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martedì 4 febbraio 2025

Il corpo del capitano Punzi fu abbandonato sul bordo della strada

Ventimiglia (IM): la casa di Marina San Giuseppe dove venne colpito a tradimento il capitano Punzi

Il capitano Luigi Gino Punzi il 4 gennaio 1945 venne a tradimento gravemente colpito alla testa con una scure in una casa di Marina San Giuseppe di Ventimiglia da un pescatore-contrabbandiere, al quale si era rivolto per un rientro clandestino in Francia, e venne finito il giorno dopo con un colpo di pistola alla testa dal sergente telegrafista Schönherr della marina tedesca su ordine del suo superiore Leon Jacobs, alias Felix.

Felix, di concerto con Hans Senner, organizzò una trappola che avrebbe permesso la cattura dei nuovi arrivati. Felix lasciò tre uomini - Wihlelm Schönherr alias William, Schmidt e l’italiano Nino Bertola - nella casa di Marina San Giuseppe a Ventimiglia e, con il corpo di Punzi, ritornò verso Sanremo. Era necessario non far sapere al nemico che Punzi era morto e che i documenti contenuti nel suo zaino erano ormai in mano tedesca. Il corpo di Punzi fu abbandonato sul bordo della strada, poco prima dell’entrata in Sanremo. Una telefonata anonima informò il comando di polizia che un uomo giaceva privo di vita lungo la strada che collegava Ospedaletti con Sanremo. Punzi venne, pertanto, seppellito dalle autorità municipali di Sanremo come ignoto. Felix, appena giunto a Villa Aloha, sebbene l’alba non fosse ancora spuntata, telefonò a Milano dove il suo capo, Georg Sessler, si era recato e si trovava negli uffici di via Ariosto dell’intelligence della Kriegsmarine (Marinenachrichtendienst MND III) di cui faceva parte. Un suo dipartimento, il B-Dienst, era specializzato nell'intercettazione, nella registrazione, nella decodifica e nell'analisi delle comunicazioni nemiche. A Sanremo, nella Pensione delle Palme, si trovava il centro di ascolto di questa struttura, dove più di una ventina di operatori erano costantemente intenti a registrare le comunicazioni alleate. Il comando della struttura, che dipendeva direttamente dal comando di Merano, era affidato al capitanleutnant Georg Sessler, ventisettenne con alle spalle anni di esperienze maturate nei servizi segreti tedeschi, già coinvolto nell'interrogatorio di alcuni dei quindici soldati americani della missione Ginny prima catturati, poi massacrati dai nazisti vicino a Bocca di Magra.

Eros (Eros Ghirardosi) era uno dei due radiotelegrafisti che, condotti da Amilcare Bric e Brac Allegretti, dovevano raggiungere Luigi Punzi a Marina San Giuseppe di Ventimiglia (IM) proprio nell'appartamento di Allegretti, ma che, una volta incappato nella mortale aggressione il loro referente capitano Gino, caddero, subendo ciascuno diversa sorte, nella trappola tesa loro dagli uomini dei servizi informativi (SRA) della Marina Militare (Kriegsmarine) tedesca di stanza a Sanremo. Eros per almeno quindici giorni fu costretto a trasmettere falsi messaggi agli americani del Servizio OSS, che non lo preventivamente avevano fornito di un codice d'allarme in caso di caduta in mano nemica. Secondo alcune fonti nel novero dei diversi danni procurati agli alleati ed alla resistenza dai falsi messaggi di Eros, fatti trasmettere dagli specialisti all'OSS antenna di Nizza grazie al citato arresto, spicca l'induzione all'aviolancio su Cima Marta del 23 febbraio 1945, che si risolse in un disastro per i partigiani, con perdita del materiale, recuperato dai tedeschi, e la morte di almeno quattro garibaldini sia lo sviluppo delle circostanze che avevano già portato l'8 febbraio al grave ferimento del comandante partigiano Stefano Carabalona (Leo).
 
Adriano Maini

sabato 21 dicembre 2024

Il capitano Gino


Un libro recente si sofferma anche sulla figura del capitano Gino Punzi: Giorgio Caudano (con Paolo Veziano), “Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945” (Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024). Sul capitano Gino si era già applicato integralmente, invece, Francesco Mocci, (marito di una nipote di Luigi Punzi) in "Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano" <(con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019>, per la cui stesura l'autore si è potuto avvalere di alcune ricerche e segnalazioni, per l'appunto, del mentovato Dario Canavese, tra le quali il memoriale dell'ex poliziotto repubblichino Antonio Panascì (che collaborava clandestinamente con antifascisti della provincia di Imperia), memoriale già pubblicato integralmente nei volumi III e V della Storia della Resistenza Imperiese di Francesco Biga e fondamentale per conoscere i movimenti ed alcuni contatti del capitano Gino da dicembre 1943 al momento della sua morte. Da parte mia, dopo l'uscita del libro di Mocci, venne la segnalazione a diversi ricercatori della vera paternità di un altro documento, quello di Giuseppe Porcheddu, che, sul tema specifico, certifica i rapporti tra Punzi e l'estensore: ne ha tenuto conto Sergio Favretto per il suo Partigiani del mare. Antifascismo e Resistenza sul confine ligure-francese (Seb27, Torino, 2022).

Mi preme allora riepilogare - può essere utile come se fosse una sorta di recensione - come pian piano ho conosciuto questo eroe della Resistenza.

Tutto cominciò quando pubblicai su di questo blog qualche nota, desunta da alcune testimonianze di momenti della Resistenza comprese in "Gruppo Sbarchi Vallecrosia" (Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2007) del compianto Giuseppe “Mac” Fiorucci, in cui apparivano brevi riferimenti alla tragica morte del capitano Gino Punzi.

Dapprima mi chiese notizie un lontano cugino del capitano, che (desumo) ha messo in moto altri familiari per la stesura della menzionata, notevole biografia di Gino Punzi, molto ampia soprattutto per quanto cocerne gli anni della sua carriera militare. Indi mi contattò il nipote di un partigiano francese già operante a Peille, villaggio non lontano da Nizza, perché gli risultava in modo ufficiale che il capitano Gino aveva combattuto nel locale maquis. Poco dopo ancora un esponente del Gruppo Alpini a riposo mi annunciò che era stata appena rinvenuta, abbandonata in una discarica, la croce di marmo dedicata appena finita la guerra al capitano.

Non ho, come faccio tuttora, approfondito la combinazione dei succitati avvenimenti, ma penso che siano stati tutti utili a varie iniziative, non solo quelle sin qui citate, ma anche altre, come il riposizionamento, avvenuto alla presenza di familiari del capitano, della lapide in Sant’Antunin di Ventimiglia, sito simbolo del locale Gruppo Alpini.

Aggiungo che il capitano Gino era stato insignito - alla memoria - nel 1948 di medaglia d’argento al valore militare con la seguente motivazione “Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e partigiano d’Italia” - Alpi Marittime - Ventimiglia, 8 settembre 1943 - 6 gennaio 1945”. La data dell’attentato al capitano, tuttavia, è quella del quattro gennaio 1945, mentre quella indicata dal Ministero corrisponde al giorno in cui gli venne impartito un colpo di grazia per ordine di un graduato dei servizi segreti della Marina da guerra teutonica, accorso con suoi uomini sul luogo del misfatto chiamato dal traditore.

Ho rinvenuto in mie ricerche diverse volte brevi accenni alle iniziative di Punzi: ne ho talvolta riportato gli estremi in altri miei blog più mirati sulla storia, per lo più intrecciati a testimonianze di altri valorosi partigiani, per cui mi dispiace alquanto non riprendere in questa occasione tante fila di un discorso affascinante, benché complesso.

Sono rimasto, invero, affascinato dalla parabola di combattente per i valori della democrazia, della libertà e della lotta contro il nazi-fascismo del capitano Gino, venuto a morire nella mia città natale dalla lontana Acquafondata (FR), dove era nato nel 1917. Intrigante sarebbe anche appurare in quale veste alla fine del 1943 (gli Alleati erano ancora lontani da questo confine marittimo italo-francese) il Punzi iniziasse ad operare per la creazione di una rete clandestina di spionaggio e di azioni antifasciste. Una domanda che appare anche nel citato libro di Mocci.

Adriano Maini