Quell'anno
- il 1976 - inopinatamente una Festa de l'Unità venne organizzata nello
Sferisterio di Taggia. Una sera, quando la manifestazione volgeva al
termine, arrivò
Tunin, dopo aver chiuso il suo bar-trattoria.
Aveva portato con sé la chitarra acustica e pizzicava le corde dello
strumento per i compagni attivisti che iniziavano a rifiatare. Richiesto
da qualcuno di suonare "Foglie morte" (versi di Jacques Prévert e
musica di Joseph Kosma), canzone resa celebre da tanti interpreti,
accolse la proposta, in più intonando il brano in francese con voce
calda ed ammaliante.
In quella tarda primavera - se la citata
datazione corrisponde - una piccola carovana di tre automobili al
massimo aveva portato sin dal mattino alcuni militanti e dirigenti delle
sezioni comuniste del comune di Taggia a fare campagna elettorale per
le politiche nelle frazioni di Triora site alle spalle del capoluogo.
Non furono incontrate, invero, molte persone, fra le quali alcune erano
salite per il fine settimana dalla costa, ma fu un'esperienza per molti
aspetti interessante, soprattutto per capire meglio certi risvolti di
propaganda. In un momento di riposo i sodali di quella minuta comitiva
appresero, ad esempio, dalla viva voce di uno di loro che costui, ormai
affermato commerciante, era stato - errore di gioventù! - con la Legione
Straniera a combattere nel 1954 a Điện Biên Phủ, lunga battaglia
rovinosa che aveva determinato il ritiro della Francia dall'Indocina.
In
quel periodo soffiava, ad opera di democristiani dissidenti, vento di
crisi sul comune di Taggia, tale da portare alle elezioni amministrative
anticipate del 1978, che, comunque, confermarono una maggioranza di
centro-sinistra saldata intorno alla Democrazia cristiana.
Si erano,
pertanto, infittite le riunioni tra i partiti, compresi socialisti e
socialdemocratici. Forse erano altri tempi, ma si crearono o si
rinsaldarono diverse relazioni cordiali anche tra avversari politici,
alcune persistenti tuttora. E coinvolgenti i due o tre funzionari
comunisti che in quel torno si alternarono in città. Ad uno di questi,
poi, poteva capitare di passare una dozzina di anni dopo un pomeriggio
gradevole in compagnia di un ex segretario di sezione democristiano,
mentre assistevano ad una partita di minibasket dove giocavano in
squadre diverse rispettivamente il figlio ed un nipote. E più tardi
ancora di fornire ad un ex assessore di grido, sempre già democristiano,
il ritaglio stampa del 1959, osservato per caso per altro motivo, nel
quale veniva riportata la notizia di una vittoria in gara ciclistica
giovanile del futuro noto amministratore.
Ma prima di tutto questo, avvenivano fatti singolari, se non quando decisamente interessanti.
Giampiero,
tornato a Taggia dopo un grave incidente ed ancora in attesa di
concorrere con esito positivo ad un posto pubblico come invalido,
stupiva tutti con la sua ormai spiccata cantilena torinese, ma di tanto
in tanto faceva cucinare dal padre squisiti piatti piemontesi e locali
per amici e compagni.
Salvatore, che abitava vicino al Castello,
accantonati momentaneamente o forse abbandonati del tutto gli studi -
nel 1978 sarebbe diventato consigliere comunale comunista di Taggia -
impressionava gli interlocutori con il racconto degli scontri provocati
dai cosiddetti autonomi nel 1977 all'Università di Roma, dal medesimo
visti parzialmente in modo diretto.
Questi due ragazzi, insieme ad un
menzionato funzionario ed a un valente artigiano, nativo della rossa
Sarzana, tutti accomunati dalla militanza comunista, in un pomeriggio di
settembre risalirono in macchina la Valle Argentina sino alla
deviazione per Montalto Carpasio, che oltrepassarono, andando per un
tratto ancora verso Montegrande, non del tutto consci del pellegrinaggio
che stavano compiendo in importanti luoghi della Resistenza.
Diversi
erano gli ex partigiani che si fermavano, se vi passavano davanti,
nella sede di rappresentanza comunista di Levà di Taggia. Uno molto
assiduo, quando si recava nei giorni liberi da Sanremo, dove lavorava e
abitava, al suo paese, Carpasio, era
Cicin Pastorelli, al secolo
Giovanni Battista, uomo amabile e cordiale, che discorreva di tutto, ma
non dei suoi trascorsi nella lotta di Liberazione, comportamento,
questo, in verità comune a quasi tutti i vecchi patrioti antifascisti.
Di cose da dire ne avrebbe avute Pastorelli e qualcosa da pensionato
avrebbe infine tramandato, lui che con il nome di battaglia di "Sferra"
era stato commissario politico del I° Battaglione “Carlo Montagna” della
IV^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Elsio Guarrini” della II^ Divisione
"Felice Cascione".
Merita almeno un fugace cenno tra quei visitatori
Nino De Andreis di Badalucco, che, essendo stato colto dai tragici
avvenimenti del 1943 in Calabria, con la liberazione alleata di quella
regione, si era prontamente dato da fare - come tramandato in alcune
pubblicazioni locali - per la ricostituzione alla luce del sole del
Partito comunista. E che ebbe il merito di ricordare in una lettera,
scritta forse con qualche imprecisione, ma di sicuro con tanta passione,
inviata nel 1985 a "l'Unità", la figura del professore di musica
Raffaello
Monti,
antifascista, pacifista, amico di Aldo Capitini e di Giuseppe
Porcheddu, un personaggio che fece tanto per la vita culturale
dell'epoca a Bordighera.
Adriano Maini