 [...] 
Ma ora siamo ancora al 1919, e alla cronaca onegliese.
A settembre viene fondata la sezione fascista da Agostino Scarpa, un ex sindacalista, passato dall'altra parte.
A ottobre muore Francesco Ughes (“Pacichen”), che era stato al domicilio coatto alle Tremiti e a Porto Ercole, pioniere del socialismo.
Al congresso di Bologna, in ottobre, il capo acclamato del Psi è senza dubbio G. Menotti Serrati, e Bordiga appare come un leader tra le giovani generazioni. Hanno vinto i massimalisti elezionisti, ma nell'unità del partito. E tutti, da Serrati a Turati, sono favorevoli all'adesione alla Internazionale comunista appena fondata da Lenin. E Serrati dà il via alla pubblicazione di una nuova rivista, con il titolo chiaro ed emblematico: “Comunismo”.
Nel numero de “la Lima” del 17 ottobre viene pubblicata la lista dei candidati del Psi alla Camera, in perfetto ordine alfabetico: Abbo Pietro, poi c'è Marco Donzella (di Sanremo) e ancora Serrati Carlo Lucio.
L'esito delle elezioni del novembre segna un successo clamoroso del Psi (160 deputati), del Ppi (103 deputati), poi distanziati 14 Repubblicani e 23 Riformisti! I giolittiani, i fascisti, i democratici monarchici di tutte le risme sono [...]
In Liguria sono eletti: i socialisti Abbo, Rossi, Binotti, Bacigalupi, Serrati Lucio, Riba; i popolari: Cappa, Agnesi, Boggiano, Zunini; i democratici: Celesia, Guida; i ministeriali: Casoretto, Cerpelli, Poggi e infine Giulietti per il Partito del Lavoro e Macaggi per i combattenti.
Per queste elezioni Natta Antonio sottoscrive 20 lire e sottoscrivono anche Teresa Natta e Pietro Natta; e Coluccio Nante - tieniti forte - sottoscrive 500 lire: una cifra enorme che non credo di aver trascritto male, né che “la Lima” abbia cambiato un 50 in 500! Ma ormai è fatta. In compenso nel numero del 28 novembre “la Lima” annuncia il matrimonio di Coluccio Nante e Nannina Forlino.
Il 1919 si conclude - dice sempre “la Lima” - con una mascalzonata nazionalista: l'aggressione a Roma, a dicembre, dei deputati socialisti Abbo, Serrati, Murari, Bellagarda, Romita.

Nel 1920 l'abbonamento al settimanale diventa di 6 lire, un numero costa 20 centesimi, ma cresce anche la solidarietà, e in ogni elenco è presente con somme notevoli Nante Nicola, ed anche Natta Antonio, tanto che mi sono domandato se in quegli anni ci fosse ad Oneglia qualche altro socialista che si chiamava Natta Antonio (e forse sì!) e se quel Nante Nicola fosse proprio Coluccio!! Di altri socialisti che ho ben conosciuto, come Romolo Crivelli, anche lui generoso, non posso dubitare perché di Crivelli ad Oneglia c'era solo lui.
[...]
Il 23 luglio su “la Lima” c'è la notizia dell'incendio de “l'Avanti!” a Roma: “l'Avanti!” allora aveva tre edizioni - Milano, Torino, Roma - ed era uno dei quotidiani di maggior prestigio e diffusione.
Nello stesso numero è rilevante che il Circolo Giovanile socialista indichi tra i sottoscrittori del prestito comunista: Ughes Gaetano, Natta Pietro, Zanetta Tommaso, Senardi Stefano, Troni Giovanni, Amoretti Riccardo, rag. M. Valentini: saranno tutti ben noti!
Ed anche Natta Antonio sottoscrive, la settimana successiva, due cartelle: ed io mi interrogo sempre se si tratta proprio di mio padre (mentre non ho dubbi su Teresa e Pietro Natta, che sono mia sorella e mio fratello, su Tommaso Zanetta, mio futuro cognato).
Ad agosto a Giovanni Perasso viene data per appalto la gestione del teatro Umberto, per il 1920/’21. E dal numero de “la Lima” del 27 agosto si apprende che Nante Nicola era il presidente della Cooperativa Sociale di consumo.
 [...]
Il 10 settembre c'è l'annuncio della occupazione delle fabbriche, che non avrà un esito positivo. E la notizia del matrimonio con rito civile di Romolo Castagno e Rosa Persico.
 [...]
A novembre sarà memorabile, sia al teatro Umberto che al Cavour, la celebrazione del terzo anniversario della rivoluzione. Parleranno Piana, e poi Menotti Serrati, che è stato a Mosca al secondo congresso della Internazionale comunista, dove ha discusso in modo aperto con Lenin. Serrati al suo ritorno ha detto (come riferisce “la Lima”, con il linguaggio tipico dell'epoca e di Nanollo): «Le verità più crude ma anche più sante…».
Lui, il difensore primo della Russia e della rivoluzione, ha parlato delle condizioni drammatiche, delle difficoltà enormi, della guerra civile con cui i comunisti russi sono alle prese, ed anche dei punti di differenza e di contrasto tra gli orientamenti dell'Internazionale e le posizioni che sono proprie di Serrati e che egli sosterrà tenacemente fino alla tragica rottura, nel congresso di Livorno del gennaio 1921, proprio nel campo del massimalismo, tra Serrati e il grosso del partito socialista e i suoi allievi, Bordiga, e il gruppo torinese di Gramsci, Terracini, Togliatti, che daranno vita al partito comunista. Anche su “la Lima” è venuta accendendosi la discussione tra le diverse tendenze; e, anche se il settimanale è chiaramente sulle posizioni di Serrati, non mancano gli interventi che possiamo definire “bordighiani”.
[...] 
Ora però, negli ultimi mesi del 1920, compaiono articoli con la firma “Vladimiro”, a nome del “Circolo Giovanile socialista”.
Non so chi c'è dietro questo nome leninista (forse Leonardo Dulbecco?), ma so che ci sono i “bor- dighiani” che nel 1921 andranno nel partito comunista, e tra loro mia sorella Teresita e mio fratello Petruccio, e così io avrò la guerra in casa perché Zanetta, divenuto mio cognato, resterà fedele sempre a Serrati. Anche Piana e Nante continueranno a seguirlo fino a Livorno, ma non molto oltre perché in loro prevalse, e per sempre, l'anima del riformismo.
In crisi però non è solo il campo della sinistra, ma anche quello della democrazia liberale, che passa da un governo all'altro - da Orlando a Nitti, da Nitti a Giolitti. Nell'aprile del 1921 viene sciolta la Camera. 
Alle elezioni sono presenti le liste dei socialisti (ancora Abbo e Lucio Serrati), dei comunisti (credo Dulbecco), nello schieramento dei liberali e fascisti c'è il generale Asclepia Gandolfo; e si presenta anche il democratico Giacomo Molle, che “la Lima” prende un po' in giro («così giovane e già commendatore»). 

Verso la fine di aprile, la campagna elettorale viene funestata ad Oneglia da un tragico incidente nel corso del comizio di A. Gandolfo e Coda e del contraddittorio di Dulbecco e in attesa del discorso di Nino Bruno. Pare vi sia stata qualche provocazione dei fascisti, o comunque qualche intemperanza dei campi opposti, che determinò un intervento della polizia, che sparò ed uccise Maurizio Gorlero, uno di Porto Maurizio, che non era né fascista né socialista.
Questo episodio sensazionale che “la Lima” raccontò in due pagine - «La tragica domenica di sangue: la punizione contro Oneglia rossa…» - entrò nell'immaginario collettivo e famigliare, ed io l'ho sentito rievocare tante volte che più tardi mi sembrava di averlo vissuto!
Naturalmente ci furono gli strascichi polizieschi e politici: la chiusura, ancora una volta, del “Caffè del Popolo”; l'arresto per alcuni giorni dell'avvocato Nino Bruno; le polemiche dure contro i fascisti “colti”, i ragionieri Emilio Varaldo, Carlito Muratorio (mio cugino), Granara e, come diceva, “simili”.
Intanto l'avvocato Molle veniva escluso dalla lista del blocco giolittiano e il generale Gandolfo era chiamato in causa anche lui per l'incidente del Rondò.
L'esito delle elezioni fu sorprendente, in particolare per la tenuta del Psi, ed anche dei popolari. Nella nuova Camera entrarono 125 socialisti, 16 comunisti, 7 repubblicani, 107 popolari, 20 fascisti, 252 deputati del “minestrone” liberaldemocratico conservatore, e 8 tedeschi e slavi.
Ma in Liguria i “rossi” restarono forti, risultando eletti: Abbo, Baratono, Binotti, Faralli, Rossi, socialisti; Graziadei, comunista; Canepa Giuseppe, autonomo; quattro popolari e sei rappresentanti del Blocco. Poi Faralli risultò non eletto e il seggio toccò invece al popolare onegliese Agnesi. Il generale Gandolfo venne “trombato” e preso in giro da “la Lima”, ma fece in tempo, prima di scomparire prematuramente nel 1926, a fondare la milizia fascista!

È presente come sempre “milite devotissimo e disciplinato”, ma con la sua fede cocciuta ed intransigente, anche Menotti Serrati. Lui scomparirà nel maggio del 1926. Ma ad Oneglia i suoi compagni, i “terzini”, così erano chiamati, da Pietro Abbo a Goffredo Alterisio, da Gaetano Ughes a Menicco Amoretti, a Tommaso Zanetta saranno il nerbo del Pci e i suoi dirigenti di prima fila nella Resistenza, nella lotta di Liberazione e poi nella rinascita dell'Italia.
 [...]
“La Lima” si consente gli ultimi sfoghi contro le imprese criminali dei fascisti; e con le affermazioni incredibili (allora, ma anche oggi a rileggerle) di Ivanoe Bonomi, che aveva detto: «Il fascismo è nato per affermare i valori spirituali della nostra razza» e che “la Lima” bollava definendolo «pagliaccio e sanguinario come tutti i transfuga».
Siamo a dicembre del 1921.
Non c'è ancora il senso della sconfitta, anche se le preoccupazioni diventano sempre più acute e assillanti - ma intanto continua la sottoscrizione, e all'Umberto I si svolge, prima di Natale, la veglia rossa: «Dopo mezzanotte canta applauditissimo alcune romanze il dilettante baritono compagno Zanetta!».

L'abbonamento per il 1922 è salito a 10 lire.
“La Lima” continua imperterrita la sua battaglia: ricorda a tre anni dalla morte Rosa Luxembourg
 [...]
Ad aprile appare tuttavia un rimprovero esplicito di Serrati che scrive: «“La Lima” da qualche tempo è un giornale del più puro riformismo, che si rifiuta persino di pubblicare il pensiero della Direzione».
Seguono, naturalmente, spiegazioni e giustificazioni, ma è vero che il settimanale socialista viene perdendo il tono vigoroso, e si fa via via più scialbo.
E intanto anche ad Oneglia i fascisti fanno nuove reclute, in tutta Italia si fa più duro e distruttivo l'attacco dei “nuovi Unni” alle case del popolo, alle sedi delle Camere del lavoro, dei giornali, dei comuni; e ai militanti della sinistra.
Anche lo sciopero di agosto non riesce ad arginare la marea montante.
Ad Oneglia e a Porto si tengono nei teatri due comizi, nei quali parlano Nanollo Piana, Abbo, Nino Bruno, Ericario, Lucio Serrati, Alterisio.
Ma a Castelvecchio i fascisti distruggono il monumento ai caduti che portava l'iscrizione «Guerra al regno della guerra».
 [...]
Ma le sconfitte non sono mai corroboranti, e le rinascite esigono tempi lunghi e sforzi inauditi, eroici.
Per il momento il fascismo, «sorto tra le simpatie e sotto gli auspici di tutte le gamme più svariate del padronato italiano», va all'assalto del potere. Ad Oneglia anticipa: sotto i colpi del manganello cadono ora anche i popolari; anche Lucio Serrati viene aggredito da una squadra, guidata da “Sciguretta” (Ardoino).
Nel comune l'amministrazione socialista di Piana e poi di Agostino Berio, sistematicamente oggetto di critiche e attacchi furibondi per la politica fiscale da parte di tutti “i signori”, viene messa in mora ad agosto con l'invio di un commissario e a settembre si dimette la giunta e si scioglie il consiglio comunale.
È la fine. Anche per “la Lima” che chiude la sua grande e gloriosa vicenda con l'ultimo numero del 30 settembre 1922.

CARO LIBERO,
mi sono fatto prendere la mano e, anche se ho cercato di tenermi alla cronaca e di lasciare da parte la grande politica, ho finito per non resistere alla rievocazione sommaria delle vicende grandi e drammatiche vissute dai nostri vecchi nei primi venti anni del XX secolo!
 [...]
Io sento assai forte l'orgoglio per ciò che le forze di sinistra - i comunisti e i socialisti - anche attra- verso tante traversie e contrasti, sono riuscite a fare nell'ultimo cinquantennio.
Ed oggi il mio auspicio più schietto, insistente e grande, è che si riprenda con chiarezza e vigore la via dell'unità e del socialismo.
Non so se mi perdonerai di avere trasformato un ricordo e un omaggio per Coluccio, per Nanollo, per mio padre e i miei in questa pappardella.
E non me la prenderò se non riuscirai a leggerla interamente.
tuo
SANDRO NATTA

Alessandro Natta (1918-2001), in PAGINE NUOVE DEL PONENTE, bimestrale di politica e cultura, Imperia, ANNO III n. 4 - luglio-agosto 2001

 

mercoledì 10 marzo 2021

Alessandro Natta e la vicenda degli internati militari italiani

Comizio di Alessandro Natta in Piazza Dante di Imperia Oneglia, 9 aprile 1985 - Fonte: Pagine Nuove del Ponente, cit. infra

Alessandro Natta è stato un protagonista della politica italiana nel secondo dopoguerra. La ricorrenza della sua scomparsa, sono cinque anni, ci ha stimolato a un percorso di recupero della sua esperienza.
La mostra fotografica, cui seguiranno altre iniziative già programmate, è il contributo che la nostra associazione, l'Associazione per il rinnovamento della sinistra di Imperia, gli ha voluto intitolare.
Senza il contributo importante della moglie Adele l'intrapresa sarebbe stata ancor più difficoltosa. Una menzione particolare va a Franca Natta e a Paolo Odello che si sono addossati l'impegno gravoso dell'impostazione e della realizzazione della Mostra.
Tra i criteri possibili si è optato per quello cronologico, pur con limitate varianti.
Si è voluto contestualizzare la vicenda umana di Alessandro Natta con il territorio natale: conseguentemente la parte iniziale del percorso vuol fornire in modo sintetico, e ci auguriamo esaustivo, la realtà onegliese dei primi anni del secolo XX.
Oneglia, città dove nasce Alessandro Natta il 7 gennaio 1918, è un comune sede di importanti industrie, di un porto molto trafficato e che viene amministrato dai socialisti.
Nel 1923 Oneglia insieme a Porto Maurizio e ad altri nove comuni daranno vita a Imperia l.
Movimento socialista e presenza dei lavoratori del porto e dell'industria sono l'habitat in cui cresce il giovane Alessandro.
Oneglia è anche la più importante Camera del lavoro del Ponente ligure, da Finalmarina al confine italo-francese.

Movimento socialista

Nella storia del socialismo del Ponente ligure primeggiano figure notevoli come Giacinto Menotti Serrati futuro direttore dell'Avanti, Mario Novaro figura di illuminato imprenditore, laureato in filosofia all'Università di Berlino che sul finire del secolo XIX rilancia la pubblicazione "La Riviera ligure" che raccoglie i disegni liberty di Novellini e quelli in stile art-nouveau di Kiernek, gli scritti, tra i tanti, di Boine, Pascoli, Pirandello, Deledda, De Pisis, Di Giacomo, Sbarbaro. Una rivista che nel 1899, nel quinto anno dalla sua nascita, ha una tiratura di centoventimila copia che accompagnano le confezioni dell'olio Sasso.
Vale ricordare che la pubblicità dell'Olio Sasso campeggerà anche sull'Ordine Nuovo di Gramsci.
Oneglia, edintorni, ha una tradizione progressista di alto livello. Vi operò Filippo Buonarroti delegato della Francia rivoluzionaria e leader del partito democratico, proto comunista, dell'inizio dell'800. Sempre ad Oneglia nasce l'Edmondo de Amicis da ricordare in questa occasione per il romanzo "Il primo maggio" assai moderno nella sua filosofia di sinistra.
A Oneglia comparve nel 1908 un giovane Benito Mussolini che diresse il giornale socialista "La lima".
Giovanni Piana (Nannollo) sindaco di Oneglia nel 1920 lo ritroveremo tra i protagonisti in Consiglio comunale nel 1946 quando la Giunta social-comunista guidata dal sindaco Goffredo Alterisio segnerà il ritorno del Paese alla democrazia, dopo i venti mesi di lotta resistenziale.
Ed ancora, nelle elezioni del primo dopoguerra, viene eletto primo deputato contadino il socialista Pietro Abbo, anch'egli protagonista nel Pci dopo il 1945.

Il mondo del lavoro

Oneglia tra la fine dell'800 e gli inizi del secolo XX è un centro industriale in piena espansione, con opifici nel settore alimentare (la pasta Agnesi e l'olio Sasso saranno i marchi più conosciuti), un porto che nel 1916 traffica 216 mila tonnellate di merci, un livello mai più raggiunto nella sua secolare storia, le ferriere che occupano circa 800 operai 2, sono l'ambito in cui nascono e si sviluppano movimento socialista e sindacale.
Antonio, il padre di Alessandro e la sorella Teresita partecipano alla vita e alla crescita del Psi. Una preziosa foto ci consegna quest'ultima intenta alla spedizione del settimanale socialista "La lima". Alessandro Natta in una lettera del dicembre 2000 a Libero Nante, figlio di un tesoriere de "La lima", ricorda con simpatia di essere stato intestatario, all'età di diciotto mesi, di una sottoscrizione di lire una a favore del settimanale 3.
Il periodo che intercorre tra la scuola e l'esperienza militare è quello più carente di documenti fotografici. Di quel periodo sicuramente si recupereranno testimonianze orali e scritte di conoscenti e compagni di lotta tutt'ora viventi.
Natta vince il concorso per accedere ai corsi universitari della Normale di Pisa (dal 1936 al 1941) ed entra in contatto con studenti e professori molti dei quali saranno tra i più prestigiosi intellettuali del nostro Paese.
Appena laureato, la guerra, il militare a Rodi, il ferimento, la prigionia in Germania a seguito delle vicende posteriori all'otto settembre.
L'esperienza tedesca gli fornirà materiali di riflessione contro il nazifascismo. Il suo contributo è importante e, quando le condizioni politiche glielo consentiranno, pubblica "L'altra Resistenza" 4. Un debito verso i tanti militari italiani che seppero opporsi ai nazisti e ai fascisti anche dentro il lager rifiutando allettamenti e blandizie.
In verità Natta aveva tentato, quarant'anni prima della pubblicazione de "L'altra Resistenza", di sviluppare un ragionamento su codeste problematiche e ne fornisce testimonianza in un suo intervento a Firenze nel maggio 1991: "Ho scritto nel 1954, in vista del decennale della liberazione, un saggio che ebbe la disavventura di essere bocciato per la pubblicazione dalla casa editrice, a cui mi ero rivolto, che era poi quella del mio partito. Non ritengo che quel rifiuto fosse motivato dalle ragioni di opportunità politica, che potevano essere accampate nell'immediato dopoguerra. Si trattava, penso, di una valutazione critica sul libro, che in verità era cosa modesta. Ma oggi sono convinto che l'editore sbagliò, e soprattutto sbagliai io a non insistere, non so se per difetto o per eccesso di presunzione, perché quel lavoro - al di là della tesi di fondo che proponeva: la vicenda degli IMI (internati militari italiani ndr) come episodio della lotta generale contro il nazifascismo - sollecitava una ricerca, uno studio sul processo che spinse i soldati e gli ufficiali prigionieri dell'esercito tedesco, in grandissima maggioranza a una sfida con il Reich tedesco e la Repubblica Sociale" 5.
Molte foto e i testi che le accompagnano sintetizzano l'esperienza politica, sociale, culturale e istituzionale che comunemente vengono definiti "la prima Repubblica" intrecciando l'esperienza politica nazionale di Natta con le vicende della nostra terra e dei militanti comunisti che ivi operarono.
Alcuni settori del percorso sono obiettivamente più ricchi di immagini ed esemplificano in modo più approfondito i diversi passaggi politici di Alessandro [...]
 
Fonte: Pagine Nuove del Ponente, cit. infra

1 Con Regio Decreto 21 ottobre 1923 n. 2360 i comuni di Porto Maurizio, Oneglia, Piani, Caramagna Ligure, Castelvecchio Santa Maria Maggiore, Borgo Sant'Agata, Costa d'Oneglia, Poggi, Torrazza, Moltedo Superiore e Montegrazie sono riuniti in un unico comune che prende la denominazione di IMPERIA.
2 Il censimento della Camera di Commercio del 1927 ne quantifica 742
3 Da "Lettera a Libero Nante" di Alessandro Natta, in Pagine Nuove del Ponente n.4/2001 pag.14
4 A. Natta L'altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania. Edizione Einaudi 1996
5 Da atti del convegno internazionale di studi storici su "Militari internati e prigionieri di guerra nella Germania nazista (1939-1945) fra sterminio e sfruttamento" (Firenze, 23-24 maggio 1991), promosso dalla federazione di Firenze dell'Associazione nazionale ex internati, con la collaborazione dell'Istituto storico della Resistenza in Toscana e con il patrocinio del Dipartimento di storia dell'Università degli studi di Firenze. Casa Editrice Le Lettere - Firenze


Giuseppe Mauro Torelli *, Natta: l'intellettuale, il politico in PAGINE NUOVE DEL PONENTE, n° 2, luglio-agosto 2006



* Presidente Associazione per il rinnovamento della sinistra "Alessandro Natta" Imperia

Giuseppe Torelli [Nato a Imperia il 13 marzo 1940]. Figlio di artigiani, ha conseguito la maturità scientifica nel liceo Vieusseux di Imperia. Eletto parlamentare nel 1983, ha partecipato ai lavori della Camera dei deputati nell'ambito del gruppo del Pci nella IX e X Legislatura. In Parlamento è stato componente della Commissione Interni e successivamente della Commissione Esteri. In tale contesto ha avuto l'incarico di responsabile dei problemi dell'ordine pubblico e delle forze di polizia e dei Vigili del fuoco, con particolare riferimento alla problematica della Protezione civile. In precedenza, a partire dal 1965, è stato per venti anni consigliere comunale di Imperia, svolgendovi lungamente la funzione di capogruppo. È stato Sindaco del capoluogo nel 1975. Eletto consigliere provinciale nel 1990, nell'ambito della legislatura ha svolto la funzione di Presidente della Commissione Affari istituzionali. Membro dell'Unione regionale province liguri, è stato eletto altresì nell'assemblea nazionale dell'Upi. Nella Federazione Giovanile Comunista Italiana (Fgci) ha ricoperto l'incarico di segretario provinciale e componente del Comitato Centrale. Nel Pci, dal 1972 al 1983 e quindi nel 1991, ha svolto le funzioni di Segretario provinciale e dirigente in organismi provinciali, regionali e nazionali, come altresì successivamente nel Partito Democratico della Sinistra e nei Democratici di Sinistra. Nel 1989 aderì alla mozione, voluta tra gli altri da Pietro Ingrao e Alessandro Natta, contraria alla svolta della Bolognina, operata dal segretario del Pci Occhetto. Tale mozione si affermò in provincia di Imperia nel congresso del 1990. È stato componente della Presidenza del Consiglio nazionale dei Garanti dei Ds a partire dal congresso di Pesaro del 2001. Al congresso Ds di Firenze del 2007 non aderiva alla proposta di dar vita al Partito Democratico. Dal 1998 era componente del Coordinamento nazionale dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra (Ars), di cui è stato tra i promotori e Presidente dell'Ars di Imperia intitolata ad Alessandro Natta. [Deceduto il 12 agosto 2019]. da Wikipedia