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Ospedaletti (IM)
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La sede del Partito comunista ad Imperia era in Via Repubblica quando
segretario provinciale della F.G.C.I., la Federazione Giovanile
Comunista, era Lorenzo
Muratore. Lorenzo
Trucchi ha
ben vivo il ricordo di quando, nei primi anni Sessanta, da Ventimiglia
si misero in auto, una scassata utilitaria, per una assemblea che si
svolgeva nel capoluogo lui, l'altro
Lorenzo,
Angelo Oliva
ed un quarto giovanotto, che fece poi carriera a Roma, allontanandosi
forse dalla politica, ma rimanendo sempre in contatto con Giorgio
Loreti.
Erano tutti - i ragazzi cui sin qui si è accennato - amici di Francesco
Biamonti, che non era ancora lo scrittore oggi ben noto, anche se qualche suo breve
scritto
era già apparso. Così come era avvenuto per Angelo Oliva, il quale
subito dopo si sarebbe cimentato in ben altro genere di carte e di
esperienze, ma di cui - sottolineatura di quanto si è appena detto - è
stato di recente pubblicato a cura dell'Unione
Culturale
di Bordighera il racconto "Una grossa porcheria" in un opuscolo
corredato da affettuose memorie di persone che lo avevano conosciuto
bene.
Il viaggio citato probabilmente coincise con il congresso in cui venne eletto segretario provinciale della F.G.C.I. Mauro
Torelli,
futuro segretario provinciale del PCI e deputato, che nel suo libro di
memorie politiche avrebbe dedicato righe intense non solo ai compagni di
partito Trucchi (il curriculum di questo Lorenzo vede in ordine di
tempo le cariche di segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia,
segretario provinciale della C.G.I.L., consigliere regionale) e Muratore
(assente o quasi, stranamente, Angelo Oliva, ma il ruolo "agli esteri"
di quest'ultimo lo tenne sempre per i rapporti ufficiali lontano da
questa Riviera), ma anche - per gli impegni culturali e sociali degli
anni Sessanta - ai socialisti Loreti e Biamonti.
Giorgio Loreti era
attivamente impegnato nell'Unione Culturale Democratica di Bordighera,
ma anche, in Sanremo nella Federazione Giovanile del PSI, con altri
giovani, tutti incoraggiati da Adolfo Siffredi, patriota antifascista (Fifo),
che era stato il primo sindaco di Sanremo alla Liberazione. Loreti era
molto preso in particolare dal redigere bollettini di informazione,
tutti rigorosamente stampati a ciclostile, così da poter anche stampare
in un'occasione i complimenti e le esortazioni a proseguire sulla strada
imboccata, ricevuti dall'ex comandante partigiano Vitò.
Francesco
Biamonti fu brevemente segretario provinciale del Partito socialista,
quando la sede del PSI era in via Foce ad Imperia. Il suo discorso di
commiato dalla carica venne sviluppato in un congresso che si tenne in
un'afosa serra a mezza collina in Ospedaletti: fece un discorso
dall'ampio respiro, molto colto, pressoché inusuale per gli astanti, cui
minimamente poté competere per qualità quello di un insegnante di
musica di Pieve di Teco.
Poco prima, allo svolta degli anni Sessanta,
giovani democristiani di Ventimiglia, tutti universitari, si
attrezzavano per le loro carriere professionali e politiche a venire
in... feste danzanti - a capodanno indossando in genere berretti da
goliardi -, intrattenimenti vari, pranzi e cene da post-sciate,
escursioni in campagna, cacce al tesoro e così via, non disdegnando di
accompagnarsi a veri figli e figlie del popolo.
Alla svolta
successiva, quella degli anni Settanta, usciva da una tipografia un
periodico progressista, alla cui redazione partecipava almeno un
dirigente locale democristiano, un altro amico di Francesco Biamonti, lo
stesso che a gennaio 1973 insieme al Presidente Provinciale ACLI -
anche questi abitante nella città di confine - si sarebbe dato molto da
fare - insieme ad attivisti comunisti, socialisti ed indipendenti - per
la buona riuscita della Marcia per la Pace in Vietnam, da Ventimiglia a
Bordighera. Quella pubblicazione portava il nome di "La Goccia" e vedeva
tra i suoi redattori anche il parroco di Airole: forse, risentiva di un
clima particolare, contrassegnato anche un po' prima dalla presenza
attiva tra Ventimiglia e Vallecrosia di preti e diaconi, nonché di una
sorta di missionari laici, tutti impegnati nel sociale e tutti (o quasi)
venuti da fuori, a titolo di paradigma chi dalla Lombardia, chi dalla
Toscana, dei quali pochi ricordano qualcosa, se non una certa
definizione riferita ad alcuni di loro, non si sa più se amichevole o
irriverente, di "preti comunisti".
Adriano Maini